BetterCallBelli #15| Tutto il nostro Rancore

Cari lettori, eccovi servito un uno-due da k.o. Con estremo piacere proseguo l’excursus nell’amato mondo del hip-hop “alto”: dopo aver chiacchierato con il Professore del Rap Italiano chiamato Murubutu, questo mese ho avuto l’onore di scambiare quattro chiacchiere con chi ha incendiato l’Italia e la sua Roma con il  The Super GusBumps Show. Uno spettacolo totale, tra demoni e versi, con al centro la musica di quel meraviglioso artista chiamato Rancore. Gli argomenti da affrontare sono tanti: cominciamo.

Inizio sempre questa rubrica chiedendo all’intervistato di presentarsi ai nostri lettori citando i suoi tre dischi preferiti…

Non è mai facile dire quali sono i miei dischi preferiti perché cambiano continuamente, ogni giorno ce ne è uno diverso che entra nell’Olimpo. A questo punto direi i dischi che hanno segnato i momenti della mia vita:

Beatles – Abbey Road

Eminem – The Marshall Mathers Lp

Gorillaz – Plastic Beach

Hai portato in giro per l’Italia il The Super GusBumps Show: che esperienza è stata?

The Super Gusbumps Show è stata un esperienza indimenticabile che ha dato inizio ad una nuova era del mio percorso musicale. Ho preso tutti i brani più rappresentativi che ho realizzato in questi dieci anni di musica e ho scritto intorno a quei brani uno vero e proprio spettacolo a 360°. Tutti i pensieri, le follie, le paure, le consapevolezze, i giochi e le magie di questi dieci anni racchiusi in un solo show.

Volevo rappresentare i miei demoni e li ho messi sul palco insieme a me con in mano uno strumento, ho creato un orqestra (con la q, perché sbagliata) e l’ho chiamata “TheGusBumpsOrqestra’’. 
La storia dello spettacolo nasce da quando loro, essendo i miei demoni, una volta usciti, mi sono venuti contro, e da qui il The GusBumps Show ha inizio. Loro sono sempre stati contro di me; il tour continuava e gli strumenti aumentavano, come se sempre più demoni uscissero, dunque ho avuto modo di lavorare con un violino, un pianoforte, una flauto traverso, una batteria fatta di ruote e marmitte, un basso acustico, una chitarra…
 

E’ stato un tour davvero folle in tutti i sensi. Nessuna data è stata mai uguale all’altra, i costumi sono aumentati nel corso del tour, è entrato un mago insieme a noi, il Teatro ha aumentato sempre di più la sua presenza sul palco fino ad arrivare all’ apoteosi con l’ultima data a Roma. Una delle esperienza più belle della mia vita, una delle più faticose, e allo stesso tempo fantastiche, sfide di questo mio percorso.

Nella data romana dello show ho ammirato un folto pubblico di giovani che conosceva a memoria tutti i tuoi brani, da quelli più recenti ai classici del repertorio: ma quali sono le canzoni che Rancore preferisce eseguire dal vivo?

Ogni cosa scritta, nel momento in cui viene anche solo incisa su carta, esiste per essere cantata. Le due ore e mezza di concerto che è stato fatto a Roma lo dimostrano. A Roma ho cantato anche pezzi che avevo scritto a quindici anni e in altri periodi avrei pensato che ci sarebbe voluto molto coraggio! Ora che i demoni suonano per me, canalizzati affinché ogni paura venga gestita, mi sembra esattamente il contrario. E’ molto importante cantare le cose scritte in passato, con la forza della voce del presente. Credo di essere collegato a chi canta le canzoni al concerto, quelle che percepisco che vengono cantate di più sono le stesse che, se potessi sdoppiarmi, canterei io.

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Dai Piccoli Brividi al bambino che ti precede nel video di “Giovani Artisti” ci sono costanti richiami alla fanciullezza, all’adolescenza…

Il tour nasce in seguito alla ristampa del mio primissimo disco SeguiMe, di cui ho ristampato appunto SeguiMe/REMIND2006; uscito esattamente dieci anni prima, io avevo quindici anni e il rap italiano era molto diverso. Nonostante fosse solo una ristampa, quando è nato il tour ho lavorato nello scrivere lo spettacolo con la stessa attenzione con la quale si scrive un disco. Nel mezzo, attraverso la musica e il rischio, ho scoperto mondi fantastici. Questo richiamo alla fanciullezza è un messaggio per far capire come tutto questo anno è stato un richiamo da parte mia a prendere la macchina del tempo per tornare alla genesi. Rinchiudere i demoni nella boccetta dalla quale sono usciti. Aprire nuove porte. Dopo questa fase, ci sarà una nuova era di questo mio percorso.

A proposito di live e Roma, ricordo ancora la tua presenza al live di Murubutu al Forte Prenestino lo scorso primo maggio e l’omaggio nel tuo live dell’Atlantico: credo che voi due siate i rappresentanti più alti di un “altro” – e soprattutto “alto” –  rap italiano, ben diverso da quello che domina radio e tv. Come vi siete conosciuti, tornerete ad incrociare le vostre strade anche dopo la recente collaborazione ne L’Uomo che viaggiava nel vento?

Ti ringrazio per le parole! Murubutu è un artista che rispetto molto, una penna bellissima. Ci siamo conosciuti mentre lui lavorava al suo disco e mi ha contattato per fare la collaborazione, l’idea mi ha entusiasmato immediatamente ed è nata così “Scirocco”. Sono molto legato a quella traccia mi riconosco molto nelle immagini che lui narra nella sua strofa, dalla prima volta che l’ho sentita. Essere nel suo disco è stato davvero un grande onore per me, e credo che per ora lasceremo un po’ che il vento di Scirocco scaldi i timpani di chi l’ascolta con piacere. 

Esisterebbe Rancore senza Roma? Secondo te ci sono altri artisti dell’attuale panorama artistico – non solo musicale – che hanno colto come te l’anima della città? 

Esisterebbe un Tarek che si esprime, anche senza Roma, ma non esisterebbe Rancore. Rancore e Roma sono collegati dall’inizio di questa storia, da ‘’Tufello’’. Lo continuano ad essere fino ad oggi in cui il mio concerto più folle e per me bello, è stato a Roma.  Senza Roma lo “Street Halloween” o L’in-Street avrebbero avuto un’atmosfera ugualmente bella ma molto diversa.
Ci sono tanti artisti che colgono l’anima di Roma, a parer mio, Zero Calcare è uno di questi, sento tantissimo il profumo di Roma nei suoi lavori, è un artista che stimo molto per come racconta e si racconta. Elio Germano è un’ altro artista di Roma che in questi anni ha fatto molto prendendo sempre scelte di un certo tipo e mettendo in primo piano sempre un’onestà artistica che rispetto e noto sempre.

Quali sono – se ci sono – i tuoi modelli, i tuoi maestri? Cosa ascolti all’infuori dell’hip-hop? 

Credo che se dovessi riassumere dei punti di riferimento che ho secondo i personaggi e i simboli che in questi anni mi hanno dato forza direi:
Michael Jackson, i motivi sono infiniti.
Georges Méliès, leggendo qualcosa su di lui e approfondendo si può capire perché è un punto di riferimento.
Gesù Cristo, perché più di una volta mi è venuto da pensare che mi era rimasto solo lui.
Ma sono cose private . A parte la normale follia… I punti di riferimento nella musica sono tanti, nell’hip-hop e fuori. Riguardo all’ascolto sono un po’ particolare. Fuori dall’hip-hop e nello stesso hip-hop è difficile dirti cosa ascolto. Ascolto davvero qualunque cosa, l’ascolto per me si muove più’ tra le canzoni, che tra i dischi o i generi.
 

Molti esaltano “S.U.N.S.H.I.N.E.” come il tuo capolavoro: anzi, per qualcuno è la più grande canzone rap italiana. Concordi o nella tua personale classifica viene prima qualcos’altro della tua produzione?

Posso dirti che per me nei dischi di Rancore & Dj Myke la canzone S.U.N.S.H.I.N.E. rappresenta il culmine del viaggio spaziale che era stato fatto in quegli anni. E’ come se la cosa più complessa da raccontare fosse diventata anche il nostro miglior pezzo, che ha portato l’astronave al centro del Sole portando a termine la missione degli astronauti.  E’ la canzone a cui tengo di più, per molti motivi e sapere che è stata così apprezzata è stata una soddisfazione difficilmente spiegabile a parole. 

 

Ascoltare un tuo brano equivale ad immergersi in un mondo pieno di citazioni, riferimenti, messaggi, simboli: qual è la genesi di una tua canzone?

La genesi è in continuo cambiamento. Nel pratico qualunque cosa è la genesi di un ispirazione. Ciò che è importante e che difficilmente si riesce a fare in maniera continuativa, è mantenere la concentrazione nel captare davvero ciò che si ha intorno. E’ solo l’attitudine alla realtà la genesi di un’idea, l’evento che da ispirazione può essere un evento qualunque. Più analizzi la realtà più ti accorgi che è già ciò che hai intorno è un immergersi in citazioni, riferimenti, messaggi, simboli, che hanno la funzione di sbloccare canali, varchi, chiavi per aprire porte dentro di noi. Il piccolo mondo che si è creato unendo tutte le parole dette o scritte in questi anni è il mio specchio personale di ciò che vedo fuori. A volte è tutto rigirato infatti. In ogni caso nessun evento passa inosservato quando cerchi le parole che descrivono il mondo. 

Sei un’artista giovane e soprattutto precoce: dove ti vedi tra dieci anni? Progetti imminenti, hai degli obbiettivi musicali, dei traguardi da raggiungere?

Ho trovato un potenziamento alla macchina del tempo!
Ci sto lavorando senza tregua per poterla utilizzare a mio piacimento con un’ autonomia molto molto maggiore! Questo inevitabilmente mi porterà a dover raccontare qualcos’altro sulle dinamiche spazio-temporali. Tra dieci anni ti giuro non ho avuto il coraggio di dare una sbirciata a me stesso, nonostante ho i mezzi! So che il motivo per cui sono qui è perché ho scritto rime e avuto il coraggio di sputarle. Le rime mi hanno portato in luoghi sempre più grandi e i mondi da raccontare sono sempre di più. Il concerto a Roma ha aperto una nuova porta nello spazio-tempo, sembra assurdo ma è così…. Adesso di favole ne vedrò tante e non vedo l’ora di raccontarle.

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