Al ritmo di Germanò | Intervista ad Alex Andrea Germanò

Germanò al Wishlist Club | © Bruno Pecchioli

Le prime date del tour con i Panoramica Beat, la ricerca dell’equilibrio interiore e la rinnovata voglia di mettersi in gioco senza paura di parlare dei propri sentimenti.

Di Germanò, ovvero di Alex Andrea Germanò, vi abbiamo parlato a più riprese (qui e qui) e non ci stancheremo certo di farlo, perché il ragazzo è promettente e il suo cantautorato raffinato ed intimo. Il 29 settembre è uscito per Bomba Dischi il suo primo disco, Per Cercare il ritmo, che sta presentando live con i Panoramica Beat in giro per l’Italia.
L’album, il tour e altre piccole curiosità al centro della chiacchierata che Alex, pardon Germanò, ci ha concesso in un plumbeo pomeriggio di ottobre.

Ex bassista dei Jacqueries, poi voce degli Alpinismo e infine il progetto solista: cos’è cambiato in questi anni e come sei arrivato a Germanò?

L’approccio alla scrittura è cambiato sicuramente in questi anni. Devo dire che rispetto ad Alpinismo mi sono avvicinato molto di più alla musica italiana, proprio come genere musicale. E poi si è fatta sempre più forte la voglia di mettermi in gioco, di prendermi un po’ più sul serio; prima lo prendevo solamente come un hobby, uno sfogo. La verità è che credo fortemente nelle canzoni di Per cercare il ritmo e ho molta più voglia di condividerle, rispetto ad Alpinismo che era più una sperimentazione.

Parliamo appunto del nuovo disco, partendo proprio dal titolo. Per cercare il ritmo, ce lo spieghi?

Bella domanda! Cominciamo col dire che nel momento in cui ho scritto queste canzoni stavo studiando il rapporto ritmico che c’è tra accompagnamento e linee vocali. Prima di scrivere una determinata canzone guardi anche un po’ come lo hanno fatti gli altri prima di te, e ho notato che una cosa importante nella scrittura è analizzare com’è strutturata una canzone dal punto di vista ritmico.
C’è da aggiungere poi che stavo vivendo un periodo della mia vita in cui ero alla ricerca di una pace interiore, in cui volevo capire cosa fosse importante per me. Il titolo fa riferimento alla ricerca di un equilibro tutto mio, rispetto a quelle che erano (e sono) le mie priorità. Si tratta di  canzoni che parlano di sentimenti perché pensavo in quel periodo, e lo penso tutt’ora, che valga la pena parlare di sentimenti come una priorità della propria vita, qualcosa a cui dare la precedenza per star bene. Diciamo quindi che questi due aspetti hanno involontariamente fatto sì che questo disco si chiamasse così.  

Com’è stata l’accoglienza in casa Bomba Dischi? Come ci si sente a far parte di una delle etichette più richieste del momento?

L’accoglienza in Bomba Dischi è stata positiva. La collaborazione è nata in modo molto naturale: Davide (Caucci, ndr) mi ha scritto, sapeva che stavo registrando dei pezzi e voleva lavorare con me. La cosa mi ha fatto indubbiamente piacere: in quel momento non avevo un disco da fargli sentire, avevo soltanto due pezzi e il fatto che abbia creduto in quello che ha ascoltato mi ha portato ulteriormente a capire che dovevo chiudere il disco, che dovevo scrivere altre canzoni.
Per il resto, me la vivo abbastanza tranquillamente; prima magari la cosa mi metteva un po’ d’ansia, avevo sempre paura di poter fare un passo sbagliato, perché sapevo e so che nel momento in cui fai uscire un tuo lavoro hai gli occhi puntati addosso. Adesso che comunque il disco è fuori non sento più tutta questa pressione, anche perché non c’è niente che possa fare per cambiare le cose!

«La nostalgia non ha mai ucciso nessuno ma ferito a morte forse qualcuno che pensava bastasse incollare tutto su un muro» è una frase che mi ha colpito e, penso, particolarmente sentita. Quanto c’è del tuo vissuto nei testi di Per cercare il ritmo? Com’è nata “Grace”?

Chiaramente tutti i pezzi contenuti nel disco mi riguardano, sono autobiografici. “Grace” è nata così: ero in Australia in quel momento, a Melbourne per la precisione. Ero nel periodo clubbling, e tornando a casa in solitaria da una serata ho incontrato questa ragazza di Londra che si chiamava Grace. L’ho conosciuta così, per caso; mi ha chiesto indicazioni per Carlton, il quartiere dove abitavo, e ci siamo fatti il tragitto a piedi insieme. Abbiamo percorso tutta Melbourne a piedi  a notte fonda! La canzone parla di quella notte lì, praticamente.  In quel periodo mi ero allontanato molto dalla musica, non stavo scrivendo più. Era un momento in cui non sapevo che cosa fare della mia vita, in generale: è un po’ quel pezzo che mi ha fatto pensare che potessi (e dovessi) scriverne degli altri.

Ad aprile il battesimo di fuoco con i Panoramica Beat all’Ex Dogana, in occasione del Bomba Dischi Festival 2017: la cosa più bella accaduta da quel momento? 

Mi ha chiamato qualche giorno fa Maurizio Carucci chiedendomi di aprire qualche live agli Ex Otago. Questa è sicuramente una delle cose che mi ha fatto più piacere, sono un loro grande fan. E spero si possa anche realizzare, perché molte delle loro date coincidono con le nostre: probabilmente ne faremo due, una al New Age Club di Roncade e l’altra all’Alcatraz di Milano, l’8 e il 9 dicembre.

Romano d’origine e milanese d’adozione. È stata una scelta combattuta quella di iniziare il tour dalla Capitale?

No, affatto! Roma era senza dubbio la città da dove partire: Per cercare il ritmo è un disco che ha a che fare con Roma, io sono nato e cresciuto a Roma, e anche l’etichetta è romana!

Dove ti vedremo poi?

Archiviate le date di Roma e Bologna ci fermeremo per un po’, perché né Alberto né Francesco, i batteristi che si alterneranno al mio fianco, ci potranno essere (Alberto è occupato con Michele Bravi e Francesco con Giorgio Poi).
Ripartiamo quindi a novembre dalla Puglia, poi il 1 dicembre saremo al Rocket a Milano, quindi ancora a Parma, Rimini, Treviso, Bassano del Grappa e infine una data a Torino (Astoria) il 22 dicembre. Probabilmente se ne aggiungeranno altre, quindi tenete d’occhio la pagina Facebook!

Grazie a Germanò!

 

 

 

 

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