GALLERY | About Wayne – un concerto in giardino

Ebbene sì: Cheap Sound era tra i fortunati invitati al concerto di presentazione del nuovo disco degli About Wayne.

Sì, ok, effettivamente non era tutto il disco, erano solo alcuni brani (otto, per l’esattezza) e soprattutto erano in acustico, ma lo show è stato incredibilmente suggestivo e intimo e quindi, sì, è il caso di spenderci due parole.

Il quintetto romano si è presentato più in forma che mai nello splendido giardino scelto come esclusiva venue immersa nel verde: rilassato, divertito e vagamente emozionato nell’essere nuovamente su un palco – anche se decisamente più in basso del solito.
Un concerto per guardarsi dritti negli occhi e raccontarsi di nuovo ai pochi intimi e stretti aficionados. Per presentare così, nudo e crudo, il nuovo lavoro in studio. Per spezzare il lunghissimo silenzio che li ha visti lontani dalle scene per diversi mesi.

Quello che noi possiamo dirvi è che i nuovi About Wayne sono diversi da quelli che tutti ricordiamo. Dopo la prima prova in studio datata 2011, dal cuore post-grunge e scrittura tutta di fegato – altresì detta Rushism (Nerdsound Records) -, i ragazzi sembrano aver voltato pagina ed essersi lanciati dritti di testa in una nuova maturità che, se vogliamo guardare allo show acustico cui abbiamo assistito, è intrisa di nuove dinamiche, nuovi vuoti di suono che lasciano ampio spazio alla incredibile voce di Speziale, agli incroci chitarristici di Giuili Antonini, alle armonizzazioni – finalmente tante, finalmente live! – magistralmente gestite da De Sanctis – in questa esclusiva acusticata, splendido contrabbassista – e alle ritmiche brillanti di Maras, completamente nuove, inaspettate, varie.
Sembra che i cinque abbiano abbandonato il muro di suono, la rabbia adolescenziale tutta da urlare, e che invece stiano esplorando gli angoli più remoti del proprio Io, nella razionalità che contraddistingue un’età più adulta.
Eccoli allora i nuovi pianissimo, le nuove armonie dolcissime, i piccoli strumentali che non sanno più di assolo di pancia, ma di studiata, brillante e ordinata espressione di un concetto.

Intendiamoci, nessuno sta qui a dirvi che Bagarre – mi sembra di aver capito che il titolo del nascituro lavoro in studio sarà proprio questo – sarà un disco di puro ascolto, scritto con il contagocce, centellinato, esatto, perfettamente chiaro e limpido. Fosse così non ve ne starei parlando.
Ma, sì, c’è da dire che, almeno a un primo ascolto live e acustico, si allontana decisamente da Rushism e questo, ora come ora, non è affatto un male.

D’altronde ci si infatua con la botta, con il colpo di fulmine, e ci si innamora piano piano, scoprendo chi abbiamo davanti.
Non sia mai che ci si innamori finalmente, perdutamente, tutti degli About Wayne.

 

Giulio Falla

 

 

 

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