Afterhours @Atlantico Live! 22/03/2017

Folfiri o Folfox Tour, uno show totalizzante, tagliente e denso che amplifica nella dimensione del live la grandezza dell’ultimo album della band

Gli Afterhours arrivano all’Atlantico Live! per la data del Folfiri o Folfox Tour, per quello che non è stato solo un live ma un vero e proprio show: una performance decisamente d’impatto, energica, qualcosa di teatrale, a tratti solenne, capace di conservare allo stesso tempo, la ruvidezza e la modestia dell’ alternative rock più puro.

Una resa sonora impeccabile, un’intensità espressiva potentissima e un ritmo tagliente e serrato: questo in primis colpisce del live. La setlist del live propone l’intero doppio album Folfiri o Folfox  in tutta la sua potenza e drammaticità, un’altalena tra coscienza ed oblio, tra rabbia e abbandono, noise e aperture pop, dove anche i pezzi più duri dell’album trovano spazio, grazie ad una cura estrema verso ogni suono e ogni interazione, e i brani storici si amalgamano alla perfezione con l’impronta stilistica del live, vestiti di nuovi arrangiamenti, rivelando il grande lavoro di preparazione del live di Manuel Agnelli e dei suoi Afterhours.

Un live importante che ha il compito di portare in scena un disco denso, pesante che arriva in un momento difficile per la band e che segna una crisi personale per Manuel: «Questo ultimo album parla di tantissime cose. Parla di cambiamento, parla di energia, parla di cerchi che si chiudono. E il fatto che si chiudano dei cerchi è solo positivo per poterne aprire altri. È il solo e unico modo possibile», queste le sue parole rivolte alla platea.

Con Folfiri o Folfox (Universal, 2016) gli Afterhours superano il dolore, affrontano le loro paure, annegando prima nella negatività, lasciandosene attraversare per poi risorgere fortificati come samurai, attraverso un pesante cammino personale di consapevolezza: allo stesso modo a livello musicale, il disco, ripercorre le loro sonorità, partendo dal noise dei primi album, all’alt rock più sperimentale fino alle melodie più pop, pervase stavolta da una maturità stilistica e una diversa consapevolezza di chi guarda la vita da una prospettiva differente, non un sorriso ma quasi un ghigno disincantato.

Gli Afterhours salgono sul palco, raggiungono i loro strumenti e già catalizzano totalmente l’attenzione dei  circa 4000 presenti: carisma, intesa massima tra musicisti di livello eccelso e dalle peculiarità così diverse, tensione massima alla sperimentazione e alla cura e varietà del suono il segreto di un live che non ti stancheresti mai di ascoltare.
Cambi di accordature, chitarre che sfilano sul palco ad ogni pezzo, cori, pezzi a cappella, pedaliere di ogni sorta che fanno quasi danzare i musicisti, fusti percossi e fiati e una quantità innumerabile di corde vibrate, tra chitarre, bassi e violini per erigere quel muro sonoro che gli Afterhours hanno tenuto su, senza cedimento alcuno, per 29 brani filati!

Difficile distogliere lo sguardo da un Manuel evidentemente in forma, grintoso e, come sempre, vocalmente sbalorditivo, affatto intaccato della patina televisiva (non abbiamo mai avuto motivo di dubitarne!). Alla sua destra più estrema Rodrigo D’Erasmo: niente di più rock fu mai visto di un samurai armato di violino, fende l’aria a colpi di archetto riempiendola di suoni dai più leggiadri ai più cupi e noise. Roberto Dell’Era poco più in là, colonna portante della sezione ritmica, non solo infuoca le sue quattro corde ma eccelle nella parte canora con cori spettacolari e poi Xabier Iriondo, che si alterna tra chitarre imponenti e fiati con un dinamismo inumano, poi Fabio Rodanini che, rimbalza sullo sgabello dalla quantità di colpi assestati alla sua batteria e Stefano Pilia, che nonostante sia l’acquisto più recente (dai Massimo Volume) suona la sua chitarra come un veterano nelle fila degli After alla stregua dei suoi compagni.

Tre artwork alle loro spalle e sancire i tre diversi momenti del concerto: l’”Angelo alato” segna l’apertura del live e campeggia su tutti i pezzi di Folfiri o Folfox, la parte di maggior pathos: solo la voce, la grinta e la disperazione nella voce di Manuel sovrasta e si armonizza con la trama musicale,  per momenti che ora tendono al lirismo e subito dopo alla scarnificazione sonora più totale. Momento di estremo impatto l’esecuzione di “Cetuximab”, che affida a suoni prettamente noise e stoner la devastazione degli effetti della cura del male e il passaggio immediato all’acustica di “Grande” e a tutta la sua disperazione nella voce di Agnelli, graffiata dal dolore davanti ad un patto disatteso dal padre, il suo abbandono.
Grande emozione su pezzi come “Non voglio ritrovare il tuo nome”, dai richiami ritmici a marcette beatlesiane ma con un retrogusto più aspro, marcio, e poi “Se Io fossi il giudice”, “Né pani né pesci”, che apre il live e l’immancabile “Ballata per la mia piccola iena” dai suoni quasi pulp!.

Secondo artwork al primo enclosure: “Beauty” un’insegna luminosa di una bambola su una croce stilizzata a sancire il ritorno a sonorità rock, crude e primordiali dei pezzi storici. Da “Male di Miele”, da sempre energia pura a “Bye Bye Bombay” eseguita con un immensa coda di improvvisazione: questa sessione di live è tutto un unico coro dal pubblico che conferma la presenza preponderate dei fan di sempre all’Atlantico Live!

Ultima uscita per la band sotto “L’orchidea”, simbolo originale di Folfiri o Folfox: si passa per le ambientazioni più nebbiose di “Padania” fino a “La vedova Bianca”, per poi concludere il concerto con una cover di Springsteen di Agnelli con Andrea Biagioni (a lui affidata l’apertura della serata), seguita da “Quello che non c’è” che manda tutti a casa.

Un concerto intenso, evocativo, musicalmente eccelso e che confermano gli Afterhours come una delle band che più sa dare su un palco, facendo vivere un’esperienza totalizzante all’ascoltatore: le 29 tracce sono scivolate via in un godimento continuo di due ore, un susseguirsi di stupore per le prodezze musicali e i virtuosismi degli arrangiamenti. Niente da dire se non che gli Afterhours hanno fatto con il live di Folfiri o Folfox tanto quanto nel disco: un’opera d’arte della decadenza e del dolore tutto in un live.

Foto di Francesca Romana Abbonato

 Setlist

Né pani né pesci

Qualche tipo di grandezza

Oggi

Il mio popolo si fa

Ballata per la mia piccola iena

La sottile linea bianca

St. Miguel

Musa di nessuno

Non voglio ritrovare il tuo nome

Ti cambia il sapore

Cetuximab

Grande

Costruire per distruggere

La tempesta è in arrivo

Noi non faremo niente

Se io fossi il giudice

Folfiri o Folfox

Fra i non viventi vivremo noi

L’odore della giacca di mio padre

Male di miele

La verità che ricordavo

Tutti gli uomini del presidente

Bye bye Bombay

Ophryx

Padania

La vedova bianca

Ci sono molti modi

State trooper (cover di Bruce Springsteen, con Andrea Biagioni)

Quello che non c’è

 

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