Afterhours| Folfiri o Folfox

Ogni volta che esce un disco importante, la redazione di Cheap Sound si scomoda: oggi trattiamo Folfiri o Folfox degli Afterhours …

Come l’orchidea in copertina, famosa per la sua capacità di crescere ovunque, Folfiri o Folfox nasce all’ombra di un periodo ostile e si intreccia alle radici dei primi dischi. Ogni traccia è un passo, ogni pausa ha un significato, ogni intonazione è un sentimento. È un album maturo, studiato, racchiude lo spettro completo delle emozioni: dall’ira de “Il mio popolo si fa”, alla rassegnazione di “Lasciati ingannare (una volta ancora)” fino alla sicurezza di “Fra i non viventi vivremo noi”. Il nero da cui rinascere, il rosa e il bianco dell’orchidea che cresce. Folfiri o Folfox è chiaro e torbido, alterna momenti scorrevoli ad ostacoli da superare, toni solenni di epicità orchestrale ad asfissianti distorsioni, il tutto a rendere l’ascolto imprevedibile, in modo che ogni strofa sia in grado di sorprenderti; ogni convinzione è negata e a tratti è volutamente disturbante. Ogni traccia è un passo, ma ad ogni passo puoi inciampare. La chiave di questo lavoro è il ritorno alle origini senza ripetersi, è l’affermazione dello stile degli Afterhours, crudo, sfacciato, liberatorio. L’ingresso dei due nuovi membri, Rondanini e Pilia, provenienti da differenti universi ed atmosfere musicali come i Calibro 35 e i Massimo Volume, è stato assimilato in maniera impeccabile e ha conferito un sound decisamente unico. Ho ascoltato questo disco in una notte priva di certezze, una volta finito era giorno e, delle certezze che cercavo, neanche l’ombra.

Attilio Giuliani

Sarò scientifica e concisa: Folfiri o Folfox è una bomba! Secondo la teoria del triangolo del fuoco il combustibile è la parte musicale di questo progetto che spazia dal pop e rock fino agli abissi più noise dell’alternative rock, il comburente la voce e l’anima di Agnelli che mai come in questo disco si fondono ad esaltare le sue doti di leader carismatico e l’innesco il confronto con il dolore, quello lacerante. E’ un disco empatico, da assumere ciclicamente e ripetutamente, che mi ha emozionata molto: un percorso che apre al dolore, si lascia attraversare e nello stesso abisso trova nella consapevolezza la forza per riemergere in un messaggio di libertà. Musicalmente è una specie di déjà-vu: i suoni ricordano quelli di dischi precedenti, ma c’è una intensità diversa… le 18 tracce regalano momenti noise alienanti vicini alle sonorità di Germi (in “Folfiri o Folfox”), i suoni rock più cupi Quello che non c’è (“Né pani né pesci”)… racchiudendo l’essenza degli Afterhours e forse un po’ di più.

Antonella Ragnoli

Folfiri o Folfox? No, Afterhours. La band capitanata da Manuel Agnelli torna con nuovi componenti e con un nuovo progetto che vi coglierà dolcemente di sorpresa… alle spalle! Diciotto brani plasmati con un rock grezzo e arrabbiato, così come la voce del leader, le cui urla non tentano minimamente di nascondere tristezza, dolore e un velo di malinconia. L’album prende il nome da due trattamenti utilizzati per la cura del tumore, a cui lo stesso padre di Agnelli si è sottoposto. Le canzoni graffiano decisamente l’anima, ma profumano anche di speranza. La speranza che nonostante le difficoltà e gli imprevisti, si possa tornare ad essere felici. Un album cupo e denso con cui gli Afterhours hanno affrontato tematiche non facili e non facilmente digeribili, ma con un ottimo risultato musicale. Ma in fin dei conti, non potevamo aspettarci diversamente!

Veronica Campagnoli 

Cos’hanno da dire gli Afterhours nel 2016? E’ uscito da qualche settimana Folfiri o Folfox, un doppio album che nasce dal dolore della perdita, sia artistica (con due membri storici – Giorgio Prette e Giorgio Ciccarelli che si sono allontanati dal gruppo), che familiare (la morte del padre di Manuel Agnelli). Ne viene fuori una pietra grezza, spigolosa, un lavoro che sembra stato registrato in presa diretta, con l’urgenza di dire più che di rifinire, un flusso sonoro ora dissonante, ora delicato che porta il nome di due trattamenti chemioterapici. Non allontanatevi al primo ascolto, è un lavoro che merita un orecchio attento e partecipazione emotiva. Coshanno da dire gli Afterhours nel 2016? Moltissimo.

Maurizio Narciso 

“Se io fossi il giudice.” Non di X-Factor (cosa che comunque accadrà) ma l’Artefice di qualcosa di ben più grande e complesso. Folfiri o Folfox è un disco nato dalla sofferenza, dalla dipartita di un padre ed è diventato un mezzo per affrontare demoni, amori e altri fantasmi. Manuel Agnelli lo fa ad altissimi livelli generando un doppio disco struggente e arrabbiato, poetico e cinico. Difficile trattenere le lacrime dopo “Grande”, non emozionarsi dopo “Non voglio ritrovare il tuo nome” , non cantare il ritornello de “Il Mio Popolo Si Fa”. Alcuni versi dei testi poi sono poesia purissima. Forse sarà presto, forse sarà l’entusiasmo di un vecchio fan, l’euforia di un critico davanti ad un disco del genere: ma io ho già il mio disco italiano dell’anno. E forse molto di più.

Alessio Belli

 

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