3in1: Tetrapharmakon/Antarte/Furious Georgie

EP StregatoTetrapharmakonEP Stregato (2013, Autoprodotto). Voto: 6-
Uno di quei gruppi per cui CheapSound va pazzo: pischelli, romani e neonatissimi, ecco a voi i Tetrapharmakon e il loro primo EP, stregato!
Cinque pezzi non sono pochi per un esordio, sopratutto se autoprodotto, e quello che si sente dai brani proposti in questo EP è sicuramente un sound di riferimento che ha le radici nell’indie e nel punk rock, ma che sfocia spesso in soluzioni pop. I pezzi passano continuamente da atmosfere interessanti a momenti meno originali. Tutto è perdonato – o quasi – per un EP d’esordio che comunque mantiene un sound potente e una acerbità generale che lo supporta più che penalizza. Se un problema c’è – escludendo la produzione, visto che stiamo parlando di un disco autoprodotto e che, comunque, il genere non richiede accuratezza e pulizia sonora – è nei testi e nelle linee vocali.
I Tetrapharmakon cantano in italiano, cosa che nel rock non è da considerarsi un errore in partenza, ma è certamente una sfida in più. In questo genere i testi in italiano portano due rischi principali: eccessiva semplicità o eccessiva ricercatezza. I testi di EP Stregato vogliono fare il salto, vogliono essere in qualche modo originali o accattivanti e a volte cercano la comicità, cosa che la lingua italiana rende – quasi inevitabilmente – il tutto meno serio e troppo serioso. Per di più l’uso della voce varia in eccessi: dal troppo urlato al parlato; la voce, insomma, sembra non andare d’accordo col resto della band.
Non è una critica definitiva, per un EP d’esordio può andare, ma ci si può aspettare di più da una band con gusti musicali più che rispettabili!

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Olio su telaAntarteOlio su tela (2013, Autoprodotto). Voto: 7,5
Ci è arrivato in redazione il primo album degli Antarte, band di Agrigento composta da Lillo Morreale (voce, chitarra), Paolo Vita (chitarra) e Gabriele Castelli (batteria). Quando arrivano album post rock è sempre una sfida. È un genere complesso il post rock, si basa molto sul suono, sulle atmosfere, e si sa che quando ci si autoproduce è molto difficile raggiungere notabili vette di qualità. Per di più il post rock è un genere drasticamente ripetitivo ed è estremamente complicato dare un tocco unico ed originale al prodotto.
Così, un po’ prevenuto, e pronto ad un album con le tipiche dinamiche post rock (alzo il volume al massimo all’inizio perché non sento nulla, due secondi dopo mi sto forando i timpani) mi metto ad ascoltare gli otto brani di Olio su tela.
Ed ecco che scopro l’intuizione e la forza degli Antarte: la componente Ambient è sviluppata al massimo, senza rendere l’album meno rock. Olio su tela è un perfetto landscape album dalle sonorità rock.
L’aggiunta delle voci ad un genere spesso strumentale, per di più con i testi in italiano, da riconoscibilità e unicità a questa band, oltre a rendere la dinamica dei pezzi molto fluida senza necessariamente spaccare le orecchie a poco a poco. Anche l’utilizzo di strumenti acustici, e a volte tipici (mandolino, violino, tromba, fisarmonica), da spazio ad un’evoluzione strumentale diversa dal post rock classico e rende la componente italica della band essenziale.
Qualità, unicità e idee come accade di rado, in un album che come unico difetto ha una quantità di pezzi eccessiva per renderlo compatto. Da ascoltare!

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You Know ItFurious GeorgieYou Know It (2013, Tone Deaf Records). Voto: 6,5
È evidente che il blues sta tornando di moda, o sarebbe ancora più corretto dire che di moda non è mai passato in decadi di storia.
Giorgio Trombino, in arte Furious Georgie, cantautore palermitano, premette all’ascolto dell’album le influenze più disparate: il country e lo psych-folk oltre al già citato blues, prendendo ispirazione da cantautori come Elliott Smith o Neil Young. Così nasce You Know It; un album di dodici pezzi fatti di blues dall’atmosfera onirica. Il sound c’è: ruvido, americano e dal sapore di sigaretta.
Mentre alcuni pezzi si giostrano sul blues tipico, altri vanno verso atmosfere più oniriche. È qui che l’album funziona meno: qualche pezzo in meno e una coerenza stilistica più uniforme darebbero un marchio di fabbrica più riconoscibile ad un album che è, e rimane comunque, una bella prova.
Furious Georgie scrive un album da esportazione e lo fa usando poco più di una chitarra acustica ed è definitivamente un one-man-band che scrive, suona e produce tutto, cosa che gli da di certo il controllo totale della sua musica, ma che d’altra parte non lo fa rimanere su binari definiti.
Una cosa rimane certa: un album così, quando arriva da Palermo, stupisce!

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F.B.

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