BetterCallBelli #12 | Fiore de Niente

Il Muro del Canto - Foto1

“Vado in moltissimi posti, e alla fine torno sempre dove sono già stato.” Don  Draper, Mad Men (S03,Ep01:Viaggio d’affari)

Li abbiamo visti dal vivo all’Atlantico Live qualche settimana fa. L’occasione era importante: l’uscita del nuovo disco, Fiore de Niente. Si, stiamo parlando de Il Muro del Canto. E hanno fatto centro anche questa volta. Il percorso iniziato con L’Ammazzasette e ampliato con Ancora Ridi continua a consolidarsi con la terza fatica discografica. In Fiore de Niente il gruppo capitolino continua ad addentrarsi nel vincoli più oscuri ed emotivi dell’animo umano usando come mezzo la tradizione romanesca e l’annesso dialetto. È la loro grandezza: marcati ed identificabili in un chiaro contesto e risultare universali per i temi e le emozioni trattate. Si parte da Roma, si parla romanesco, ma  i sentimenti sono quelli di tutti noi, situati dentro o fuori le mura della Capitale.

Non ho mai nascosto il mio legame con Roma (la città, non  la squadra) e magari un giorno affronteremo il discorso su quest’ultimo avamposto della decadenza, su quest’ammaliante e torva fusione tra Gotham City e Babilonia: capirete sicuramente quanto possa amare una band capace di cogliere con tanta forza, passione e poesia l’anima della mia città. Di conseguenza, sono molto felice di lasciar proseguire il discorso ai diretti interessati. Ho fatto qualche domanda a Daniele Coccia, voce e autore dei testi del “Complesso Popolare di Musica Romana” battezzato Il Muro del Canto. Buona lettura.  E lasciate un preghiera a la Madonna delle Lame.

Ancora Ridi si concludeva con “Arrivederci Roma” mentre “Ciao Core” apre alla grande Fiore de Niente: potete raccontarci cosa è successo tra questi due saluti?

Sono stati tre anni intensi, carichi di soddisfazioni e piacevoli fatiche. Abbiamo collaborato con gli Assalti Frontali realizzando la canzone e il video “Il Lago che Combatte”. Un progetto molto sentito, che è andato aldilà della musica. La canzone ha fatto da colonna sonora alla lotta di un quartiere. La gente ha vinto e si riappropriata di uno spazio che è diventato pubblico, un lago, un parco. La storia è molto bella, sembra quasi una favola urbana. Per chi non la conoscesse consiglio di cercarla su YouTube.
Poi è stata la volta di “Figli come noi” una canzone che abbiamo scritto pensando a TUTTI quelli che sono morti o che sono stati vittime di abusi e di brutalità da parte delle forze dell’ordine. L’importanza e la gravità dell’argomento ci hanno spinti a non considerare questo brano come uno dei tanti. Siamo stati supportati da A.C.A.D. (Associazione Contro gli Abusi in Divisa) e dal regista Marcello Saurino. Sono stati coinvolti molti volti noti del mondo della musica, dello spettacolo e dell’informazione. Hanno partecipato con grandissima dignità e determinazione anche diverse famiglie vittime di abusi.
Insieme a Tommaso Piotta Zanello poi abbiamo arrangiato“7 Vizi capitale”. Il brano è dedicato alla grandezza e alle bassezze di Roma. Questo è uno dei brani di “Nemici” il nuovo album di Piotta. Anche in questo caso un c’è un bellissimo videoclip che consiglio di vedere.
Sempre in questo periodo le nostre strade hanno incrociato quelle dei Colle der Fomento e delle Bestierare. Nel frattempo abbiamo scritto“Fiore de Niente” e continuato a fare concerti.

 Cosa  ha ispirato e influenzato la composizione di  Fiore de Niente?

Gran parte dei nostri testi sono ispirati dalle emozioni umane. Tranne “Figli come noi” nessun testo di “Fiore de Niente”è direttamente ispirato a fatti reali. Le nostre sono riflessioni ispirate da personali deduzioni ed emozioni, ricordi reali e personali, mescolati a storie di altre persone. Un po come succede nei sogni.

  Tra “Ginocchi Rossi” e “Vivere alla Grande” si oscilla tra passato e presente, quale delle due dimensioni sentite adesso più calata nella vostra musica?

Le riflessioni che fa Alessandro Pieravanti nei suoi racconti fanno di certo parte del presente. Quando parla di centri commerciali o di palazzinari si può inquadrarlo nella Roma di questi anni. Mentre nelle canzoni non ci sono riferimenti temporali precisi. Probabilmente l’immaginario è sospeso tra il secolo precedente e la fine dell’ottocento. In “Fiore de Niente” ho fatto cenno ad autogrill per fatti tristemente noti, e ad un aperitivo come simbolo dei costumi di oggi. “Ginocchi Rossi” e “La Neve su Roma” rievocano il passato per raccontare affetti che sopravvivono allo scorrere del tempo e un uomo che crescendo ricorda chi era per capire chi è oggi.

  Che esiti ha generato – o sta ancora generando – il brano “Figli come Noi”?

“Figli come Noi” è una canzone scomoda e dolorosa che parla di morti veri, di vite spezzate, di qualcuno che era potenzialmente come tutti noi e che ha fatto purtroppo una brutta fine. La cantiamo in punta di piedi per rispetto di tutti quelli che hanno perso un famigliare in queste circostanze, nella speranza che non succeda mai più. Il brano è stato candidato al premio di Amnesty International voci per la libertà sui diritti umani.

 Che ne pensate dell’attuale scena romana e degli artisti attualmente in voga, ad esempio I Cani, anche loro molto legati a Roma, ma in maniera ipermoderna? C’è qualche artista che vi piace particolarmente, oltre a quelli con cui avete già collaborato?

La scrittura dei Cani è lontana anni luce dalla mia, anzi posso definirla l’opposto esatto. Ma “Aurora” per intero è un bellissimo disco che sa raccontare il tempo e la nostra generazione. “Non Finirà mai”, “Baby Soldato”, “Il Posto più Freddo” e “Una Cosa Stupida” sono lo specchio di questi anni a Roma. Tra gli altri ci piace molto Adriano Viterbini, Wrongonyou, Emanule Colandrea , Galoni e Rancore.

 Le vostre canzoni hanno potenza evocativa clamorosa, dei piccoli film. Io personalmente le vedo molto in linea con lo stile del compianto Caligari: c’è un regista con cui vorreste collaborare, magari per una colonna sonora?
Molti dei registi che preferiamo fanno parte del passato di una Roma e di un Italia che non c’è più, quella precedente alla grande crisi culturale. Penso a Luigi Magni, a Ettore Scola e a Pasolini.
C’è una canzone in Fiore de Niente di cui siete più orgogliosi?
Credo che ognuno di noi ne abbia una diversa. Ma soltanto “L’Anima de li Mejo” può metterci d’accordo tutti. Nessun altra band avrebbe scelto una canzone che parla di morte, come primo singolo per presentare un disco se non per amore puro.

  State per tornare in giro per l’Italia: dal vivo quale altro posto oltre Roma vi fa sentire “a casa”?

La prima città che mi viene in mente è Torino, il calore incontrato in questa città nelle nostre sortite ci ha davvero sempre emozionato e fatto sentire a casa.

  Tornando a Roma, c’è un quartiere che con il suo stile vi rappresenta, che sentite particolarmente vicino? Senza togliere niente agli altri, ci mancherebbe!

San Lorenzo è il quartiere che preferiamo e dove abbiamo la nostra sala prove. Qui ci incontriamo per una birra o per discutere di qualsiasi cosa. Abbiamo anche dedicato una canzone a questo quartiere.

 Bene; chiacchierata conclusa. Anche questo mese sapete cosa ascoltare e chi andare a vedere dal vivo. Al prossimo appuntamento, sperando che abbiate capito il senso della citazione iniziale.

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