Intervista breve con gli About Wayne: The story to tell our child, Winter tour e nuovo disco

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2bA quasi un anno dalla loro ultima apparizione sui palchi romani, in tensione (noi e loro) per l’attesissimo nuovo disco e con una splendida anticipazione del lavoro nella, da poco pubblicata, The story to tell our child, ci siamo fatti due chiacchiere con gli About Wayne, nello specifico con il buon Giampaolo Speziale.

 

 

 

CS:Dove diavolo eravate finiti? Che non vi si vede da un po’, perlomeno da queste parti. Cosa hanno fatto gli About Wayne tutto questo tempo?

AW: Hai ragione, il nostro ultimo live risale alla scorsa estate. Effettivamente avevamo bisogno di qualche mese di “riflessione”. In questo tempo, fino all’inizio del #LeeWasNotAlone tour ci siamo presi un po’ di vacanza da noi stessi, e poi abbiamo cominciato a buttare giù le idee per il nuovo disco, che ovviamente stiamo continuando a scrivere. Poi, come saprai, siamo usciti pochi giorni fa con un nuovo singolo e abbiamo ricominciato a suonare. La lontananza dal pubblico dopo un po’ diventa insopportabile!

 

CS: Ci avete tenuto sulle spine per un bel po’ con questo #LeeWasNotAlone, poi il video e
finalmente è stato tutto chiaro: Lee Oswald.
E’ un qualcosa di mirato fare riferimento a questo personaggio adesso, nel cinquantennale dell’assassinio di Dallas?

AW: Il testo di The Story to Tell our Child ha tre principali linee riflessive: la violenza contro l’altro generata dalla necessità di proteggersi, il ruolo oppressivo del sistema capitalistico nelle relazioni, il timore reverenziale nei confronti delle leggi casuali che regolano la natura e l’universo. Nella prima stesura del plot tutta la storia gravitava attorno al rapporto uomo-natura, in un universo verde e incontaminato, ed era colmo di effetti speciali, tutta un’altra cosa. Proprio per i vfx abbiamo avuto dei problemi di tempistiche per la consegna del video, e quindi, all’ultimo momento, tutto a puttane! Per fortuna Marco (Missano, il regista) ci ha proposto dopo pochi giorni quest’altro plot, che prende spunto da un’idea totalmente diversa e molto originale, che interpreta invece la parte più “malata” del testo. Siamo amanti dell’argomento, abbiamo immediatamente pensato che fosse adatto e “stimolante”. Dopo aver girato il video ci siamo resi conto di quanto questa seconda idea fosse più fica della prima. Poi ci si è aggiunto anche che quest’anno è il cinquantenario della morte di JFK, e abbiamo fatto un sorrisone, mai il caso fu più benevolo. Ma ti giuro, queste coincidenze ci capitano di continuo!

 

CS: Parliamo del video, allora, un viaggio introspettivo e allucinato tra violenza, droga e sesso che, molto probabilmente, non passeranno il pomeriggio su MTV.

AW: Mtv? Ma l’Mtv di “Jersey Shore”? Mmmh. Non so se c’è ancora la musica su Mtv, sai? E penso che oggi i social networks non siano più un mezzo di fruizione alternativo, la tv non serve più agli artisti come qualche anno fa. Il passo è stato fatto, non lo reputiamo un problema, anzi.
Il video sta andando molto bene, il tasso di condivisione è altissimo, in pochi giorni abbiamo guadagnato molti fan e questo ci riempie di gioia. Per il resto il video, come tutti i nostri video, è di tutti. Chi lo apprezza, lo passerà. Magari all’una di notte.

 

CS: The Story to tell our child può risultare decisamente distante da ciò che è stato Rushism. E’ un vostro cambio di rotta del momento e naturale o una sperimentazione nuova e pianificata?

AW: The Story in realtà è uno dei pezzi nuovi che più ricalcano lo stile di Rushism e l’abbiamo scelto come singolo di “passaggio” anche per questo motivo, per non disorientare troppo. Credo che quando uscirà il nuovo disco la gente ne resterà molto stupita, nel bene o nel male. Siamo cresciuti molto rispetto a cinque anni fa, quando abbiamo cominciato a conoscerci, ora viviamo la fase compositiva in maniera molto diversa, a volte più puntigliosa e maniacale, ma sicuramente più matura. Le cose nuove sono diverse, ma è una metamorfosi che sta avvenendo col tempo e in maniera molto spontanea.

 

C.S: Il Winter Tour è partito, so che presto ci rivedremo a Roma e poi? Si comincia a lavorare per il disco? Qualche anticipazione ce la regalate?

AW:
Si, ci rivedremo a Roma ad Aprile al Circolo… L’anno scorso il pubblico della nostra città ci ha regalato un sold out che non riusciremo a dimenticare per parecchio tempo. Non vediamo l’ora, ci stiamo suonando sotto!
Il nuovo disco lo stiamo già scrivendo, registriamo demo, risentiamo, riarrangiamo, cestiniamo, impazziamo, ci divertiamo. Di certo quest’anno l’obbiettivo è scrivere un disco che possa essere competitivo a livello internazionale, quando ti metti in testa di scrivere in inglese ad un certo punto lo devi mettere in conto. E ci stiamo mettendo un po’, vogliamo metterci solo canzoni che ci spacchino da dentro. Uscirà solo nel momento in cui lo riterremo un ottimo disco per i nostri gusti. Non sono in grado di darti anticipazioni, a parte il fatto che sogniamo l’Europa e l’America, ma chiaramente sarà realizzabile solo quando avremo le spalle larghe e forti per caricarci sopra tutto il peso di una scelta del genere. Fingers crossed! Grazie a voi per le domande come sempre interessanti! Ci vediamo sotto il
palco!

 

CS: Allora, in conclusione, grazie mille e a prestissimo!

AW: Grazie a voi per le domande come sempre interessanti! Ci vediamo sotto il palco!

 

Detto ciò, signori, vi lascerei il video incriminato, la miccia su cui corre la prossima esplosione wayniana, la goccia a preludio della grandiosa inondazione che, senza dubbio, ci attende.

Un commento sul pezzo ve lo devo: assurdo.
Se Rushism vi ha lasciato a terra per la finezza delle chitarre – le care vecchie ‘chicche’ – l’esattezza degli incastri ritmici e le splendide linee melodiche, The story to tell our child è il pezzo che fa per voi.
Si perde di potenza, vero – per quanto perdere di potenza guardando a Rushism significherebbe, semplicemente, essere ‘normalmente potenti’ –  ma si acquista in atmosfera. Sono meno incazzati, meno avvelenati con il Mondo.
Gli About Wayne non vogliono spaccare la faccia a nessuno, adesso. Sono, musicalmente, come passati dall’adolescenza – e che adolescenza! – a un’età più matura: osservano ciò che hanno intorno e lo criticano, con la serenità di chi sa come girano le cose.
Parlano ora, non urlano più.
Ciò non vuol dire che il pezzo sia blando, anzi! La botta c’è – con una voce su registri degni di nota – e il brano tira eccome!

Ma fine delle chiacchiere e passiamo ai fatti!

Attendendoli a Roma per aprile, signori, About Wayne, The story to tell our child:

Se non visualizzi correttamente il video clicca QUI

 

R’n’R

GF

 

 

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