“Nel rispetto della quiete” dei Beer Brodaz

Io e i Beer Brodaz ci incontriamo al loro box, il luogo dove tutto è nato e dove tutto sta prendendo una nuova forma. Insomma, il posto in cui viene deciso in che modo fare il prossimo casino.

Loro attaccano i cavi, la stufa e iniziano a provare. Quasi quasi non gli faccio nessuna domanda e li lascio continuare a provare. Perché i Beer Brodaz sono così, ti fanno venir voglia di saltellare anche alle 22:30 di un grigio martedì di dicembre.

Dopo aver sentito Rutta Libre(video qua su, girato da Luca Caruso), singolo di punta dell’ultimo album “Nel rispetto della quiete”, decido di scoprire cosa sta dietro a questo gruppo emergente di Roma Sud (sottolineo, “Roma Sud” e presto scoprirete il perché).
Non vale molto la pena soffermarsi sul passato, quando nascono, da dove vengono, perché esistono (nel 2002 tra i banchi di scuola, più precisamente sul banco di Corrado Traballesi, voce e chitarra, e Arman Derviskadic, chitarra) piuttosto è di vitale importanza per questo gruppo parlare di oggi, di quello che sono, di dove saranno domani.
beer brodaz2L’ultimo album “Nel rispetto della quiete”, presentato al CSOA La Strada il 14 novembre, è un’esplosione di umorismo e leggerezza che a un primo ascolto può far pensare a “la solita musica demenziale che non dice niente. A riguardo Corrado, il front man del gruppo, ci tiene a dire la sua anche perché la maggior parte dei pezzi sono usciti fuori dal suo taschino. È vero che molti brani dei Beer Brodaz sono divertenti, che la musica è studiata per far ballare e darsi gli spintoni e che difficilmente si possono trovare peli sulle loro lingue ma se dite “demenziale” allora probabilmente non avete ascoltato bene.
I testi, anche quando camuffati in chiave ironica, sono rappresentativi della società più spicciola, dell’adolescenza vissuta in piazza a bere via l’abitudine, dell’infanzia passata a giocare con il Super Santos, delle sere trascorse in goliardia dietro alle belle ragazze. Dietro ai loro pezzi c’è un lavoro ragionato, ricercato e sudato ma per capirlo bisogna provare ad andare oltre ai vestiti scoprendo così l’anima di questi “monaci”.
Il loro vero messaggio a primo impatto non viene recepito e loro lo sanno bene. Sanno che arriverà dopo, a coloro che si interessano davvero al contenuto e non alla forma (quella che dicono può sembrare “una cazzata ma una cazzata a scoppio ritardato“).

Ai Brodaz non si può chiedere di essere altro da quello che sono: quattro ragazzi seri che sanno divertirsi senza far male a una mosca. Già, seri. Perché nonostante ai live risultino sfascioni e a volte “volgarotti”, nella vita quotidiana sono anche loro alle prese con impegni, studi e lavori. Quando Corrado canta “pugno chiuso e rutta libre” non penseresti al tipo di lavoro che fa (che per motivi misteriosi resterà un mistero ma vi assicuro che non ve lo aspettereste mai). Arman, ingegnere, tra poco andrà in Olanda per lavoro. Massimo Ricciardi, detto Max (il bassista), ha in mente di scrivere il suo secondo libro e Sefano Mazzucca si sta mobilitando per riuscire a vivere della sua passione: la batteria. A loro però, quando sono I Beer Brodaz, non interessa nient’altro che della loro musica e “magari ci si potesse svegliare e suonare la chitarra tutto il giorno“.
Sanno bene, però, che nella vita per ottenere ciò che si vuole bisogna impegnarsi e sacrificarsi.

Peter Pan“, quarta traccia del nuovo album, è forse la canzone più malinconica (una parola che proprio non si addice a i Beer Brodaz) e allo stesso tempo realista di questo gruppo. Quello che il brano ci presenta è il momento in cui, una volta crollate le sicurezze adolescenziali, ci si ritrova a trent’anni a chiedersi “e ora cosa faccio?”

“E siamo stanchi e insoddisfatti di aver fatto nulla. Diciamo sempre che partiamo ma la cosa bella è che aspettiamo qui seduti che l’adolescenza ci abbandoni e che finisca questa festa”

 

beer brodaz4Ci parla di giovani che piagnucolano e che non si attivano, cose che mai si potrebbero dire sul loro conto che invece di volontà e impegno ce ne hanno da vendere. Tra gli obiettivi a breve termine c’è quello di riuscire ad ampliare ancora di più il loro incredibile pubblico. Già perché i Beer Brodaz oggi sono quello che sono soprattutto grazie al loro seguito che da anni gli dimostra grande attaccamento.
Vi ricordate quando ho citato “Roma Sud”? Ecco, è da lì che vengono tutti i “Fanbrodaz”, i più fedeli, i più casinisti. Alla Strada, la sera del lancio dell’ album, oltre a loro c’erano oltre cinquecento persone (almeno seicento!). Niente da invidiare ai professionisti del settore tanto che i componenti del gruppo si dicono ironicamente stupiti di non essere già dove avevano immaginato di essere, cioè “in alto”.

Altra cosa che non si può dire dei Beer Brodaz è che non hanno stima in loro stessi. Ci credono eccome in quello che fanno e hanno in progetto di suonare al Carnevale Liberato di Poggio Mirteto e al Concerto del primo Maggio di Taranto. Ci credono così tanto soprattutto perché tutto quello che hanno lo devono alle loro forze, alla loro scelta di autofinanziarsi e alla loro distribuzione indipendente. Niente ufficio stampa, nessun supporto da parte di manager. Nessun contest, nessun concorso.

beer brodaz5Se si guardano indietro sanno che devono molto della loro ancora tiepida fortuna a quel singolo che spesso urlano ai loro live, quello dove ad un certo punto tolgono le mani dagli strumenti e gridano “alla sorca, la sorca, la sorca!“.
Forse è per questa canzone che a volte sono stati etichettati come “demeziali” ma loro non la rinnegano, anzi. Il loro scopo è rinnovarsi continuamente e proporre nuovi argomenti con “demenzialità di cristallo, come ci tiene a precisare Max, che io chiamerei leggerezza intelligente.

Il nuovo album ci proietta già in una nuova atmosfera, dove piano piano si abbandonano le scorribande giovanili e ci si affaccia all’età adulta. Tutto questo, naturalmente, senza mai abbandonare l’umorismo che da sempre li caratterizza.

La speranza del gruppo è quella di poter sempre trovare riparo nella loro musica spensierata e diventare una band di cui tutti si ricorderanno anche fra cinquant’anni. Sono coscienti della dicotomia che intercorre tra quello che sono fuori e dentro i Brodaz ma si augurano di riuscire a far vivere questo spirito un po’ frivolo, se così si può dire, per ancora molto tempo.

I Beer Brodaz non sono scandalosi, non dicono niente che non non sappiamo già.
Semplicemente, lo dicono in modo spontaneo, senza filtri e senza limiti.

Non ci resta quindi che aspettare il prossimo live (questa sera, al Qube) per goderci l’entusiasmo genuino di questo gruppo e scrollarci di dosso un po’ di pietre che tutti i giorni ci portiamo dietro.
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a cura di Lorenza Ventrone

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