Vinicio Capossela @Auditorium Parco della Musica 28/06/2016

Vinicio Capossela presenta il suo ultimo album Le canzoni della Cupa sotto le stelle di Roma nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica e ovviamente Cheap Sound non poteva mancare.

Capossela torna alle sue origini natìe e con loro torna nei campi di grano, ai canti popolari dei contadini e delle donne dei piccoli paesi che cantano sotto il sole mentre coltivano il tabacco e le verdure per sfamare i compaesani, ricordando un po’ quello che succedeva nella cultura dei neri d’America. C’è volutamente un forte parallelismo tra i due continenti.

L’album ha una centralità musicale ben specifica. Si tratta infatti della musica folk della sua terra d’origine, l’Irpinia, e di tutte le reminiscenze delle favole antiche. Si avvicina al senso quasi mitico e mistico del mondo paesano che non è fatto solo di tradizioni culinarie o proverbi ma porta dentro di sè anche un lato scuro e tormentato come il vociare del popolo che parla e sparla, i lutti, i segreti, i sopprusi e la miseria.

La Canzoni della Cupa è suddiviso in due parti: la polvere e l’ombra. Le due cose si avvicendano: spolverare qualcosa significa vederlo nella sua essenza, riscoprirlo dopo tanto tempo e dunque far uscire fuori anche quello che è più intimo e nascosto, l’ombra di cui ogni essere umano è fatto, l’io nascosto che non si illumina quasi mai. La Cupa è definita come la contrada dei paesini dove non batte il sole, dove esistono diverse parti in ombra.

Parla di fatica, di lavoro nei campi, di tradizioni e animali nascosti nell’ombra della notte come per esempio il Pummanale, (protagonista di un brano) nome dialettale per il licantropo, che Capossela interpreta come l’uomo che esce di nascosto la notte per andarsi ad accoppiare con altre donne e seguire così i propri istinti passionali e quindi l’essenza vera dell’uomo. Come solo lui sa fare, ricerca la musica e i testi in luoghi lontani e magici. Si è ispirato per esempio alla musica mariachi mista al cantautorato del latifondo meridionale di un grande cantautore del passato Matteo Salvatore, del quale Calvino disse “Le parole di Matteo Salvatore noi dobbiamo ancora inventarle”. Salvatore scriveva canzoni di denuncia, canzoni arcaiche ma ancora profondamente attuali.

Vinicio Capossela è immerso in una scenografia di spighe d’orate e piccole luminarie delle feste di paese insieme ai suoi musicisti, ai loro costumi tipici del sud e agli strumenti più disparati che ogni volta presenta al pubblico. Tutto lo spettacolo gira intorno ad un rito pagano alla cui celebrazione partecipano anche un sacerdote e una sacerdotessa dalla voce possente e viscerale che canta la fame, la vita e la morte di un popolo.

Ad un certo punto presenta alcuni “non invitati” a questa cerimonia, nonché personaggi ripescati nel passato come il Re della Cantina (protagonista di “Che coss’è l’amor”), “L’uomo vivo”, “Marajà”, una struggente “Pena de l’alm”a e infine dedica “Ovunque proteggi” alla scomparsa di Bud Spencer avvenuta la sera precedente.

Alterna cappelli e maschere a seconda dell’immaginario in cui si trasferisce, manda avanti i racconti di un altrove dove solo lui sa arrivare alzando la polvere e mettendosi in cammino, conosce la strada ma non ti lascia mai solo. Ti porta sempre con lui e ogni volta è un viaggio diverso in un mondo diverso.

Ti lascia lì e canta per te mentre continui a bere da botti antiche vino vero che stordisce ma non annebbia i sentimenti. Quando c’e’ Capossela in giro l’atmosfera non è più sporca ma si riempie di polvere di fata ed è subito magia.

I musicisti e la scaletta del concerto del 28 giugno:

Victor Herrero (chitarra battente e vihuela)

Glauco zuppiroli ( Guitarrón)

Agostino Cortese e Antonio Vizzuso (Tamburi cupa)

Sergio Palencia e Angelo Mancini (Fiati mariachi mezcal)

 

La bestia nel grano

Femmine

La padrona mia

Dagarola del carpato

L’acqua chiara alla fontana

Zompa la rondinella

Franceschina la Calitrana

Componidori

Scorza di mulo

La notte di San Giovanni

Il bene mio

Lu furastiero

Nachecici

Pettarossa

Lo sposalizio di Maloservizio

Marcia del camposanto

Al veglione

Marajà

Pena de l’alma

L’uomo vivo (Inno alla gioia)

Il ballo di San Vito

Camminante

Il treno

La golondrina

Ovunque proteggi

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