Apparat – Spring Attitude @Outdoor Festival – 07/10/2016

Roma, venerdì sera: dj-set di Apparat per Spring Attitude all’Outdoor Festival presso l’Ex Caserma Guido Reni. Ecco il nostro racconto e le voci dei protagonisti.

Questa è la cronaca di una bellissima serata. Per il sottoscritto – viste le passioni e le vocazioni – è stato un venerdì sera romano estremamente appagante condotto sulle linee parallele della musica e dell’arte. Un perdersi estremamente gradevole tra le meraviglie sorte per l’Outdoor Fest, giunto alla settima edizione ed oramai in pianta stabile tra gli eventi capitolini più attesi. Non è difficile scorgere fin da subito i motivi di questo successo. La location dell’ Ex Caserma Guido Reni conferisce al Festival un’atmosfera industrial e metropolitana ed è molto suggestivo addentrarsi nelle varie area della struttura, soprattutto quando la notte scende sulla città. La sua missione è chiara e cito testualmente: “L’Outdoor innesta l’arte e la cultura contemporanea nella struttura della città e intervenendo sulla sua struttura, fisica e intellettuale. Un percorso di crescita progressiva per un’esperienza culturale condivisa in linea con i più avanzati ed illuminatisistemi di governance del territorio. OUTDOOR ridefinisce le geometrie urbane e ne comunica il cambiamento.” Chiaro no?

Ci presentiamo all’ingresso per le dieci e mezza – Apparat apparirà a notte inoltrata – per goderci con il giusto anticipo le istallazioni e le opere esposte. Realizzazioni visivamente potenti, capaci di toccare e colpire gli occhi e l’animo di chi le ammira: se non le descrivo ulteriormente è perché – fortunatamente – Francesca Abbonato ha realizzato alcuni scatti capaci di rendere parecchio l’idea.

Il momento che mi ha davvero ipnotizzato è Waves del duo Quiet Ensamble. Non sapevo se ero di fronte a Moby Dick (la mia personale ossessione), una medusa gigante o un fantasma. Un unione perfetta di luci e suoni (spesso inquietanti) capace di lasciarmi per parecchi minuti immobile davanti a questo velo fluttuante nell’oscurità. Un’esperienza davvero molto forte, cosi’ ho deciso di fare qualche domanda agli autori, Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli.

Innanzitutto siamo curiosi di sapere come nasce il progetto Quiet Ensemble.

F: Il progetto Quiet Ensemble nasce da un’ esigenza istintiva di condividere con gli altri ciò che ci emoziona, cercando di mostralo nel modo più semplice e intuitivo possibile. Ci siamo conosciuti un anno prima di cominciare il progetto Quiet, eravamo in un teatro e con altre persone abbiamo provato a lavorare su alcuni progetti. Entrambi arrivavamo da esperienze formative intense, ed era il momento giusto per iniziare un nuovo percorso personale, mettendo in campo le nozioni apprese, sperimentando e cercando un nostro linguaggio. Durante quel periodo sono nate le radici del progetto Quiet che ha preso forma l’anno successivo. Stiamo quindi iniziando il nostro ottavo anno di attività insieme e incredibilmente ancora ci sopportiamo.”

B: Il progetto nasce 7 anni fa, ci siamo incontrati per caso e abbiamo cominciato a lavorare insieme per caso. Si è venuto a creare subito un buon equilibrio tra due caratteri molto diversi e la ricerca che abbiamo intrapreso dal principio focalizza proprio su equilibri instabili e quelle che chiamiamo orchestre fragili presenti in natura. Tramite l’utilizzo della tecnologia, complessa o semplice che sia cerchiamo di rivelare e/o mostrare eventi semplici, piccole cose, realtà che ci circondano ogni giorno e che spesso vengono ignorate, sottolineando la grandezza delle microscopiche meraviglie presenti intorno a noi e sotto ai nostri sguardi spesso distratti.”

Quali sono gli elementi che prediligete per le installazioni e a cosa vi ispirate?

F: Le ispirazioni nascono da aspetti piccoli e meravigliosi che accadono intono a noi di continuo, a cui spesso non si da particolare attenzione, come il ronzio di un insetto intorno a una lampadina, o le crepature di un vetro rotto. Il nostro è un osservare emotivo. Indaghiamo su elementi imprevedibili e casuali, che osservandoli e ponendogli la giusta attenzione, è possibile ammirare la meraviglia dell’inaspettato.”

B: La natura, il caso, il suono negli alberi, riflessi casuali di luce, le formiche.. cerchiamo di mantenere viva l’attenzione per le piccole cose e la tecnica utile per rivelarle ad un ipotetico pubblico.”

“Waves” ha un forte impatto scenografico con l’abbinamento di luci, suoni e movimenti fluidi. Nell’insieme l’opera è caratterizzata da uno stile elettronico e armonioso con effetti quasi ipnotici. Cosa vi piacerebbe provasse lo spettatore di fronte alle vostre opere? Quali sfere emotive/sensitive vorreste risvegliare?

F: Le reazioni del pubblico sono molteplici. C’è chi rimane affascinato dall’estetica e si ferma semplicemente a guardare le nostre opere, chi invece ne comprende il linguaggio e quindi riesce ad “ascoltare”. In “Waves” un telo di plastica assume forme, materialità e significati differenti a seconda di chi guarda. La spinta del vento fa assumere al telo forme e composizioni sempre differenti, e un elemento quotidiano e conosciuto, come un telo di plastica, diventa un elemento astratto, indefinibile, attraverso il quale vogliamo suscitare meraviglia in chi lo vede. L’invito è di porre attenzione verso le piccole cose, verso elementi apparentemente silenziosi o quieti, ma che in realtà serbano un’energia gigantesca che solo attraverso la pazienza e l’attenzione sarà possibile cogliere.”

B: Suggerire l’importanza e la grandezza di ogni cosa, la potenza emotiva è nel nostro sguardo.. ogni oggetto è un potenziale soggetto del dramma. Per noi è fondamentale essere spettatori curiosi del nostro lavoro una volta concluso. Anche in quest’opera creiamo inizialmente un sistema tecnologico controllato che, nel tempo subisce le inevitabili variazioni del caos. La forza del vento e della gravità generano una scultura vivente che muta sospesa nell’aria, sempre diversa. Con la luce e il suono cerchiamo di suggerire diversi stati d’animo e punti di vista differenti di un unico soggetto; la calma e il turbamento, la leggerezza e il peso insostenibile, una figura eterea che si snoda nel vento o un semplice lenzuolo svolazzante.”

Salutiamo Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli e continuiamo a lasciarci avvolgere da tutte le opere esposte e poiché manca ancora un po’ all’inizio del dj-set firmato Apparat by Spring Attitude, ne approfittiamo per fare due chiacchiere con alcuni dei presenti, per cercare di capire cosa li ha colpiti – o cosa li sta colpendo – maggiormente dell’ Outdoor Festival e ciò che espone.

“E’ il luogo ideale per passare una serata diversa” ci dice Eliana, studentessa d’arte. “La location è perfetta e le opere presenti sono davvero fantastiche. A me personalmente ha colpito molto la sala dedicata all’installazione con i laser luminosi. Un gioco di luci estremamente coinvolgente!”

Andrea, sorseggiando una Ceres mentre indica alcune zone dell’Ex Caserma, sottolinea: “Credo sia questa la forma più consona per l’arte moderna. Va bene i musei, ci mancherebbe, ma il presente è questo: visitatori coinvolti e attivi al cospetto delle creazioni. Fino a quanto dura il Festival? 31 ottobre? Bene, consiglio a tutti quelli che leggeranno quest’articolo di visitare questa bellissima realtà prima dell’ultima giornata!”

Così, tra un’immersione e l’altra (se volete ingannare ulteriormente il tempo, non mancheranno i ricercati punti di ristoro culinario), ecco che poco a poco la folla si concentra nella sala dove il nostro caro Apparat a breve incendierà l’aria. L’attesa è trepidante, l’euforia altissima e tutti lo aspettano per scatenarsi nonostante sia passato da poco a Roma con i suoi Moderat (PS: eravamo anche a quest’evento). Lo schermo dietro la console inizia ad attivarsi ed ecco apparire Sascha Ring. I battiti sono forti, il ritmo inarrestabile e ci accompagnerà fino a notte fonda. La degna conclusione di questa serata magnifica.

Foto di Francesca Romana Abbonato

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