Anteprima Wildmen: botte d’altri tempi

Wildmen pic 0Chi ci segue avrà capito, ormai, che presentarvi dischi non ancora usciti è la nostra fissa del momento. Ci piace.
Di norma ci piacciono anche i dischi che ascoltiamo, diversamente non ne parleremmo.

Ultimamente ci è arrivato a casa un LP niente male – un’anteprima niente male –, che promette live violenti e copiosi lividi. Ho sgomitato un po’ per accaparrarmi il privilegio del primo ascolto e, signori, il piacere fu tanto.
Oggi, il buon Falla, se la chiacchiera su Wildmen, omonima prima fatica in studio di un duo garage capitolino, nudo e crudo. Nudità che spacca, crudità che resta in bocca.
Giacomo ‘Rock’ Mancini e Matteo ‘Roll’ Vallicelli sono i Wildmen e fanno un gran casino assieme.

Con diverse uscite alle spalle – singoli più che altro –, i Wildmen giungono a un album oggi, che verrà presentato il prossimo 14 marzo sul palco del Circolo degli Artisti, in un concerto che, credo, divertirà appassionati del genere e non.
Sezione ritmica semplice, ballabile e decisamente movimentata, che si rifà largamente al primo Rock, fino al Rockabilly, Blues e splendide punte di Country; chitarra non virtuosa, ma carica, che non cerca nessuna perfezione se non quella ritmica; voce mai sottotono, sempre là, non complessa o dal grande range, ma fissa, presente: ce l’hai in faccia e non schioda.
I pezzi vanno, eccome se vanno! E’ quel tipo di disco che i sensibili alle chitarre (il sottoscritto) non potranno mai mettere in macchina senza rischiare la vita.
Resta nel cervello l’apertura dell’LP, Haters gonna hate – non a caso scelta come singolo di lancio del prodotto –, come, d’altronde, la frenesia di D.R.U.N.K e il rullante sotto la melodia di Born after midnight. Il disco va veloce, con pezzi che non superano mai i tre minuti – eccezion fatta per Black holes, con serio rischio di infarto –, tenta un certo cambio di dinamiche interne tra Zero generation e Goin’ away, ma alla traccia numero sei, Migrant love, si torna inesorabilmente alla freneticità della pennata evidente, rullo decisamente secco e cantato sulla strofa tutto d’un fiato.
Dopo i cori della già citata Black holes si giunge ai quattro brani di chiusura, al picco vero di tutto quanto il lavoro del duo capitolino. Crazy resta in testa, non c’è niente da fare; è quella che, a mio parere, più di tutte, si avvicina a uno stile d’arrangiamento più contemporaneo, andando a toccare quegli anni zero britannici che fecero dell’Alternative Rock un qualcosa di mitologico. Anche Bitch non scherza, c’è da dirlo, ma il picco nel picco – sempre sia possibile – lo si raggiunge con 20.000 $. Ecco, questa, la penultima traccia di Wildmen, non saprei descriverla se non con un’immagine: rissa da saloon. Immaginate un fottuto saloon, dei fottuti cowboy con in testa i loro fottuti cappelloni, una spinta casuale a cui ne segue un’altra, poi un destro sul muso di uno, la risposta di quello a fianco, a cui giravano particolarmente le palle, e in un attimo volano le bottiglie assieme alle sedie, le ballerine incitano e il pianista sfigato non può non scappare, quando il mingherlino di turno viene schiantato sulla tastiera da un gorilla che passava di lì. La rissa dura esattamente due minuti, giusto il tempo di lasciar arrivare lo sceriffo, fargli sparare un paio di colpi in aria, sputare per terra e dire “Ok, chi ha iniziato?”. La fine del disco la sancisce Death mask, che potremmo interpretare come la fuga a cavallo di quello che aveva scatenato il putiferio nel saloon, ma, dato che mi sono rotto di parlare attraverso metafore Yankee, vi dirò, semplicemente, che corre splendidamente come tutto il resto dell’LP, andando a chiudere la mezz’ora risicata di sganassoni crudi che Wildmen ci regala.

In conclusione: disco breve, splendidamente nudo, splendidamente – ancora – crudo. Veloce, netto, immediato. Giusta la durata per un lavoro che, effettivamente, non ha grandi dinamiche, né spazia tra i generi e, tantomeno, cura i dettagli dell’esecuzione o premia fini lavori di post produzione. La vera testimonianza che il troppo stroppia e, a volte, è bene rimanere stretti.
E’ un disco e dura meno di mezz’ora, ma non penso sia importante: importante è saper battere bene il chiodo, se si conclude il lavoro prima del tempo, la durata diventa un qualcosa di puramente accessorio.

Con la curiosità di gustarmeli live il prossimo 14 marzo al Circolo degli Artisti, aspettandomi i gloriosi lividi del giorno dopo, il mio consiglio è di mettere da parte quei soldi che la musica indipendente di qualità vi chiede e acquistare le undici tracce che i Wildmen vi propongono.

R’n’R

GF

 

wildmen cover frontAutore: Wildmen

Titolo: Wildmen

Etichetta: Shit Music for Shit People

 

TRACKLIST:

1. Haters gonna hate
2.
D.R.U.N.K
3.
Born after night
4.
Zero generation
5.
Goin’ away
6.
Migrant love
7.
Black holes
8.
Crazy
9.
Bitch
10.
20.000 $
11.
Death mask

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