BetterCallBelli #7: Una luna di miele con l’abisso

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Un ritorno dalle vacanze estive segnato da voci femminili. Un ritorno a Better Call Belli con un accostamento che molti reputeranno forzato ma non il sottoscritto, e molto probabilmente nemmeno voi, con un piccolo sforzo d’ascolto e d’apertura. Visti i precedenti scritti, molti conosceranno il mio amore – artistico ovviamente – per Lana Del Rey. Se il colpo al cuore, e ai timpani, scattò con il folgorante esordio di Born To Die, il successivo Ultraviolence ha segnato il pieno sostegno e trasporto per una figura capace di distruggere ogni singolo aspetto da icona pop commerciale creatosi attorno alla propria aurea. Recentemente ho ascoltato come si deve la nerissima Chelsea Wolfe. Supportata da copertine internazionali, recensioni altisonanti e un alone magico, con l’uscita dell’ ultimo Abyss ne ho approfittato per cadere insieme a lei in un gorgo gotico e torvo. E dopo parecchi ascolti delle due ladies ho pensato che, in fondo in fondo, un accostamento non fosse un’eresia così ciclopica. Ovviamente la critica e l’ascoltatore prevenuto e superficiale storcerà subito il naso dinanzi a Lana e preserverà come un cucciolo Chelsea: è vero, la Wolfe è sempre stata fedele al “personaggio”, non ha mai avuto trasformazioni (solo miglioramenti) e un oscuro mantello nero l’ avvolge fin dal primo disco. Chelsea Wolfe non è mai uscita dal giro underground e non ha mai avuto – in parte purtroppo – la visibilità di Lana e ciò le ha permesso di calcare ancora di più la mano nelle dannate composizione sonore.

Per l’ex Miss Lizzy Grant invece il discorso è diverso: raggiunto il boato planetario con la nuova veste di Lana del Rey (su YouTube il video di “Young and Beautiful” è a quota 152 milioni di visualizzazioni), disco dopo disco ha distrutto dalle fondamenta l’accattivante indie-pop sventolato con Born To Die, abbattendo il tutto con quel suicidio commerciale di Ultraviolence: un capolavoro in grado di far capire finalmente la mole dell’autrice. Ultraviolence è un insieme fosco e tormentato da sogni spezzati e pensieri sofferti diluiti in una forma canzone completamente estranea e libera da ogni logica commerciale.

Avevo dei timori su Honeymoon. Ad un solo anno di distanza dal predecessore temevo fosse un doloroso rimedio per recuperare fan ed incassi. La copertina tornava a colori, molto più ammiccante e patinata con quei soleggiati scenari balneari. Grazie al Dio della Musica mi sbagliavo: Honeymoon è anche “peggio” di Ultraviolence. Citando la recensione di Ondarock: “L’album pop più triste e poco confortevole mai inciso da una star delle classifiche.” Non posso che concordare.

Il viaggio di entrambe è diverso nel tragitto ma identico nella destinazione: Lana parte dalla luce dei riflettori per portarti nell’ombra della tristezza, Chelsea è già nelle tenebre e vuole scendere ancora più giù. Insieme ti porteranno a fare i conti con i lati più oscuri e sensibili dell’animo umano. Palesemente diversi sono gli involucri sonori: la Wolfe è un pugno nello stomaco, una mano che ti strattona violentemente verso il basso, Lana è una carezza amara data per l’ultima volta. Abyss mi ricorda il greve incombere sonoro degli Swans di The Seer e passi più strumentali di The Unnatural World degli Have a Nice Life. La voce affonda nel tormento e nel buio, come l’artista stessa appare nella bellissima copertina. “Iron Moon” è una sublime richiesta d’aiuto. Lana invece è apparentemente innocua ma appena può cala la falce: ascoltate “The Blackest Day” (forse il pezzo più bello) e “God Knows I Tried” e cercate di riprendervi senza troppi traumi.

Cosa unisce queste artiste apparentemente così diverse?

In primis la completa libertà e indipendenza: Chelsea Wolfe continua coerente nel proprio percorso, migliorandosi fino alla perfezione, Lana del Rey si è creata un nuovo contesto di valore altissimo. Abyss renderà fieri i fan di vecchia data e ne avvolgerà di nuovi, Honeymoon deluderà forse per l’ultima volta chi voleva i soliti inni commerciali. Entrambe fanno la musica che vogliono, fregandosene e entrambe cantano – seguendo le proprie peculiarità e vocazioni – i lati più dolenti e sofferti della vita. Chelsea Wolfe ti spaventa con la forza, Lana disarma con la  tristezza. Ovviamente non sono le uniche a farlo e molto probabilmente qui su Better Call Belli a breve continueremo il discorso, ma credo che Lana e Chelsea rappresentino perfettamente le due complesse e spesso affini parti della nostro cuore che spesso, non potendo sopraffarsi, preferiscono convivere in quella che da oggi chiamo la mia luna di miele con l’abisso.

Al mese prossimo, e per le lodi e gli insulti non esitate a scrivere alla mail: alessiobelli1986@gmail.com

Ecco un “piccolo” spoiler sul prossimo appuntamento …

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=8c_3Afx9ZGE[/youtube]

 

Alessio Belli

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