AM: Matt, dove sei finito!?

Alex TurnerChi crede di inserire questo disco in un qualsiasi lettore cd per ascoltare gli Arctic Monkeys, non lo faccia. Si chiederebbe “ma che è sta musica?!”, senza apprezzarne le comunque inevitabili note positive. Io, probabilmente, ho atteso quest’album con troppa enfasi e aspettative, e a dir la verità ci sono rimasto un po’ male. Soprattutto, sulla scia di pezzi della Madonna quali R U Mine?, Evil Twin e You and I, mi aspettavo un AM cafone, grosso, tozzo e cazzuto. Un disco rock con melodie pazzesche (e queste, fortunatamente, ci sono; cazzo Alex Turner è pur sempre Alex Turner!), riffoni, infiniti fill di batteria e controcanti perfetti. Invece, a parte qualche pezzo, AM è un disco, a mio avviso, molto più pop che indie/rock/”stoner” e chi più ne ha più ne metta. Trovata pubblicitaria? Totale e definitiva – purtroppo – americanizzazione di quattro coattelli di High Green, Sheffield, UK? Non saprei.
Fatto sta che ci sono rimasto male e, sotto sotto, sebbene fiocchino commenti megapositivi, credo che in molti non l’abbiano presa troppo bene. Non so, non andrei mai ad un concerto degli Arctic Monkeys se facessero solo quest’album. Non fomenta, neanche un po’. E gli Arctic Monkeys solitamente fomentano, fomentano eccome, cazzo se fomentano! Troppi, TROPPI falsetti, troppa linearità, pochi colpi di scena, strumentalmente, poi, neanche particolarmente d’effetto.
Faccio solo un nome: Matt Helders. Io dico, ma si può costringere un batterista del genere a fare praticamente il nulla!? Al di fuori di R U Mine? la batteria è tutta un tum-pa tum-tum-pa. Eccheppalle! Ripenso a The View From the Afternoon, Pretty Visitors, ma anche la più recente Library Picture e mi piange il cuore nel (non) sentire Matt “THE BEAST” Helders. Per il resto che dire? Bah, lo continuo ad ascoltare ma rimango della mia idea: se associato agli Arctic Monkeys, questo album non mi piace.
Fosse un disco ascoltato per sbaglio da un amico, direi che è un album prodotto magistralmente, che ha dei suoni splendidi, che tutto sommato ha una scaletta che crea un buon “saliscendi”, che le melodie della voce mi fanno impazzire e che è suonato bene bene bene. Ma sono TOTALMENTE convinto che se AM fosse stato scritto dai PynkouPallins non avrebbe fatto parlare di se, semplicemente perché è un disco come un altro, per di più abbastanza noioso.
In fin dei conti, però, sono un bel debole, quindi se Turner e compagni tornassero a Roma sarei il primo a comprare il biglietto, su questo non c’è dubbio. Inoltre, sebbene rischi l’etichetta di bambinone, sono sempre più convinto che Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not  sia senza dubbio il più divertente, naturale, rivoluzionario, bello e importante fra i cinque dischi delle scimmie artiche.
C’è poco da fare, è troppo meglio pogare su canzoni come I Bet You Look Good On The Dancefloo o Still Take You Home, che fare gli intellettuali/intenditori di un bel niente ascoltando Knee Socks o Fireside.
È giusto voler cambiare, per carità, ma fatelo bene santo cielo! Con i tre pezzi pubblicati tra Suck It and See e AM avevano fatto il fuoco, una figata totale! Perché diamine non è rimasta quella linea guida? Dannati voi!
Quindi: viva R U Mine? (vero capolavoro, pezzo forte e “price maker” di AM), Arabella, No. 1 Party Anthem e Why’d You Only Call Me When You’re High (e il suo geniale video). Viva le melodie. Viva la produzione e il suono generale. Purtroppo, almeno per adesso, non viva AM.
In ultimo, viva i bambocci e i concerti casinari in cui chi sta sul palco si emoziona più di chi sta sotto

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=CIXhByCMnVs[/youtube]

Yeah,
M.C.

Autore: Arctic Monkeys
AMTitolo: AM
Etichetta: Domino Records

TRACKLIST
1 – Do I wanna know?
2 – R U mine?
3 – One for the road
4 – Arabella
5 – I want it all
6 – No.1 party anthem
7 – Mad sounds
8 – Fireside
9 – Why’d you only call me when you’re high?
10 – Snap out of it
11 – Knee socks
12 – I wanna be yours

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