INDIeVISIBILE night Rome @Monk 19/05/2017

Musica e arti visive, musica e ricordo, musica che unisce e rinsalda legami. Pioggia di emozioni (e non solo!) per l’edizione romana dell’Indievisibile Festival

Nemmeno la pioggia battente è riuscita a rovinare la tanto attesa tappa capitolina dell’Indievisibile Festival ed il fortunato connubio tra arte e sonorità rigorosamente indie.

Mentre il cortile del Monk veniva progressivamente preso d’assedio dai ragazzi del Collettivo Pescecane e dagli illustratori ospiti dell’evento (Alfio Martire illustrator, Cassandra e Antonio Pronostico), che ci hanno deliziato con i live painting e le loro creazioni, a darsi il cambio sul palco – poco più in là – numerosi artisti della scena indipendente italiana (nell’ordine: i McFly’s Got Time, Mèsa, Jhonny Dalbasso con Riccardo Ruiu, i Venus in Furs e i Voina).

E posto che

INDIVIṠÌBILE agg. [dal lat. tardo indivisibĭlis] – che non può essere separato da qualcosa o da qualcuno,

mi sento di sbilanciarmi e dire che:

  • non riesco proprio ad immaginare i MCFLY’S GOT TIME senza quel sound che mescola folk rock d’altri tempi e fresco indie rock tipicamente britannico. Il giovanissimo quartetto romano sa come muoversi sul palco e come far muovere il pubblico sotto al palco: Dance, primo singolo estratto dal loro ep d’esordio, “Elsewhere”, ha un ritmo davvero trascinante e non sentitevi in imbarazzo se volete ballare! è la degna chiosa di Alessandro, frontman del gruppo, prima di imbracciare la chitarra e canticchiare and I danced ‘till my feet felt sore, I danced ‘till my feet felt sore.
  • MÈSA non sarebbe Mèsa se decidesse di lasciare a casa quel suo piglio ora delicato e velatamente ingenuo, ora deciso e risoluto. Cosa poco buona e poco giusta sarebbe poi dividerla dal fido chitarrista Enrico Bertoccio, che impreziosisce, coi suoi virtuosismi composti e mai eccessivi, i brani dell’omonimo ep della cantautrice romana; cantautrice che di certo non si risparmia e che ci regala, nel finale, una personale versione di Shut up kiss me di Angel Olsen e un suo recente lavoro, Lividi a pois.
  • JOHNNY DALBASSO è insieme sguaiato punk rocker e cantautore riflessivo, e non perde l’occasione di ribadirlo al momento di intonare La vita che fai, brano di fresca registrazione (ma la facciamo lenta lenta lenta!). La sua energia è dirompente e a tratti violenta, il live sicuramente d’impatto e Riccardo Ruiu alla batteria contribuisce a raddoppiare le dosi di potenza. Fragole e Isabella i pezzi che mi colpiscono al cuore, come un Ramon qualsiasi!
  • Il pungente sarcasmo dei VENUS IN FURS è congenito, è quello tipico dei toscanacci, e la presa sul pubblico forte e immediata. La band pisana ha un bel suono pieno e le liriche dei brani di “Carnival”, il loro ultimo lavoro discografico, tutt’altro che scontate. All’accattivante Nazisti fa seguito Anita così non vale, un pezzo per le signorine, e poi -ancora- spazio per Giulio, storia di un gatto grigio e ciccione. C’è anche tempo, in chiusura, per un brano con “super ospite” (Ivo Bucci dei Voina): tutto di guadagnato per noi!
  • “Alcol, schifo e nostalgia”, secondo album della band lancianese VOINA, non avrebbe la stessa magia senza la presentazione/spiegazione di Ivo: alcol, perché beviamo; schifo, perché quando beviamo facciamo schifo; nostalgia, perché quando beviamo e facciamo schifo abbiamo nostalgia di quando non bevevamo e non facevamo schifo. La platea si scatena e balla dal primo brano (Welfare) all’ultimo (Finta di niente), fin quando Ivo non si accascia stremato al suolo. Non manca la dedica a Chris Cornell, a pochi giorni dalla sua dipartita (ed ora che non ci sei più ti vedo ovunque ti vedo ovunque), né si fa attendere quel brinderemo a me a te a noi che non ce ne frega niente che non ce ne frega niente, in barba alla pioggia che impazza.

Foto di Francesca Romana Abbonato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *