Be A Bear|Push-e-Bah

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È quel tipo di musica che quando sei ragazzo ti spari in cuffia mentre cammini in un viale alberato, immaginandoti protagonista del videoclip della tua stessa vita: struggente, melodica, imponente ma al contempo non invasiva: la perfetta colonna sonora del tuo primo bacio, di una corsa in macchina, di un giorno di pioggia o di un bagno nel mare.

Nella musica di Be a Bear, pseudonimo di Filippo Zironi, c’è di tutto e di più: anni ‘80 e ‘90, Chemical Brothers, College, Kraftwerk, Moby (il cui richiamo in “Mr. Mobbie” è più che palese) e anche qualcosa dei primi Depeche Mode. Il disco è molto vario sebbene vi sia sempre una linea guida che lo caratterizza fin troppo precisamente; riff di chitarra, come nella bellissima “My Lullaby”, si alternano a strumenti di impronta più elettronica, come nella scanzonata “Don’t say no”; “Accelerate 7.0” potrebbe benissimo essere la colonna sonora di un videogioco per Nintendo, e non faccio a tempo a perdermi nelle atmosfere “orientali” di “Fun” (il Gong è un colpo di genio) che mi ritrovo a viaggiare nel tempo e nello spazio, comodamente disteso sul mio letto, mentre ascolto “Time” e “Back in the days”. Se la prima è un ritmato incedere e fluttuare su onde elettro-psichedeliche, la seconda è perfetta cornice di una ragazza che balla in Slow Motion in un club di Bristol, con le luci che seguono il ritmo del beat e risaltano i lineamenti della ballerina.
Be a Bear è tutto questo, e anche di più: melodia, ritmo, scelta dei suoni brillante e geniale e mai ripetitivo, seppure questo tipo di musica a volte rischia di esserlo. Insomma, o lo si ascolti per ballare, o per rilassarsi, Push-e-Bah è veramente un gran bel disco, che non mi pento di consigliare ad amici e nemici.

 

2016 (La Sete Dischi)

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