BetterCallBelli #13| Un Oscuro Scrutare

Darkwave lo chiamano:  post-punk, gothic e synth hanno generato un meraviglioso abisso sonoro in cui è impossibile non specchiarsi. La colpa è  soprattutto degli Ash Code e di Posthuman, il secondo bellissimo disco. Facciamoci guidare dalle loro parole in questo oscuro e affascinante mondo musicale.

Amate Philip K. Dick? Io tantissimo. La svastica sul sole, Cronache del dopobomba, Scorrete lacrime, disse il poliziotto, Il cacciatore di androidi sono opere meritevoli della mia fedele venerazione. Ma in questo appuntamento di maggio di Better Call Belli vi chiedo se conoscete Un oscuro scrutare. A Scanner Darkly, in lingua originale. Richard Linklater nel 2006 ne ha fatto un film visivamente spettacolare con quel  mito di Keanu Reeves. La storia è questa: in un imminente futuro, in California, c’è un appartamento pieno di tossici oramai completamente succubi di una nuova e potentissima droga chiamata Sostanza M. Tra di loro c’è il protagonista, Bob Arctor e tutto ciò che nasconde. Bene, mentre preparavo questa intervista agli Ash Code avevo sempre in mente quest’opera. Perchè? Semplice: la Sostanza M di cui sono dipendente è la loro Musica. Se Oblivion,  l’esordio, è stata una felicissima folgorazione, Posthuman è la più salda certezza. Gli Ash Code sono Alessandro e Adriano Belluccio e Claudia SchoneNacht, campani, celebrati in Italia quanto all’Estero. Anzi, no: all’Estero di più. In questo periodo in cui la mia droga è la wave più fredda e nera, la loro formula musicale\visiva è una dipendenza micidiale. Sentiamo allora cosa hanno dire ed iniziamo questo oscuro – quanto magnifico – scrutare.

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Se mi assecondate, vorrei organizzare una presentazione diversa: ognuno di voi si racconta ai nostri lettori tramite tre dischi; quali scegliete? E perché?

Claudia: io scelgo tre dischi rappresentativi del mio percorso musicale, il primo è “Disintegration” dei Cure, disco che mi ha cambiato la vita e fatto capire che tipo di musica mi piaceva davvero, la musica che raccontava al meglio la mia interiorità. Poi il primo disco dei Dead Can Dance, colonna sonora degli anni dell’Università, mi ha accompagnata in ogni tappa significativa per me. Infine ti cito un esempio tra i dischi   della contemporaneità che mi ha influenzato molto, il primo dei Soft Moon.

Alessandro: Io ti posso elencare i 3 dischi che per me sono stati fondamentali per la nascita della band, il primo è “First and last and always” dei Sisters Of Mercy, che dopo tanti anni di musica mi ha fatto capire quale fosse la mia vera strada da intraprendere , il secondo è “Full cold moon” dei Cold Cave, un lavoro “homemade” che ha sovvertito le mie convinzioni sul modo di produrre/registrare una canzone. Il terzo è “Vanity&Revolt” dei Velvet Condom, un disco brillante e fatto di tante bellissime canzoni, di fatto poi gli Ash Code sono nati dopo un concerto dei VC visto a Nola (Na)….

Adriano: Per me gli Iamx con “The Alternative” che nel 2007 mi ha aperto verso sonorita piu’ elettroniche, i polacchi Siekiera con “Nova alexandria” e i D.A.F. con “Alles ist gut” che mi hanno fatto avvicinare  a post-punk ed EBM.

Da un po’ di tempo si parla del revival ColdWave: da diretti e autorevoli interessati, un vostro parere sulla questione?

Claudia: In effetti c’è stato un ritorno dei generi tipici degli ottanta, ma a parte qualche episodio sporadico, ogni band ha rivisitato le basi in modo personale, e alcuni sono riusciti anche a creare qualcosa di unico. Per quanto riguarda noi, ci impegniamo al massimo nella ricerca di un suono personale, partiamo certamente dal sound di cui parli, ma cerchiamo in ogni caso di riproporne una versione moderna.

Ho una fissazione per la vostra etichetta, la Swiss Dark Night; potete raccontarci qualcosa su di lei e sulla vostra collaborazione?

Adriano: abbiamo conosciuto la Swiss Dark Nights perché è l’etichetta dei nostri amici Geometric Vision. Valerio è stato fin da subito entusiasta del nostro lavoro e ci ha dato il suo massimo supporto. Con lui ci siamo trovati e ci troviamo benissimo, è molto professionale ed onesto.

 

La vostra produzione artistica è anche un fattore estetico: come nascono le magnifiche copertine e tutto il background visivo che vi circonda?

Alessandro: la copertina di “Oblivion” è stata trovata on line tra i lavori dell’artista polacca Sandra Roczen, era l’immagine che più si addiceva a quello che volevamo rappresentare con il nostro concetto di oblio, un sonno liberatorio che aiuta a dimenticare tutte le sofferenze che ci affliggono. Sandra ci ha permesso di utilizzare la sua immagine, e da lì è nata una bellissima collaborazione. Per “Posthuman” ha curato lei tutto alla perfezione, capendo immediatamente come volevamo impostare l’art working, e sposando completamente le nostre idee estetiche.

Ha realizzato la nuova copertina l’estate scorsa in un bosco vicino Varsavia, lei è fotografa ma essendo anche il soggetto del lavoro ha dovuto affidare il compito del click ad un’amica che era su di un canotto con la sua macchina fotografica compatta rigorosamente analogica. Le foto della band presenti nell’artwork sono sempre opera sua e sono state scattate in 10 minuti dopo un soundcheck a Berlino lo scorso ottobre, anche in questo caso è incredibile la resa visto che eravamo quasi al buio e lei aveva giusto 6-7 foto da poter scattare con quel rullino.

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Dopo gli ottimi riscontri di Oblivion, con che approccio avete iniziato a comporre Posthuman?

Alessandro: “Posthuman” ha una genesi molto più complessa di “Oblivion”, rispetto al primo LP abbiamo prodotto circa 30 demo da cui sono stati scelte le 12 canzoni, per “Oblivion” invece tutto era stato più istintivo e meno ragionato. Il nostro obiettivo è stato quello innanzitutto di sperimentare, abbiamo acquistato  synth analogici differenti , un theremin e usato soluzioni nuove sulla voce e sulla chitarra baritona Fender VI. Abbiamo provato a creare qualcosa di diverso restando comunque noi stessi.

C’è un momento musicale durante la creazione di Posthuman in cui, dopo averlo risentito, vi siete guardati e avete detto: “Abbiamo fatto centro!”

Alessandro: Sicuramente dei pezzi che ci sono sembrati da subito molto efficaci sono “Nite Rite”, “Tide” e la title-track. In generale comunque dopo aver finito di mixare un album siamo stanchi, poco obbiettivi.

Qual è la genesi dei vostri testi e come li miscelate con la musica? C’è un filo rosso – anzi, nero – che lega le tracce di Posthuman?

Claudia: Il titolo è stato ispirato dalle mie letture, ho trovato il concetto di Postumano molto interessante, al punto da ritenerlo degno di metterlo in musica, nel senso di provare a sonorizzare questa epoca moderna in cui i parametri di pensabilità del mondo sono totalmente cambiati ed è necessario che il soggetto si ricollochi politicamente, socialmente ed eticamente. Questo lo si riscontra in pezzi come It’s time to face the abyss, a new dawn e soprattutto la title-track. Per quanto concerne gli altri pezzi invece siamo stati ispirati da vicende delle nostre vite private.

Dal vivo continuate a fare sfracelli in giro per l’Europa: c’è un luogo che avete sentito particolarmente vicino al vostro stile? Un location in cui gli Ash Code si sono sentiti a casa!

Adriano: Un posto che ci piace particolarmente è il Das Bett di Francoforte. Per la qualità dell’impianto, la professionalità e simpatia del personale, ma anche per il backstage, è pieno di poster e scritte, un collage unico di momenti vissuti da tutti i musicisti che sono passati per di là: da Lydia Lunch & Midge Ure fino ai Combichrist & Iamx. Poi ci è piaciuto molto anche Le Club di Parigi e lo Slow Club di Friburgo, ci torneremo nel prossimo autunno.

Le situazioni migliori per una band come la nostra, ad ogni modo, sono i festival, ci sono migliaia di persone, c’è un riscontro incredibile durante lo show e nelle vendite del merchandising… vi invito a vedere i filmati delle nostre performance in Portogallo all’Entremuralhas e in Germania al Wave Gotik Treffen e NCN presenti sul nostro canale youtube.

All’infuori della scena dark-post punk, quali sono i vostri attuali ascolti preferiti?

Claudia: in questo periodo sto ascoltando i Tempers, abbiamo condiviso il palco al Kalte Sterne festival il mese scorso e mi sono piaciuti molto. Poi sto ascoltando già da un po’ Drab Majesty, le sue atmosfere oniriche mi incantano.

Dopo questa chiacchierata una nuova legione di fan non vede l’ora di conoscervi: quando e dove li possiamo accontentare?

Adriano: Durante l’estate abbiamo qualche concerto in Germania ma per l’autunno stiamo chiudendo concerti un po’ in tutta Europa. Inoltre riceviamo quasi quotidianamente pressioni per suonare in sud America , è una cosa non facile da pianificare visto che la maggior parte dei promoter parlano poco l’inglese ma ad ogni modo sembra che abbiamo trovato delle persone valide con cui organizzare il tour… Per l’Italia stiamo pianificando concerti al centro/nord tra fine settembre ed inizio ottobre, speriamo di incontrarvi presto.

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