In anteprima, Questa notte non sono morto, l’ultimo album degli Airway

Con gli Airway (Alessandro Carlozzo, Alessandro Cecino, Sandro Cisolla, Valerio Morossi) sono giunto a una conclusione, semplice ma efficace: gli Airway sono come il vino, più passa il tempo, più mi piacciono.

Conosco i quattro trevigiani nel lontano 2011, durante la tappa romana del Kick Ass Tour, con degli About Wayne freschi di disco e degli Electric Diorama che mi sconvolsero alquanto; suonarono un’ottima mezz’ora, eseguendo diversi brani dal loro, all’epoca, ultimo album, Respira (Rude Records). Non furono i miei preferiti della serata, diciamolo (anche perchè c’erano gli About Wayne – e se ora potessi inserire un cuoricino, probabilmente, lo farei), non erano il mio genere, tuttavia, riconobbi, giustamente, qualità.
Cominciai a seguirli e fui tra quelli che, alcuni mesi dopo, con immenso piacere, scoprirono L’Urlo EP. Da band – non me ne vogliano – nostalgica di tutto il movimento Punk-Emo, dai considerevoli tratti Screamo, si erano evoluti in un qualcosa di splendido, che faceva presagire una maturità musicale raggiunta.

Questa maturità musicale ci viene confermata nel nuovo lavoro in studio degli Airway, in uscita il 18 dicembre prossimo per Nerdsound con produzione degli stessi Airway spalla a spalla con lo storico produttore della band Luca Spigato (Faded Lights, Respira, L’Urlo EP): Questa notte non sono morto, dieci tracce chiare, precise, esatte, con ovvi e corretti richiami ai – chiamiamoli – ‘giovani Airway’, ma tutte, fondamentalmente, affacciate sui nuovi orizzonti che la band, mi appare lampante, è pronta a esplorare.

Da L’Urlo EP si portano, finalmente, un Rock più genuino, con suoni più veri – le batterie del Carlozzo sono un qualcosa di splendido – e pieno di dinamiche da ogni punto di vista; non è un disco caotico, solo vivo. Un disco che sembra un organismo, che inspira ed espira.

Ma questa è una dannata anteprima e quindi, dannazione, basta con sta retorica e passiamo all’analisi, brano per brano!

Il disco si apre, immediatamente, con ‘il pezzone’, quello che ha scritto in faccia ‘singolo’ e che ti fa capire che, no, non si sta scherzando – e che magari il volume lo devi abbassare onde evitare ire di sorelle troppo studiose. Si chiama Supernova, ha un ritornello splendido che apre in maniera eccezionale e delinea immediatamente uno dei fili rossi che rendono compatto tutto Questa notte non sono morto: la dinamica cantato/urlato del Morossi, una specie di irrisolto in quel che fu la stagione Screamo della band, analizzata, destrutturata e portata a una splendida genuinità rockeggiante (quella incazzata nera che sa di birra e di figa) che, per i non appassionati di quel Rock un po’ più violento, può risultare fastidiosa andando più avanti, ma che a me, in tutta sincerità, piace abbastanza.
Passiamo secchi, immediatamente, alla title track, Questa notte non sono morto, con un’intro apparentemente isolata ma che ritorna in uno special da panico, introdotto da un reverse sulla voce e con uno stacco di batteria da imprecazione. Solo quei trenta secondi varrebbero il pezzo, se poi vi si aggiunge un testo, a mio parere, violentemente melanconico, diventa una gran bella canzone e saluti a tutti.

La terza traccia è quella per cui più ho tremato nel leggere la tracklist, causa una collaborazione con Ghemon (al secolo Gianluca Picariello) e un primo ufficiale incontro degli Airway con l’Hip-Hop italiano: Il passo delle cose. Diciamo niente di esaltante, ecco. Di mio non impazzisco per gli inserimenti di strofe Hip-Hop in pezzi Rock, quindi diciamo pure che è una mia deviazione, ma niente di esaltante.

Quarto brano è Terrestri, un testo che mi è piaciuto moltissimo, un tema eccezionale fatto di tutti obbligati e un finale splendido, io amo chi si sfonda la voce alla fine di un brano.

Dopo le urla si passa a uno strumentale e Gocce mi ha entusiasmato per due motivi: in primo luogo è uno strumentale e io adoro gli strumentali; secondo poi, è un qualcosa che mi auguravo, prima o poi, arrivasse da un gruppo come gli Airway. Beh, è arrivato. Dura poco più di due minuti, il giusto, è ottimo ed è percepibile, volendo, anche come piccola introduzione alla quinta traccia di Questa notte non sono morto: Gli occhi di Cobain. Sto ancora cercando di capire questo pezzo, ma lo vedo molto come Brano Manifesto. Ci sto lavorando, ecco. Vi segnalo solo una pillola brevissima, un urlo che si svolge nel silenzio <<Come puoi fare ciò che vuoi, se non sai chi sei, se non soffri mai>>. Segue uno strumentale e una splendida chiusura quasi virtuosistica di chitarra acustica sui versi <<Tornerò / Brucerò / Sparirò>>.
La traccia sette è ‘il gioiello’. Si chiama Crisalide ed è, tutta, bellissima. Il tema di chitarra, il controtema della seconda chitarra, l’appoggio sul rullante della batteria, la voce che raggiunge il picco massimo di delicatezza proprio in questo brano. Questa la prima metà, la seconda metà è un’esplosione. E’ un’esplosione d’emozione, un po’ complesso da spiegare. Immaginate di essere talmente pieni di una cosa che, a un certo punto, anche fosse la più dolce del Mondo, necessariamente, deve uscire. Ecco, se nella prima parte di Crisalide quel qualcosa viene spiegato, nella seconda parte esplode, via il tappo e distorsioni a profusione, batteria appesantita e urla. Il finale ‘toy music’ all’ukulele è una dolce sorpresa che ci fa tornare alla delicatezza e alla genuinità dell’emozione, se vogliamo, di inizio brano.
La traccia seguente, Sfidare i fulmini, è la mia preferita. Testo eccezionale, tema della chitarra pazzesco, dinamiche fantastiche, pezzo che mena terribilmente, urla a sottolineare i concetti fondamentali, ritornello super melodico che non può non dire qualcosa e un bello special che attacca con un basso in sedicesimi. Un piccolo reprise finale della sezione ritmica e via: pezzo della Madonna.
Avvicinandoci alla chiusura di Questa notte non sono morto abbiamo, forse, il brano che più mi ricorda i ‘giovani Airway’, una ballata di acustica e voce chiamasi Le luci (sotto Natale). Il pezzo, benchè semplice, diretto, sia per quanto riguarda il testo, che per quanto riguarda la musica, lascia qualcosa e te ne accorgi solo quando la traccia è già finita. Questo qualcosa, un misto tra melanconia e nostalgia, non è un residuo classico delle pallosissime ballad rock alla Bryan Adams e compagni. Lascia un pizzico d’angoscia questo pezzo e non va via proprio in un attimo, nemmeno dopo l’ultima traccia dell’album, già presente ne LUrlo EP: Diagonali.
Neanche sto a dirlo: brano eccezionale, un’energia incredibile, grande il tema di chitarra e lo slide, ottimo testo, splendida la batteria del Carlozzo, scelte, dinamiche, etc.. Non per niente fu il singolo del vecchio EP e rimane, in generale, uno dei loro pezzi che, a me, piace di più.

In conclusione, Questa notte non sono morto è un album che trasuda maturità da tutti i pori e che conferma la nuova linea musicale degli Airway, senza però rinnegare il passato.
Sono Rock, sono italiani, sono duri e genuinamente zozzi. A me piacciono decisamente.

L’album verrà rilasciato il 18 dicembre e, poco più di una settimana dopo, al New Age di Roncade, il 26, il release party che, sono sicuro, sarà una mina!

Assieme a tutta la curiosità del Mondo, vi lascio con un piccolo video acustico, pubblicato dagli Airway qualche giorno fa, nel quale la band esegue Diagonali totalmente in acustico, all’interno di una cucina.

 

R’n’R


G.F.

 

Se non riesci a visualizzare correttamente il video, clicca QUI

 

 

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