In anteprima Goldfoil di Adriano Viterbini

a.viterbini_©magliocchetti05Comincerei col dire che sono dannatamente in ritardo per raccontarvi, in anteprima, Goldfoil, del buon Adriano Viterbini; sul ‘gong’, se vogliamo lanciarci in metafore televisive. Ritardo, tuttavia, più che giustificato, a mio parere.
Ma partiamo dal principio.

Goldfoil è la prima opera in studio, da solista, di Adriano Viterbini, voce e chitarra picchiatrice dei Bud Spencer Blues Explosion, sporca sei corde dei Black Friday, uomo dalle innumerevoli collaborazioni, tra cui Raf, Marina Rei, Otto Ohm, The Niro e altri.
Il disco, solo suonato, è un viaggio alla ricerca dello strumento, della chitarra blues, di ciò che furono le origini americane, se vogliamo, della chitarra primitiva. Dodici tracce in tutto, dal blues minimale a quello del Delta, in un orizzonte molto vicino a ritmi e tradizioni musicali, anche, del continente nero; differenti nel genere, nelle sonorità specifiche, le atmosfere.
Detto ciò, forse, si comprenderà il tempo che ho impiegato per ascoltare, bene, questo disco. Non perchè il disco sia un prodotto per intellettualoidi e musicalmente difficilissimo, poco fruibile, ma perchè, per un profano del genere, è impresa ardua mettere tutto assieme, farsi un’idea.

Detto ciò, fatte le dovute scuse e presentate le giustificazioni, comincerei.

Goldfoil si sviluppa per dodici tracce, leggere, senza nessun filo rosso evidente a collegarle, se non quello delle diverse sei corde suonate da Viterbini – la parlour Stella, una National Style-o d’ottone, una National Resolectric, la Bobkat della Harmony, quella che monta, appunto, i Gold Foil. Tuttavia, già da subito, possiamo spaccare Goldfoil esattamente a metà, con una prima parte di inediti – Immaculate conception, God don’t ever change, Blue man, New revolution of the innocence – di sapore andante, pacato, sognante, e una seconda parte – No name blues, Style-o-blues, Lago Vestapol, Montecavo – decisamente più movimentata, veloce, di evidenti virtuosismi. Se la prima metà di Goldfoil sa dei ritmi appoggiati e lenti della migliore tradizione africana importata nel Nuovo Mondo, la seconda metà sa assolutamente di blues, fingerpicking e maltrattamento dello strumento.

Ad aprire le danze Immaculate conception, una specie di preghiera comunitaria alle divinità del blues per chiedergli di accompagnarci nel nostro viaggio. Accordatura in re aperto, facile allo slide, melodia lenta, azzeccata, molti silenzi, quelli giusti che lasciano andare il pensiero, tra una nota e l’altra. Due minuti e cinquantadue di raccoglimento. Ora si può andare.
Tra i vari personaggi presenti, direttamente o meno, in questo disco, il primo che troviamo è l’ei fu Jack Rose, con Kensington Blues, seconda traccia di Goldfoil. E’ una versione più morbida, quella che esce dalle mani di Viterbini, di timing forse più quadrato, che rende il brano la perfetta colonna sonora per qualsiasi viaggio, su qualsiasi mezzo, per qualsiasi luogo.
a.viterbini_©magliocchetti13(1)La numero tre, God don’t ever change, è uno spiritual da tre minuti e mezzo che adoro nella sua prima parte di slide accennati, silenzi, atmosfere, misticismo puro di neri e crocicchi.
Blue man è un pezzo assurdo. Le strofe sono Rock, sporco, di matrice, ovviamente, più che mai blueseggiante: travolgenti, eccitanti, oserei. L’inciso, ciò che rende il brano più che particolare, va per scale orientali lasciate andare: una bolla di stupore, la confortante ed esteticamente splendida sosta dalla cavalcanta di note blu.
Con il brano successivo, New revolution of the innocence, si chiude l’immaginaria prima parte del disco e troviamo l’incredibile e unico featuring di tutto Goldfoil in Alessandro Cortini dei Nine Inch Nails. I due uomini in musica si incontrano in un mondo altro, diverso, etereo, che non esiste. Riff che sanno più di mantra che di altro, Buchla, New revolution of the innocence è un viaggio astrale e la pace dei sensi – con impressione di risoluzione finale. Non saprei spiegarvela in altro modo.

Con No name blues si viaggia sul Mississippi. Un blues del Delta saltellante, breve, forse manieristico, tuttavia azzeccato. Robert Johnson sorriderebbe e ci ficcherebbe più slide.
Come accennavo, con No name blues inizia la seconda, metaforica, parte di Goldfoil. Tuttavia non è con la sesta traccia che si avverte il netto cambio di rotta, quanto con la settima: Style-o-blues, che, guarda un po’, ha come protagonista quella mitica National Style-o.
Ancora blues del Delta, veloce stavolta, corre rapido e si vedono le mani volare sul manico, si sente il ferro delle corde, il polso che colpisce il body, la chiusura frettolosa a sancire la naturalezza di uno dei brani più genuini e immediati che Viterbini ci propone.
E’ dall’inizio del disco, da Immaculate conception, che manca un brano evocativo nel vero senso della parola, che all’ascolto porti automaticamente alla memoria di tutti un luogo, delle persone, un momento della nostra vita e il relativo carico di emozioni. Tutto questo torna in Lago Vestapol, pezzo andante, aperto, semplice e, a tratti, nostalgico. Che interrompe, un po’, le dinamiche alte e veloci dell’ultima parte di Goldfoil, in un piacevole e confortante tuffo nel passato.
Montecavo il titolo che meno di tutti evoca le ricercate atmosfere americaneggianti –, sa di gioco. Un bellissimo e solare rincorrersi di diverse chitarre, di diverse voci, con semplice – forse troppo semplice – chiusura.
Ancora Delta-blues per la decima e terzultima traccia dell’album: Stella South Medley, un insieme di brani della tradizione messi insieme e suonati tutti d’un fiato. Appoggiati come si deve, suonati come si deve.
Gli ultimi due brani, If I were a carpenter e Vigilante man, sono due reinterpretazioni di due grandi classici. Suonate eccezionalmente tutte e due, entrambe rese con stile e intenzioni personalissime. Da sottolineare l’assolo originale di Viterbini nel brano di Woodie Guthrie: note lunghe, suono impeccabile, sporco il giusto, entra tutto nel centro del petto per andare altrove. Ho avuto i brividi anche alle unghie dei piedi.

In conclusione, Goldfoil del buon Adriano Viterbini è solo all’apparenza un prodotto per intenditori, fissati o dir si voglia. Ha in sé le due facce che ogni bel disco, secondo me, dovrebbe avere: quella virtuosa e ricercata, per gli ascoltatori sopracitati, e quella godibile, per tutto l’uditorio – e anche per i fissatoni che, ogni tanto, una bella pausa di godimento nostalgico, acustico e blu, se la potrebbero prendere.
Se lo consiglio? Sì, assolutamente.

Viene pubblicato domani per Bomba Dischi, non so assolutamente dove verrà presentato, ma state pur certi che ci sarò.

Penso di avervi raccontato tutto. L’ultima cosa che vi lascio è il video, prodotto da Il Polimorfo con la regia di Dandaddy, di Kensington Blues, la seconda traccia dell’abum. L’idea alla base del video, a mio parere, è geniale. Decisamente evocativo.

R’n’R

GF

 

 


Se non riesci a visualizzare correttamente il video clicca QUI

 

 

Autore: Adriano Viterbini
Titolo: Goldfoil
Etichetta: Bomba dischi!

Tracklist:

Goldfoil-coverok1. Immaculate conception
2. Kensington Blues
3. God don’t ever change
4. Blue man
5. New revolution of the innocence
6. No name blues
7. Style-o-blues
8. Lago Vestapol
9. Montecavo
10. Stella South medley
11. If I were a carpenter
12. Vigilante man

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