Il Banco, Battiato e i problemi di senilità

Franco Battiato“È giusto giudicare un artista per i suoi gravi errori senili? Che cos’è meglio sputtanarsi o scomparire?” tuonava Jack Black in Alta Fedeltà, dall’omonimo romanzo cult di Nick Hornby.
Non è un interrogativo scontato quello di Black, che interpretava uno dei tre “feticisti del disco” protagonisti del film, anzi.
È un tipico del mondo della musica, al contrario di molti altri campi: più gli artisti invecchiano, meno innovativa e bella diventa la loro musica. Non è così nel cinema ad esempio: penso ad attori e registi che vetusti firmano capolavori. Ma la pop music funziona così – non vorrei generalizzare, il ritorno di David Bowie è tutt’altro che robaccia, ma spesso accade così – : i musicisti “affamati” e giovani danno il meglio, il nuovo, mentre quelli affermati prima continuano a fare esercizi di stile, insomma a fare quel che sanno fare senza rimettersi troppo in gioco, fino poi a rimettersi in gioco in maniere del tutto incomprensibili che rasentano il ridicolo.
Edoardo BennatoÈ successo a tantissimi: cosa è successo a Battisti dagli anni ’80? Cosa a Bennato dai ’90, cosa a Venditti, Battiato eccetera? Per non parlare di quando per qualche misteriosa ragione per fare danni si fondono addirittura da mondi completamente distanti artisti che fino a un minuto prima condividevano solo la data di nascita. Così è nato Lulu dei Loutallica (Lou Reed + Metallica), uno degli eventi discografici più deprimenti e sconsiderati della storia della musica, nonché punto più basso della discografia non di uno, ma ben due artisti!
Ma di loro abbiamo già parlato tempo fa; invece proprio in questi giorni mi sono imbattuto in qualcosa che mi ha fatto saltare il cervello, ma veramente.
Leggo che il Banco del Mutuo Soccorso, per chi non lo sapesse, anche se dubito che chi legge questo sito non lo sappia, la band di rock progressivo romana più innovativa, virtuosa ed influente per tutti gli anni ’70, ha pronte novità discografiche.
Bene, da fan, aspetto novità discografiche notabili da anni: dopo tre album fantastici infatti il Banco non ha mai più dato il meglio di se, facendo passare degli anni ’80 da incubo ai propri seguaci, e riprendendosi (un pochino) negli anni ’90 e ’00 con un’intensa attività dal vivo degna dei primi anni. La quiete prima della tempesta: il silenzio discografico del BMS è stato interrotto da sporadici live celebrativi (No Palco nel 2003 contenente il concerto a Capannelle per il trentennale), rarissimi e poco simpatici inediti (Nudo nel 1997), qualche iniziativa solista e, l’anno scorso, da un megacofanetto per il quarantennale munito di ciddí identico al primo album e un disco di “inediti” fasulli, ovvero antichi brani dell’epoca doro che i fan chiedevano a gran voce, avendone solo copie piratate e non una ufficiale, che però sono pervenuti in versione piano solo o quasi, snaturando il senso dei pezzi. Ma vabbè. Chissene frega, no? Saranno trent’anni che non fanno nulla, ma quei primi tre dischi mi hanno cambiato la vita.
Insomma, 2013. Sono passati quarantuno anni dalla nascita del Banco e la band romana decide di dedicare quest’annata a Darwin!, il loro secondo album.
DI GIACOMO, NOCENZIIn arrivo, ovviamente, disco live suonato l’anno scorso per il quarantennale e disco originale però – per chissà quale santo in paradiso, dopo averlo ripubblicato in tutti i modi possibili – remixato e rimasterizzato. Beh, rimango piacevolmente sorpreso, o perlomeno non offeso da edizioni da collezione costose e ridondanti, o inediti scabrosi.
Questo pensavo finchè qualche giorno fa vengo a sapere che un inedito c’è. Non solo una canzone completamente nuova suonata dalla band (non succedeva da circa sedici anni), ma con un grande guest, Franco Battiato, e un video! Un regalo, pensavo.
Battiato, un altro che mi piace tanto, e che sono secoli che fa robaccia. Beh, quale occasione migliore per redimersi entrambi e regalarci una perla.
Così esce il video in anteprima su repubblica.it (e dove se no).
Non so come esprimermi: Imago Mundi, questo è il titolo, è riuscita ad infamare il Banco, stanco, ripetitivo, inutilmente virtuoso, poco incisivo (canta più Nocenzi di Di Giacomo, ma perché?) e Battiato, che ormai, lo diciamo da troppo tempo, è la parodia di se stesso (eccezion fatta per il featuring con le Lilies on Mars dove si salva proprio perché deve fare la parodia di se stesso).
Il tutto coronato da un video fatto in casa (Battiato è proprio a casa, non si fa per dire), fuori sync, falsamente ecologista, pieno di citazioni colte (si parla addirittura di Koyaanisqatsi nei commenti dell’ancor più “socioimpegnato, culturalmente emancipato” lettore medio di Repubblica) e un manierismo nell’uso del “video digitale” da far pensare che gli anni ’90 ci siano stati solo per me.
Insomma, l’ultima goccia.
Alla domanda di Black rispondo con questo sfogo, anche se comprerò il disco perché feticisti si nasce, e finalmente rimetto ogni speranza ad Oscar Wilde, così le citazioni colte le faccio pur’io: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”.

effebbí

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