Alcest @Traffic 05/11/2016

Continua il racconto di Andrea Remoli sulla serata live di sabato al Traffic di Roma: è il turno del grande Alcest ora!

Il cambio palco è drastico, ma i roadies impiegano pochissimo tempo a portare via le numerose pedaliere e strumenti (inclusa la batteria) e rimontare quelle del prossimo gruppo. Certamente in Italia i Mono hanno un seguito inferiore ad Alcest, che hanno portato con sé un grande numero di seguaci dallo scenario metal, ma a Roma hanno confermato la loro unicità e professionalità impeccabile, tanto che mi chiedo se effettivamente la band francese possa tenergli testa. Gli Alcest hanno una storia ormai datata e nascono come one-man-band black metal con Neige come unico componente. Il cantante-chitarrista è da anni un pilastro dello scenario Black francese, avendo suonato anche con Peste Noire, Amoseurs, Lantlos e Mortifera. Nei primi album c’è una chiarissima influenza del genere, che però sfrutta per liberarsi dai classici toni tenebrosi o oscuri e ricercare una luce, che è quella dei ricordi e delle fantasie della sua infanzia, che egli considera la principale ispirazione del suo shoegaze. Con il terzo album “Les voyages de l’Ame” sancisce il passaggio netto al post-rock, mantenendo ben poche caratteristiche del suo retaggio primordiale. Sicuramente c’è una profonda maturazione in atto e la dimostrazione è che non necessita più di accostarsi ad una corrente musicale precisa, ma solo di esprimere i suoi concetti sfruttando elementi che ormai sono caratteristici del suo progetto, come fa anche sull’album seguente “Shelter”, che ha una piega totalmente libera da influenze metal.

Con il nuovo arrivato Kodama ritornano elementi metal, che comunque si concedono alla composizione con modestia e a fare da principe sono sonorità che intenzionalmente richiamano il solito mondo fatato, stavolta con un’impronta più tipica del Sol Levante. Il Kodama, secondo le leggende giapponesi, è uno spirito che risiede negli alberi e vi sono legati proprio come le Ninfe della cultura greca. Neige e Wintehalter (il batterista, ormai componente fisso) hanno certamente fatto una full-immersion nella cultura e nell’animazione giapponese, data la volontà di richiamare con la cover e gli art-work proprio la Principessa Mononoke di Miyazaki, oltre che il concept stesso.

Sul palco ormai è tutto sistemato e il gruppo appare finalmente: della line-up live fanno parte Indria (Peste Noire) al basso e Zero (Les Discrets) alla chitarra e alla voce. Sono ormai fissi nei live e li ricordo già dalla scorsa esibizione nella capitale, in cui facevano da band spalla ai Katatonia, nel tour europeo.Mentre finiscono di prepararsi imperversa la profondità di “Onyx”, la strumentale di Kodama e subito dopo i francesi danno il via alla title-track dell’album, a preannunciare che avremmo goduto di tutto il nuovo disco. Il pubblico apprezza con non poca foga, nonostante buona parte di esso non avesse potuto ancora ascoltarla, dato che l’etichetta non ha caricato integrale sui propri canali, come spesso invece fa.L’unica nuova traccia da un po’ alle orecchie di tutte è “Je Suis D’Ailleurs” e lo deduco dall’urlo della folla sull’attacco del pezzo.
Avendo radici musicali metal non posso che rabbrividire quando finalmente sento lo scream che nuovamente troneggia nei pezzi e il contatto visivo dell’esecuzione mi conferma che quella voce è reale. Segue “Ecailles de Lune- part 1” dall’omonimo album che delizia anche i fan più datati e “Autre Temps” da “Le Voyage de l’Ame” che emoziona il popolo del post-rock. Neige sembra meno introverso che negli anni precedenti e annuisce al pubblico partecipe, sottolineando negli stacchi quanto sia contento di tutto ciò. Purtroppo alcuni inconvenienti tecnici rallentano il normale svolgersi dell’esibizione ma il gruppo si scusa a parole e si fa perdonare con i fatti: un’altra tripletta composta da “Oiseaux de Proie” (Kodama), “L’Eveil des Muses” (Shelter) e “Eclosion” (Kodama). Cominciamo ad arrivare al termine e sto per perdere le speranze che facciano il mio pezzo preferito, quando ecco che Neige setta i suoi pedali e testa con una plettrata che abbia scelto il giusto suono. Mi giro verso un mio amico sgranando gli occhi perché ho capito che sta arrivando: è proprio “Percées de Lumière”. La canzone è un masterpiece di Ecailles de Lune ed è conosciuta da ogni fan, ecco che torna lo scream, il più profondo di tutta la sua produzione. Qui lo confermo: Neige ha lo screaming più bello che udito possa avvertire, etereo e incredibilmente pulito, in questo ha superato lo scenario Black Metal in tutto e per tutto e per sottolineare il suo distacco annuncia la fine dell’esibizione con “Delivrance” da Shelter. Appena il gruppo lascia il palco vado a fiondarmi sul banco del merchandise, ma ecco che sento tornare sul palco gli Alcest: si scusano per i problemi tecnici che hanno avuto e per farsi perdonare (forse dell’esibizione riuscita, nonostante gli intoppi?) eseguono un bis.

Mi sembra di tornare indietro di molti anni, perché decidono di chiudere definitivamente con “Souvenirs d’un Autre Monde” del full-lenght omonimo, che fu in assoluto il primo approccio che ebbi con loro e con lo shoegaze. Ricordo ancora: stavo cercando, per puro sfizio adolescenziale, qualche gruppo metal francese e mi imbattei in loro, mi innamorai perdutamente di quella musica.
Se gli Alcest hanno come obiettivo quello di far rivivere alle persone dei ricordi positivi e farle viaggiare con la fantasia, ecco che ci riescono benissimo.

Esco dal Traffic pieno come non mai, il cielo piange le lacrime di gioia di tutti e il mio portafogli si svuota sul banco del merchandise: qualsiasi produzione delle band è lì in formato CD ed LP. La serata è stata perfetta, merito delle band, dei tecnici e dell’organizzazione del Traffic Live Club che, nonostante gli intoppi a pochi giorni che vi hanno fatto trasferire la location dall’Init, in sole 40 ore ha organizzato una data così importante per Roma da finire in Sold Out e ha seguito bene sia i gruppi sul campo che i clienti sulle piattaforme social. All’uscita i musicisti si concedono volentieri a foto e scambi di pareri con i propri fan, tutto finisce in bellezza finché non si congedano, mentre la serata per molti prosegue come anche il tour di questo sodalizio più che riuscito.
Speriamo che Roma abbia presto l’occasione di ospitare nuovamente sia Mono che Alcest, dato il successo, sarebbero tutti ben lieti!

Di Andrea Remoli

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