A-trak, da vicino vicino

Ieri sera c’è stato la serata di chiusura del’ L-ektrica.

L-elektrica è un’etichetta che si è sempre distinta nell’ambiente romano per essere una sorta di “talent scout”, hanno chiamato a suonare molti di quelli che sono diventati grandi, ma ben prima che lo diventassero, almeno per il grande pubblico.

Gli ci sono voluti diversi anni per ritagliarsi uno spazio degno nella scena della capitale, ma ora come ora riescono ad avere un successo di pubblico costante con un party di martedì, e non è facile.

Per la chiusura hanno voluto fare le cose in grande. Hanno chiamato A-trak.

Breve curriculum vitae di A-trak per i miscredenti:  Alain Macklovitch, fratello di David( il cantante dei Chromeo), canadese, a 15 vince il DMC’s World Championship, ovvero il top del top per gli scratch djs. E’ il dj di Kanye West per i suoi tour ed ha collaborato ad alcuni dei suoi album . produce per molti pezzi grossi dell’hip-hop u.s.a. Nel 2007 fonda la casa discografica “Fool’s gold” e nel 2009 insieme ad Armand Van Helden forma il duo “Duck Sauce” (sì quello di Barbra Streisand).

Possiamo dire che A-trak è sicuramente nel’olimpo dei dj. tiene le mani sui dischi da 20 anni, le sue capacità nei set sono assolutamente fuori dal comune. anzi mi sento di dire che a livello tecnico è il più bravo di tutti.Per cui quando ho letto che sarebbe venuto a Roma, in un club piccolo come l’akab, dove avrei potuto vedere le sue mani danzare su mixer e giradischi, non riuscivo a crederci.A-trak è la risposta vivente a tutti quelli che il “il dj non suona, mette i dischi”, affermazione con la quale, in linea di massima, potrei anche essere d’accordo, ma che in alcuni casi non vale . Per lui non vale. Per lui i dischi sono uno strumento: 5 secondi si questo, 15secondi di quello, 10 secondi di uno e l’altro insieme e viene fuori un pezzo nuovo.Le sue mani si muovevano con un’agilità, con una dimestichezza, con un’eleganza mai viste. come chiunque di voi arrotola gli spaghetti con la forchetta, con la stessa naturalezza nel fare un gesto così complicato con estrema facilità, lui sposta il cross-fader del mixer da una traccia all’altra, scratchando, mixando e, lasciatemelo dire, componendo. vederlo dal vivo è stato una gioia per gli occhi e per le orecchie.Al di là delle capacità tecniche il set è stato pazzesco. ha fatto 2 ore piene. ha incominciato suonando un po’ di nu-disco e disco-house(in stile duck sauce) , poi è passato ad una selezione hip-hop che sarà durata almeno un’oretta, in cui ha sostanzialmente messo il meglio dagli anni 80 a oggi, facendo ascoltare anche solo pochi secondi di alcuni pezzi ma  legandoli ai seguenti che sembrava  fossero stati pensati e registrati così. e il pubblico, tutto il pubblico anche chi non sapeva chi  ci fosse in consolle, ha apprezzato alla grande. ci sono state ovviamente un paio di canzoni dei Beastie Boys in memoria di Adam Yauch. Ha fatto una breve lezione dell’hip-hop, da vero maestro.i sposta il cross-fader del mixer da una traccia all’altra, scratchando, mixando e, lasciatemelo dire, componendo. vederlo dal vivo è stato una gioia per gli occhi e per le orecchie.Nell’ultima parte di set ha invece fatto  una selezione un po’ più elettro, con i suoi remix più noti (catarsi personale per “signatune” e “the night out”).  davvero uno sei set più variegati e riusciti dell’anno secondo me, sicuramente il più originale.Ora veniamo alla parte che mi è piaciuta meno, la gente. Innanzitutto poca.E quella poca nemmeno troppo buona. Io temevo che, arrivando per mezzanotte, mi sarei dovuto sorbire un’ora di fila in mezzo a fan maniaci e adolescenti innamorate, invece niente. sono arrivato e non c’era quasi nessuno fuori, all’interno pure mezzo vuoto, il buttafuori sembrava quasi contento di vedermi.  Per carità, in prima battuta sono stato contento “almeno posso mettermi in prima fila e vederlo bene bene e da vicino, quando mi ricapita!” ho pensato. Poi ho notato che non ero l’unico a essere rimasto sorpreso di una così scarsa presenza. Diversi si lamentavano di essersi precipitati senza motivo. il locale si è riempito per l’una, l’una e mezzo  e a quel punto ha iniziato A-trak. Durante il set ogni tanto distoglievo lo sguardo dalla consolle e mi giravo per controllare cosa succedesse nel resto del locale, e anche qui ho notato che c’era un gruppo di fedelissimi che ballava vicino a lui, ma il resto del locale non sembrava troppo cosciente di trovarsi in una situazione unica: essere in un piccolo club di Roma con uno dei pesi massimi della scena internazionale.  Alla fine del set, verso le 3 e mezzo, il locale non era nemmeno più pieno zeppo, questo vuol dire che lo è stato per 2 ore scarse.Le conclusioni sono che:

1) la scena elettronica di Roma, non mi stancherò mai di dirlo, è ancora lontanissima da un livello di capitale europea. la gente va a ballare per bere, per farsi fotografare, per sfoggiare l’abbigliamento, ma quasi mai per “sentire”. siamo ancora legati ad una visione del club da anni ’90. sembra che l’ascesa della figura del dj come musicista o  presunto tal da noi non sia mai avvenuta.

2) quando questa passione per la musica elettronica c’è, sembra più dettata da mode che altro, vedi Carl Cox a 35 euro settimana prossima o anche Avicii con l’atlantico strapieno settimana scorsa in un giorno feriale, e invece A-trak mezzo vuoto fino all’una.

3) c’è, grazie a dio, un numero di giovani che sembra crescere di anno in anno, molto spesso di provenienza indie-rock o simili, che si sta appassionando a questo settore, e che fa presumere che fra un po’ di tempo la situazione possa migliorare.

 

Purtroppo non avendo un iphone non ho video decenti della performance, ma sono sicuro che se siete curiosi, youtube saprà aiutarvi.

 

 

P.S. scusatemi è uno sfogo, ma non capisco perché certa gente si mascheri da intellettuale/ radical chic/ alternativo/ hipster se poi si comporta da coatto classico e arriva ad alzare le mani o a fare casino in modo becero.

 

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1 Comment

  • Caro Vittorio,
    Apprezziamo l’impegno ma i live report prima parlano di musica e poi del resto, che tra l’altro ne abbiamo le palle piene.

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