Air @Teatro di Ostia Antica 24/07/2017

Amore, Immaginazione e Sogno: gli Air al Teatro Romano di Ostia Antica 

AIR sta per “Amour, Imagination, Rêve” (Amore, Immaginazione, Sogno), tre parole che sintetizzano perfettamente l’atmosfera onirica ed immaginifica respirata durante la serata dello scorso 24 luglio al Teatro Romano di Ostia Antica, cornice perfetta degna del suono messo in piedi dal duo francese.

DSC_0016 copyE’ qui che meritano di essere ascoltati artisti del loro calibro: professore di matematica uno, architetto l’altro, ogni scelta, sia essa sonora o logistica non è lasciata al caso. Dal 1995, quando Nicholas Godin e Jean-Benoît Dunckel hanno deciso di unire le rispettive ambizioni musicali, la loro ascesa è stata inarrestabile fino ad aggiudicarsi il titolo di maggiori esponenti della cosiddetta “french touch”, l’elettronica contaminata da influenze musicali del rock psichedelico e inflessioni jazz.

L’eleganza deli AIR si palesa sul palco attorno alle 22:00, col supporto di due turnisti rispettivamente alla batteria e ai sintetizzatori. Scenografia senza eccessi, ma di grande effetto, composta da cinque pannelli specchiati e disposti a semicerchio dietro i quattro musicisti, per proiettarvi giochi di luce e colori.

DSC_0003 copySeduti su gradini che raccontano secoli di storia assistiamo a un susseguirsi di suoni fuori dal comune, da “Venus” a “Cherry Blossom Girl” , “Run” “Alpha Beta Gaga”, fino a “Alone In Kyoto” tutti tratti da Talkie Walkie per arrivare poi al capolavoro assoluto di Moon Safari con “Talisman”  “Remember” e “Kelly Watch The Stars”. Nel 1998 non so quante persone abbiano avuto la possibilità di comprare la prima edizione, ascoltarla ripetutamente e capire che quel genere completamente nuovo sarebbe stato qualcosa di rivoluzionario e duraturo.

Una scaletta completa, che per l’occasione non ci ha fatto mancare altri brani simbolo come la meravigliosa “Playground Love”, interamente strumentale, fino al richiestissimo bis lasciato nuovamente a Moon Safari con oltre quattro minuti di “Sexy Boy” e a seguire “La Femme d’Argent”.

Un concerto emozionante, così forte da bucare lo stomaco durante l’ascolto in versione live di brani che mi accompagnano da almeno 10 anni,  un incredibile Nicolas Godin che con disinvoltura passava dal basso alla chitarra al mandolino ai synth come se fossero dei naturali prolungamento dei suoi arti, un batterista dall’anima più funkettona – quasi rock – senza mai perdere la francesissima eleganza.

Dopo 90 minuti di suoni ipnotici di Dunckel incorniciati da giochi di luci e fumo ho sentito la felicità di aver sentito bene una cosa veramente bella.

Perfetto, è stato perfetto!

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