BetterCallBelli #9: New Order & Editors, un accostamento completo

New New Order: Stephen Morris, Tom Chapman, Bernard Sumner, Phil Cunningham and Gillian Gilbert.

Dopo la felice parentesi riguardante il ritorno degli Scisma anche quest’appuntamento di Better Call Belli propone un accostamento. Dopo il trattato oscuro Del Rey – Wolfe, questo mese mettiamo insieme padri e figli, allievi con i maestri. Di chi parliamo? Presto detto: prima le date.

25 settembre: esce Music Complete dei New Oder; 2 ottobre: esce In Dream degli Editors.
A distanza di una settimana i due gruppi tornano con una nuova fatica discografica allietando le nostre anime con lavori importanti. L’accostamento nasce poiché gli Editors di Tom Smith posano da parte le chitarre e rispolverano le macchine e i synth come fecero nel mirabile terzo album In This Light And On This Evening. I ragazzi di Birmingham non hanno mai nascosto i punti di riferimento: nati e legati ad una scena sbocciata alle soglie del terzo millennio – di cui abbiamo già parlato QUI –, che ha in Turn On The Bright Light degli Interpol la pietra angolare, a livello compositivo nei primi due dischi hanno sapientemente assimilato la lezione di R.E.M. e U2. Quando hanno sfoggiato l’elettronica nera sono entrati in ballo Joy Divison e soprattutto i New Order.

Ovviamente gli Editors sono molto di più del solito gioco di rimandi, hanno talento vero e un’arma in più: la voce di Smith.
Ma ciò che amo di più – e qui sopraggiungono davvero i R.E.M. – è la continua voglia di mettersi in gioco, sconvolgersi e rinnovarsi. An End As A Start è l’evidente perfezione del sound dell’esordio The Back Room. In This Light And On This Evening è stata la svolta rischiosa ma alla fine vincente, accolta positivamente dalla critica e poco a poco anche dai fan più ostici: basti vedere come ballano “Papillon”. Poi la scalata alla classifiche di vendite e radiofoniche con The Weight Of Your Love. La prova effettiva della maturità: un intenso e vissuto concept su tutte le sfaccettature dell’amore (ricordate Out Of Time?). Il primo disco senza lo storico chitarrista Chris Urbanowicz ha generato una composizione molto più incentrata sulla ballata melodica con annesso sfociare orchestrale che sulla celeberrima cavalcata elettrica. Dopo l’amplia visibilità riscossa dal disco, colmata in Italia dal trionfale live dell’anno scorso al Rock In Roma, gli Editors ricambiano le carte in tavola e si perdono – per ritrovarsi? – in un oscuro manto di sogni e tastiere.

editors-in-dream-copertina
La copertina è bella quanto emblematica: Tom Smith avvolto da un buio nebbioso, immerso in un plumbeo mare (di sogni?) ma ricoperto da un fascio di luce sovrastante (il potere della musica?). Più che tentare di interpretare i vari simboli della cover, credo sia utile notare come essa riesca a presentare fin da subito l’atmosfera che regnerà per In Dream: uno scenario oscuro, sognante, romantico ed estremamente curato in ogni dettaglio. “No Harms”, primo antipasto del disco uscito parecchi mesi fa e messo in gratuito download dalla band stessa, è di una bellezza suntuosa. Il tessuto sonoro entra poco a poco nella pelle, in maniera sinuosa e avvolgente, i battiti sono lenti e la performance vocale di Smith è da k.o. L’altro singolo – uscito da poco – è la seconda traccia: “Ocean of Night”. Se “No Harm” era uno scorcio lisergico e immobilizzante, questa canzone è una classica ballata di pianoforte molto orecchiabile. Le successive “Forgiveness” e “Salvation” sono più accattivanti che belle, grazie anche ad una poco velata presenza dei Depeche Mode. Poi arriva il pezzo che molto probabilmente non ci toglieremo mai dalla testa, la “Papillon” di In Dream: “Life Is A Fear”.
Chiuso da un’altra ballatona – “Marching Orders” – reputo In Dream un buon album. I synth non sono taglienti come in In This Light And On This Evening e la base elettronica non è veloce e sostenuta. Qui tutto il tessuto sonoro è un sipario dolente e intenso usato per incorniciare canzoni sentite che richiedono più di un ascolto per essere assimilate. Trovo veramente fuori luogo le critiche che ho sentito su questo lavoro, in cui gli Editors vengono tacciati di essere in crisi creativa: una band in quello stato avrebbe fatto lo stesso disco ogni volta ripetendo la formula vincente di An End As A Start, e, per quanto l’elettronica sia la grande scappatoia del gruppo dalla forma rock, i dischi che questa variante produce per me sono parecchio oltre la sufficienza. Sicuramente non banali o frutto di logiche commerciali. Diamo plauso ad un gruppo che ad ogni album suona e canta ciò che sente più urgente e importante.
E sapete qual è la cosa divertente? Che se i giovani Editors hanno fatto un disco maturo e sofferto, i vecchi New Order hanno fatto un disco dalla freschezza e dalla potenza adolescenziale.

Sono i piccoli grandi giri del rock e gustarseli è un piacere, anche perché la situazione in cui li avevamo lasciati non era affatto delle più rosee. Anzi: Hook che dopo Waiting For The Sirens’s Call lascia in maniera brusca il gruppo e si spacca in quattro per boicottarli, le critiche condizioni di salute di Gillian Gilbert (al momento fortunatamente migliorate). Non si prospettava niente di buono eppure proprio da un altro evento delicato è ricominciata la risalita: una serie di eventi per raccogliere fondi contro la mattia che ha afflitto Michael H. Shamberg, lo storico videomaker del gruppo. Purtroppo alla fine il nostro non ce l’ha fatta, ma mi piace pensare che il nuovo inizio dei New Order sia sbocciato dalla sua fine.
NO_MC
Da suddito eterno della wave dico subito la cosa più importante e emblematica: in Music Complete riesce a non farsi sentire l’assenza di Peter Hook. E visto che reputo il nome appena scritto uno dei più grandi, geniali, seminali e innovativi musicisti della storia della musica, capite che bellezza deve essere il nuovo disco. In cattedra salgono, per l’ennesima volta, Summer e Morris, più il primo che il secondo. La formula vincente? Essere semplicemente i New Order: ovvero una delle più grandi band di sempre. Music Complete ci offre questo: ciò che tutti vogliamo sentire da Summer e soci, fatto come si deve.

Dovete capirci, noi pazzi amanti della musica: abbiamo bisogno di punti fissi e certezze, soprattutto dai nostri miti. Eppure non c’è eccessivo revival o nostalgia e la band riesce ad essere ben più moderna e attuale di tanti discepoli ben più giovani. Ascoltate un pezzo come “Tutti Frutti”, con la voce italianissima di Giacomo Cavagna: in un altro disco poteva essere un gradevole divertissement, qui invece è un pezzo brillante e irresistibile. Ma che la situazione fosse ottima lo si capisce dalle prime note dell’opening “Restless”(primo singolo), passando poi per “Singularity” e “Plastic”: un trittico iniziale eccellente. E ben calibrate sono anche le ospitate di Iggy Pop (che in “Stray Dog” recita una poesia dello stesso Summer) e Brandon Flowers dei The Killers (legatissimo ai New Order già dal nome del suo gruppo). La copertina di Peter Saville – artista che non necessita di presentazioni – è la chicca in grado di chiudere il cerchio nella maniera più consona e coerente. Senza perdere tempo con paragoni o richiami col passato, godiamoci la nuova e florida primavera dei New Order che con questa nuova musica completa hanno aggiunto un altro capitolo importante alla sua epica storia.

Così, ad una settimana di distanza, New Order e Editors hanno piazzato l’ennesimo colpo vincente: ora, a voi l’arduo compito di scelta e schieramento: io, non so voi, mi avvolgo della facoltà di non decidere.
Al mese prossimo, per il nuovo Better Call Belli dedicato al meglio del 2015, e se nel frattempo avete l’impellente bisogno di scrivermi per lodarmi o insultarmi in egual maniera, potete farlo tranquillamente alla mail alessiobelli1986@gmail.com

 

di Alessio Belli

 

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *