One Glass Eye | Elasmotherium

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Nove storie, nove storie brevi, nove storie cantate, nove storie suonate, nove storie da ascoltare tutte accomunate dal grande tema del tempo. Il tempo che trascorre, situazioni che si ripetono, ma sempre con effetti e accezioni diverse.

Francesco ha qualcosa di irlandese. Sarà forse la chitarra suonata come in un folk che mi ricorda quelle terre, oppure la sua voce graffiata, non lo so.

Elasmotherium è il suo primo lavoro da solista (è anche frontman dei Cabrera), si fa chiamare One Glass Eye, un unico occhio di vetro, ma sembra che nel disco ci sia più di un solo occhio. Venti minuti, ripeto solo venti minuti , bastano per farti entrare nel suo mondo. È un disco che va ascoltato tutto di un fiato e che ricorda tanto melodie anglofoni ormai perse negli anni. In copertina un animale preistorico, l’elasmoterio appunto, che forse fa riferimento proprio a queste note, che nel 2016 non ti aspetti, ma le riscopri come una piacevole sorpresa.

Il connubio chitarra/voce funziona, e sembra anche bene. Il sound minimale accompagnato da un inglese di tutto rispetto riesce a mettere a suo agio chi ascolta. Un disco senza fronzoli, senza eccessività, in una parola un disco semplice.

Nove pezzi molto intimi, registrati in presa diretta in un unico giorno, come se questo ragazzo avesse un’unica sessione da fare all’interno di uno dei pub di Temple Bar. Il sound è un insieme di folk e hardcore che coinvolge l’ascoltatore, risultando piacevole e stimolante. Credo che il meglio del disco sia espresso nei pezzi lenti, in cui la chitarra accompagna la voce quasi in un racconto, per poi passare tutt’a un tratto a schitarrate veloci ed appassionanti accompagnate da una voce più potente, poderosa, a tratti quasi urlata.

Quello del tempo è un tema ampio e difficile da rappresentare, cosa che però riesce piuttosto bene, molto spesso con riferimenti anche personali come nel pezzo di apertura “Prehistoric creaure” – «I’m a prehistoric creature frozen in time but I always forget I’m not meant to last».
Credo sia un ottimo esordio.

I pezzi da segnalare sono senza dubbio quello di apertura “Kings with Swords for Hands”, ma anche “Cannonball” e “There’s no KFC in Italy” (In realtà questo fast food in Italia c’è, e se Lorenzo lo scopre potrà sedersi e mangiare quante ali di pollo vuole – «I don’t care if you are mean just sit and eat a chicken wing with me». Toccante alla fine il brano di chiusura, una ballata che chiude il disco in maniera impeccabile “Ballad Motor Works”.

 

Track list

01. Kings with swords for hands
02. Dogs & Co.
03. Preloved
04. Prehistoric creature
05. Cannonball
06. There’s no KFC in Italy
07. The one with the trumpet
08. Super ho-hum boy
09. Ballad motor works

( 2016, V4V records)

 

Di Walter Mancino

 

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