“Senza perdere la tenerezza” – Intervista ad Andrea Nardinocchi

Andrea NardinocchiCosì com’è. Abbiamo raggiunto Andrea Nardinocchi al telefono (special thanks to EMI) poco prima che salisse sul palco come headliner della quarta serata di Generazione XL, venerdì 24 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Ne è nata una intervista-chiacchierata, tra canzoni arrivate all’improvviso, loop-station e Michael Jackson, che vi riportiamo pari pari. Così com’è.

CHEAPSOUND Allora Andrea, pronto per stasera?
ANDREA NARDINOCCHI Ho finito da poco il check, mi sono visto con Giuliano (Sangiorgi, cantante dei Negramaro, ndr), ed è stato il momento più bello del soundcheck. Dovremmo fare un mash-up tra Limit To Your Love e Thinking About You di Frank Ocean, con parti “rubate” un po’ come suono io i miei pezzi, tra il contemporaneo e il soul. Giuliano mi ha proposto Limit To Your Love, e io gli ho proposto di fare questo “mischione” di cose, ci divertiremo molto, andremo avanti almeno 5-6-7 minuti.

CS Un duetto sicuramente non “mainstream”, per due voci pop come te e Giuliano. Una scelta inusuale per lo status quo della scena musicale nostrana, un approccio a cui spero dovremo abituarci.
AN Ah, lo spero tanto anch’io! Sennò mi tocca direzionare più i pezzi verso qualcosa che non mi verrebbe così spontaneo, pur di sopravvivere nel mercato musicale.

CS Eppure i tuoi pezzi sono molto diretti.
AN Penso che quello che faccio sia un po’ la conseguenza del fatto che, vuoi o non vuoi, io ho ascoltato molta musica italiana melodica, diciamo molta musica pop. Ci sono pochi ascolti di nicchia nella mia vita. Grazie ai miei genitori ho ascoltato cose anche distanti tra loro ma comunque “superfamose”, dai Queen ai Pink Floyd, ai Dire Straits, ma anche Mina, Bocelli, Celentano e Battisti. Sono cresciuto ascoltando alla pari questi mondi, il gusto per il sound curato internazionale e la melodia italiana per me sono cresciuti di pari passo.

CS C’è un artista senza il quale la tua musica sarebbe diversa?
AN Michael Jackson. Lui c’è sempre stato nella mia vita, fin da quando ero molto piccolo. La musica di Michael Jackson nelle mie orecchie è sempre stata una specie di punto di riferimento anche quando non facevo musica. È come una sorta di simbolo di cosa è la musica al suo meglio. L’ho sempre vissuta così, istintivamente. Tutto quello che lo riguarda, il modo di ballare, di approcciarsi al live, mi hanno sempre colpito molto.

NardinocchiCS Questi ascolti quanto ti influenzano nello scrivere i brani?
AN Tornando a prima, per me è normale scrivere una melodia molto pop, ma allo stesso tempo è naturale cercare un sound molto “liquido”, non classico italiano, chitarre, batterie, queste cose qua. A me viene spontaneo quello che faccio, poi mi rendo conto che magari uno può pensare che io scriva la canzone pop oppure m’impegno per dirottare la cosa, invece è tutto molto spontaneo.

CS Restando in tema, mi viene in mente un verso di Con uno sguardo: “Moralmente tu dovresti avere almeno la metà del mio stipendio. Moralmente tu sei responsabile della metà di quello che mi invento”. Vita e musica sembrano strettamente legate tra di loro.
AN Sì, è come se sentissi di non poter scrivere una cosa che non direi a voce a una persona, nella vita reale. Non lo so perché, però non riesco a scrivere una poesia, io non ci riesco, mi sento stupido, considero stupido il riuscire a scrivere un testo con secondi piani di lettura, molto intricato a livello di metafore. Mi piacerebbe, però non riesco a scrivere una cosa e cantarla, senza parlarla.

CS La musica come modo per comunicare, insomma.
AN Più che altro è esternare qualcosa che ho dentro da tanto e che in qualche modo mi si propone sotto forma di una melodia, di una canzone.

CS Perciò la canzone, quando la “trovi”, è già pronta, ha già una sua identità?
AN Esattamente. Ovviamente, poi c’è un grosso lavoro di aggiustamento, nel senso che ovviamente una canzone non viene mai dall’inizio alla fine pronta, già fatta, sennò magari! Comunque sì, l’idea, il centro della canzone arrivano già da soli, non le devo cercare, non mi devo sforzare, da un momento all’altro arriva una nuova canzone. Succede così, di solito.

CS Quanto stai vivendo in questi mesi sta diventando nuova musica, nuovi brani?
AN Come ho sempre fatto, quando arriva una canzone io la devo buttare giù. Ci sono molte cose che sono influenzate dalle esperienze che ho fatto quest’anno, dei pezzi riferiti a quello che sto vivendo. Però ci penserò dopo, in un secondo momento, a trasformarli in un secondo disco. Adesso sono assolutamente concentrato sul trovare una mia forma dal vivo, perché non è facile trovare la forma giusta per queste cose, farle sembrare un vero e proprio live.

Riproporrai l’assetto di Sanremo con loop station e “macchinari” oppure hai in mente di inserire anche strumenti elettrici e acustici?
In concerto sarò come a Sanremo, ma con un chitarrista che mi accompagna (Placido Salamone, chitarrista, fra gli altri, di Adriano Celentano, ndr). Ci sono tante idee all’interno, rielaborazioni di pezzi, alcune acustiche, altre fatte su basi che non sono nei miei pezzi, ci sono tante cose particolari. C’è tanto altro da aggiungere, però per questa serata all’Auditorium già ci sono un po’ di soluzioni nuove.

CS Abbiamo parlato di come nascono le tue canzoni: poi, però, bisogna farle anche ascoltare al di fuori della propria camera. Come ci sei riuscito?
AN Ha funzionato in modo casuale: ho fatto sentire le mie cose a un mio amico chitarrista che in quel periodo viveva a Londra. Lui, a sua volta, ha fatto sentire questo materiale – un paio di provini fra cui Un posto per me – a un suo amico manager, che è il manager anche di Dargen D’Amico. Da lì hanno deciso di contattarmi per propormi di collaborare insieme. Io allora non sapevo nulla di etichette, di manager, ho accettato di lavorare con loro perché mi sono sembrate persone serie, che hanno creduto in quello che stavo facendo e hanno deciso di investirci.

CS Ormai è sempre più raro… secondo te quali possibilità ha un artista indipendente italiano di farsi notare?
AN Nel mio caso la differenza l’ha fatta quello che io ho portato sul tavolo prima di quello step. Oggi non funziona più far sentire i provini all’etichetta discografica con la tua chitarra, c’è YouTube, c’è la possibilità di prodursi da soli, con un computer e pochi soldi. È come se venisse già richiesto di essere indipendenti almeno sotto l’aspetto musicale. Se si può lavorare su una cosa per un certo periodo di tempo, poi si può diventare bravi a farla: io ho avuto la possibilità di passare del tempo sulla mia musica e questo sicuramente ha pagato.

CS Ultima domanda: come ti vedi fra cinque anni?
AN Sai che non ne ho la più pallida idea… ho già notato che fare dei calcoli all’interno di un paio di mesi sono più che sufficienti! Perché poi le cose cambiano, ci sono un sacco di variabili che non puoi controllare. A me piacerebbe semplicemente continuare a fare questo, farlo diventare a tutti gli effetti il mio lavoro. Nonostante tutto, nonostante l’esposizione, l’essermi affacciato sul panorama musicale italiano, per i tempi che stiamo vivendo non è sinonimo di “Ok, ce l’ho fatta, ora sono tranquillo”. Non è semplice vivere di musica, bisogna dedicarsi giorno per giorno e sperare che tutto vada bene.

CS Senza perdere la tenerezza…
AN È proprio quello lì, il lavoro come passione. Solo che è anche la cosa più difficile di tutte.

                                                                                                                        Gianluca Marchionne

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