Afterhours @Rock In Roma 19/07/2016

Dopo esserci innamorati profondamente dell’ultimo disco Folfiri o Folfox, abbiamo visto dal vivo gli Afterhours nella data romana del tour. Una serata indimenticabile.

“Avevamo un patto io e te.” Luci basse, l’orchidea che fa da copertina al disco sullo sfondo, Manuel Agnelli solo con la chitarra acustica. Inizia così il concerto degli Afterhours al Postpay Rock in Roma: sulle note di “Grande”, la struggente traccia d’apertura di Folfiri o Folfox. La voce di Manuel scuote il pubblico romano con la sua intensità, narrando le sentite e dolorose vicende riguardanti la dipartita del padre che popolano l’album. I presenti sono ammutoliti, poco alla volta entra anche il resto della band e il fragore sonoro è tanto.

Ecco eseguite “Ti cambia il sapore” e “Il mio popolo si fa”: una doppietta ideale per saggiare subito dal vivo la possenza rock delle ultime produzioni. Ma è con “Non voglio ritrovare il tuo nome” che il pubblico si scalda davvero. La canzone che fa da singolo al disco è già diventata un classico e appena parte tutti sono pronti a cantarla a squarciagola. Pochi secondi di silenzio e la batteria suonata da Fabio Rondanini scandisce quell’intro che per le nostre orecchie vuol dire una cosa sola: “Ballata per la mia piccola iena”, una delle vette assolute del gruppo presente in quello che il sottoscritto reputa uno dei più grandi dischi della storia della musica italiana (e non solo), ovvero Ballate per piccole iene, del 2005. Il livello d’entusiasmo è alto e la situazione può solo migliorare, visto che arrivano altri amatissimi capisaldi del repertorio Afterhours: “Varanasi Baby”, “La vedova bianca”,”Padania”.

Scontato dirlo, la nuova formazione anche nella sua dimensione live fa paura: Roberto Dell’Era al basso non smette un attimo di contorcersi e ballare a ritmo delle sue forsennate linee ritmiche, Rondanini è impeccabile e implacabile, Iriondo è il solito massacratore di chitarre distorte (in elegante gilet scuro), Stefano Pilia alla chitarra elettrica non ha bisogno certo di essere presentato oggi e Rodrigo D’Erasmo al violino è quel tocco in più che anche dal vivo la differenza. Una sorta di Dream Team dell’indie-rock italiano: bellissimo. Il tutto coordinato da un  Agnelli in grande forma: riesce a passare come se niente fosse dalla dolcezza alla furia e finalmente non lo vedo stranirsi quando il pubblico canta con lui: anzi, in alcuni momenti lo incita anche!

Si torna per un attimo tra le lande di Folfiri o Folfox con “Ne’ pani ne’ pesci” e poi Manuel si sposta da dietro il microfono per posizionarsi davanti, al bordo del palco: cosa sta succedendo? Un famoso accordo ci da la risposta: è partita “Male di Miele”. Potete immaginare il boato e l’annesso tornado umano. L’esecuzione indemoniata di “”Cetuximab” scatena la furia strumentale della band e fa da spartiacque, chiudendo una prima, spettacolare, parte di show.

Le luci si riabbassano, il palco si svuota e un faro punta sul rientrato Agnelli e il piano davanti a lui. E’ il momento de “L’odore della giacca di mio padre”. Struggente. Una quiete emotiva squarciata senza pietà dai ritornelli impetuosi di “Il sangue di Giuda” e “Bungee Jumping”. Anche per la canzone successiva bastano pochi accordi e il pubblico è già pronto a cantare “La sottile linea bianca.” C’è spazio anche per una delle canzoni più belle di Padania ( sicuramente la mia preferita) ovvero “Costruire per distruggere”. Si prosegue con altre due perle di Folfiri o Folfox: “Fra i non viventi vivremo noi” e soprattutto “Se io fossi il giudice”, uno dei picchi più alti dalla parabola musicale targata Afterhours. Bene; se fin qui è stato un gran concerto, con scelte tra presente e passato a dir poco azzeccate, ora preparatevi: con i bis si sale ancora più su.

Richiamati a furor di popolo, dei soddisfattissimi Afterhours eseguono un best of di “chicche dal passato” da k.o.: “La verità che ricordavo”, “Riprendere Berlino”, “Strategie”, “Pop (una canzone pop)” proposta  da Agnelli solo con la chitarra acustica e “Non è per sempre”! Difficile descrivere l’euforia dei presenti e la soddisfazione degli Afterhours, testimoniata a voce dalla band stessa, nel realizzare che questa è davvero una serata magica!

Potrebbe finire qui, ed invece la situazione è destinata a sfociare nel magico, nell’indimenticabile. Finiti i bis la band ritorna sul palco e ci stende definitivamente! Una sorta di grido trattenuto, di stupore misto a felicità, quasi un sussulto, avvolge il pubblico romano quando gli Afterhours eseguono “Quello che non c’è”. E’ il momento più bello del live, quello che ci racconteremo per un po’ di tempo. La favola continua con “Bianca”, “Voglio una pelle splendida” e la chiusura in bellezza che tutti volevamo: “Bye bye Bombay.”

Avevamo un patto io e te, caro Manuel. E visto il concerto di stasera, non lo hai tradito nemmeno questa volta …

PS:

Ora non resta altro da fare che vedere le magnifiche foto scattate durante il concerto della nostra Francesca Romana Abbonato!

SetList:

Grande

Ti cambia il sapore

Il mio popolo si fa

Non voglio ritrovare il tuo nome

Ballata per la mia piccola iena

Varanasi Baby

La vedova bianca

Padania

Né pani né pesci

Male di miele

Cetuximab

L’odore della giacca di mio padre

Il sangue di Giuda

Bungee Jumping

La sottile linea bianca

Costruire per distruggere

Fra i non viventi vivremo noi

Se io fossi il giudice

Bis:

La verità che ricordavo

Riprendere Berlino

Strategie

Pop (una canzone pop)

Non è per sempre

Quello che non c’è

Bianca

Voglio una pelle splendida

Bye Bye Bombay.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *