BetterCallBelli #16 | Bobby Joe Long’s Friendship Party

31 ottobre: torna Better Call Belli, la rubrica per chi sa dedicare parte della propria esistenza alla bellezza e la qualità. Non vi nascondo il piacere e l’eccitazione nel presentarvi questo appuntamento. Perchè? E’ la notte di Halloween, gli anni ’80 sono sempre più di moda e Stephen King – tra romanzi, serie tv e cinema – continua a terrorizzarci. La situazione perfetta per parlare di nuovi incubi e scenari inquietanti: magari proprio quelli che popolano la Roma e la Musica dei  Bobby Joe Long’s Friendship Party.


Aprile 2016: il disco del mese di Ondarock è Roma Est dei Bobby Joe Long’s Friendship Party. E’ così che ho conosciuto la loro musica, è cosi che non ho più smesso di ascoltarli. La conferma del loro valore, della loro unicità è arrivata quest’anno con Bundytismo, secondo album che li certifica una delle realtà più interessanti, fuori dagli schemi e genuine in circolazione, diventando in breve tempo un culto assoluto trai fan e uno dei pochi nomi unanimamente osannato dalla critica più ricercata. Loro si definiscono: “I Bobby Joe Long’s Friendship Party aka Oscura Combo Romana aka BJLFP aka OCR sono un gruppo occulto dramasynthcoattowave from Roma Est”. Chiaro no? Di più non è dato sapere. Sappiamo che la band è composta da Henry Bowers – Testi & Dritte, Abacab Carcosa – Chitarre & Stenti, Peter Spandau – Produzione & Synthetizzeria. Non abbiamo molto altro sull’identità reale di questi figuri, anche perchè – al momento – non esiste una dimensione live dei Bobby Joe Long’s Friendship Party. C’è del mistero, e questo ci piace.

Perchè amo questa band? Semplice: perchè in maniera sincera e ispirata tratta alcuni degli argomenti più importanti per il sottoscritto: Roma, l’Orrore, il Male e l’Amore e l’Arte. Declamati in accento romano troverete serial killer e periferia capitolina, culti degli 80’s, cantanti e modelle, idoli della romanità e perversione, il tutto sostenuto da bassi, synth e battiti provenienti dalla wave e il post-punk.

Col pretesto Del tabacco

Mi sono ritrovato Sospeso sulla Prenestina

Tutto aveva Una irreale patina

Come in un film Di William Lustig

E al punto di Incontro Di tre vie

Un gatto nero Mi soffiava Cose del tipo

“Portatelo a casa il Diavolo Che fa salotto Kiss Kiss Béla Kiss”

Un mondo misterioso celato nelle viscere di Roma e composto dai più svariati e complessi riferimenti alla cronaca e la Storia, citazioni, flussi emotive e confessioni sentimentali.

Cieli tersi a Sampolicarpo

A big stream of tunz tunz!

Crea suggestioni

Propaga emozioni

Ispira chilometri

E infatti c’ho un bagaglio a mano

Fatto in fretta e furia!

Liz Taylor c’aveva gli occhi viola

Ma la cosa non le ha Di certo impedito

Di avere una burrascosa Vita sentimentale

Liz Taylor non c’entra nulla

Sogno una vita sentimentale

Affinità in zucchero filato

E a big stream of tuna tunz!

Appurata la grandiosità di questi due dischi-capolavoro affondiamo nella notte delle Streghe e abbracciamo il meraviglioso e oscuro abisso di questo collettivo. Sentiamo cosa ha da dichiarare  Henry Bowers

Iniziamo con un pò di sana divulgazione culturale: quali sono i tuoi film, serie, libri horror preferiti? Cosa consigli di vedere o sfogliare per creare una perfetta maratona dell’orrore in questa notte di Halloween?

Film, una vagonata. Da Fulci a Bava, Romero a Friedkin, Cronenberg a Lustig, Dario Argento a Carpenter, Polanski a Lynch ( perché è indubbio che Lynch faccia horror ) senza dimenticare Sam Raimi. Tutti i maestri tranne Rob Zombie che detesto ampiamente, come il remake de Halloween che è proprio pessimo perché tradisce il principio base dell’horror: il male non si spiega, si fa. Nel momento che cerchi de da’ un’anima a Michael Myers stai a fa’ qualcos’altro, qualcosa de profondamente sbagliato. Su questo c’aveva ragione Polanski, che oltre ai personaggi l’elemento più importante nel cinema è il terrore assoluto. Per quanto riguarda le serie so’ due e sono Twin Peaks ( che è horror, solo che Lynch ce mette dentro talmente
tanta roba, mischia tutti i generi, che quasi te ne dimentichi ) e naturalmente True Detective, la prima stagione. Per il resto non ricordo serie horror riuscite in quanto tali. Per quanto riguarda i libri tutti quelli de Stephen King, Edgar Allan Poe, e Falling Angel de William Hjortsberg ( da cui è tratto quel capolavoro de Angel Heart de Alan Parker, il film a cui so’ più legato fin da bambino e che c’entra solo in parte col racconto ). Pe’ falla breve, io ad Halloween consiglio de usci’ de casa perchè è pieno de belle ragazze in giro che fanno dolcetto e scherzetto.

Henry Bowers e IT tornano al cinema, dimostrando quanto il lavoro di King sia entrato visceralmente nel nostro immaginario e nei nostri incubi: qual è il tuo rapporto con questa opera, visto che ti celi dietro un personaggio del romanzo? Pensi sia la più grande opera horror di tutti i tempi?

Il romanzo de IT l’ho letto solamente qualche anno fa. Ma al di là delle conclusioni morali opinabili a cui c’ha abituato King ( cioè se tu vai male a scuola e indossi un giubbotto di pelle sei malvagio ) è un libro grandioso. Indiscutibile. Mi ha fatto quell’effetto raro lì che mi fece Dostoevskij nel 1998/2000 ( che li lessi quasi tutti in quel biennio i libri de Dostoevskij ) che sai che te lo porti dietro sempre, e ce ripensi, come ripensi ad un qualcosa di concreto che hai vissuto realmente. IT è senza dubbio l’opera horror più imponente, e in questo senso la più grande ( non solo per numero di pagine ), ma gli preferisco American Psycho (non propriamente horror, se per horror intendiamo qualcosa con la componente/dominante paranormale ) e dello stesso King, Riding the Bullet, dove c’è George Staub, un Caronte col giubbotto di pelle, un coatto dall’oltretomba avvezzo alla perfidia col profumo alla formaldeide.

Credo che dai tempi di Mario Bava – all’estero venerato e seminale Maestro, in Italia poco più di un mestierante – qui non abbiamo fatto molti passi avanti nel considerare il vero valore artistico dell’horror…

Ma qui dai tempi de Mario Bava non abbiamo fatto passi in avanti proprio se non quasi finito il G. R. A. Cioè per rilanciare il cinema/Cinecittà l’unica trovata fisica in questo senso fu di mettere per terra a via Tuscolana le stelle coi nomi dei divi nostrani tipo l’Hollywood Walk of Fame. Già che tu proponi ‘sta cosa nei pressi della via Anagnina fa ride, ma almeno che ne so utilizza una trovata tipicamente nostrana tipo quella dei busti del Pincio, ovvero al vicino parco degli acquedotti ( Sampolicarpo co’ la emme ) metti i busti de Tognazzi, Fellini e via discorrendo. Ne potrebbe scaturire qualcosa di concreto, carino e suggestivo ( soprattutto quando c’è la Luna piena ). Questo per dire che gente simile, che ci governa ( istituzionalmente e culturalmente ) e che cova queste cose per noialtri, secondo te è in grado di capire il vero valore artistico dell’horror, rilanciare/ripristinare l’industria del cinema e salvare le nuove generazioni dal vuoto culturale che stanno vivendo?

Penso che senza Roma non ci sarebbe la musica dei Bobby Joe Long’s Friendship Party: quali sono i luoghi a cui siete più legati della città e quelli che più vi ispirano?

E’ impossibile fare un elenco di luoghi. Diciamo che un romano è legato indissolubilmente a Roma, e nello specifico noialtri, incatenati a Roma Est. A titolo personale io la amo come nient’altro Roma, l’ho squagliata, saturata, ed ormai ogni luogo, ponte, monumento, piazza, via, di questa città, mi fa rimbalzare addosso una mistura di sensazioni. Ed è per questo forse che sempre più spesso ultimamente sento il bisogno di tagliare la corda e vedere qualche altra città che m’appare per lo meno vergine, nuova, incontaminata e non vissuta sotto l’aspetto emotivo. Però so per esperienza che un romano lontano da Roma per troppo tempo fa fatica veramente.

Tornando sempre al rapporto arte-città, credo esistano dei luoghi “caldi” capaci di creare dei sodalizi magnifici (la Los Angeles di Chandler ed Ellroy, la New York di Scorsese): pensi che alcune città o luoghi siano più predisposti rispetto ad altri ad accogliere storie, dalla più romantiche alle più feroci e folli?

Per nulla. Penso che ci siano più persone predisposte in alcune città che in altre a raccogliere sotto una forma artistica le varie storie che la cronaca o il vissuto gli pone davanti. Truman Capote trova ispirazione dalla strage della famiglia Clutter e scrive A Sangue Freddo, qui invece c’è Bonolis che da BIM BUM BAM passa un giorno a intervista’ Donato Bilancia a Domenica in e per poco non lo linciano. E non perché prima dell’intervista ha aperto con Bohemian Rapsody dei Queen ( scelta questa banalissima ) invece che Controversy Between dei Front 242, ma perché era una cosa contro la morale comune e di cattivo gusto per l’opinione pubblica e che andava contro le convenzioni borghesi per i dirigenti della RAI.

Nelle vostre canzoni compaiono spesso come protagonisti i più efferati serial killer della storia: mentre in America lo studio di queste figure è materiale accademico, noi che con Lombroso abbiamo fatto iniziare tutto, tendiamo ancora a banalizzare queste figure ad argomento di format televisivo di seconda serata, come mai?

I primi a dare un certo risalto ai serial killer nell’arte ( ma per motivi che avevano a che fare più con una critica nei confronti della società contemporanea ) furono gli espressionisti tedeschi pittori e non. In America il discorso è differente perché ci sono state situazioni eclatanti che hanno inciso sulla cultura di massa mondiale proprio, perché se tu prendi Manson, non solo ha incarnato e chiuso un’epoca come quella degli hippie, ma ha contribuito anche ad altre controculture tipo che ne so il punk, come i Sex Pistols, uno dei loro slogan era “non ci fideremo mai di un hippie” proprio facendo riferimento a Manson. Stesso discorso per Charles Starkweather, un mondezzaio o spazzino che era andato in fissa col film manifestodella beat generation Gioventù Bruciate per una serie di motivi che andavano dall’estetica di James Dean al messaggio de fondo depressivo che tanto le cose non cambiano mai in meglio. Un giorno, per una storia di peluche a credito ( cioè voleva prendere a buffo un peluche per la sua ragazza ) ha dato il via a una scia disangue ed orrori. Più beat generation de così, non torvi? Il punto è che diciamo che gli autori americani son stati molto attenti a queste dinamiche, e se tu prendi King, trovi che IT è palesemente ispirato a Pogo il Clown che sarebbe John Wayne Gacy, lo stesso Starkweather lo infila nella metà oscura in George Stark (come tutti quelli col chiodo o il giubbotto de pelle nelle sue opere so’ ispirati a lui che viene percepito come uno spregevole bullo ). Stesso discorso per Lynch, in pochi ci fanno caso, ma Leland Palmer altri non è che secondo me Ted Bundy. Nell’unica confessione che Bundy fa, Bundy dice che era posseduto da una entità ( Leland Palmer era posseduto da una entità de nome Bob, come Bundy era un buon americano, sicuramente repubblicano, e credeva nel sistema ). Twin Peaks fu concepito proprio quando Bundy stava per andare su Old Sparky ( la sedia elettrica ) e c’era molto risalto su di lui. Una volta anche noialtri ce facevamo i film sui serial killer ma appartiene a quel periodo là in cui eravamo fichi per lo meno al cinema. Gli americani non li considerano come mera cronaca nera, ma parte integrante della cultura di massa. E lo sono. E loro li utilizzano. Come puoi pensare alla grande depressione senza pensare al macellaio de Cleveland? Per noi invece è solo cronaca nera da infilare ad una fascia oraria protetta.

Sempre attorno alle figure dei serial killer ruotano veri e propri autentici capolavori della narrazione, senza fare nomi conosciuti a tutti, basta vedere cosa sta facendo adesso Fincher su Netflix con Mindhuner: tu su quali opere ci suggerisci di approfondire?

Ma io in questo caso consiglio proprio tre libri true crime basilari che sono Un Estraneo Al Mio Fianco di Ann Rule ( che forse è il libro del secolo), The Family di Ed Sanders e se uno riesce a rimediarle, le memorie de H. H. Holmes.

Non c’è solo l’horror nella musica dei Bobby Joe Long’s Friendship Party, ma anche l’Amore con un pizzico di perversione: le cose vanno a pari passo?

Boh. Concedimi questa risposta breve.

Altro pilastro della produzione Bobby Joe Long’s Friendship Party sono gli Anni ’80…

Quando sento dire da qualcuno che gli anni ottanta piacciono solo a chi non l’ha vissuti (slogan questo abusatissimo) penso che questi tizi (parliamo di gente oggi dai quarantanni in su naturalmente) negli anni ottanta se ne stavano a casa e continuano a starci attualmente e magari fra dieci anni diranno lo stesso se non peggio per questa decade. Un classico. Gli anni ottanta sono unici per quanto riguarda la musica, il cinema, l’estetica. I Bobby Joe Long’s Friendship Party non ne possono fare a meno. Io ero ragazzino negli anni ottanta, ma si avvertiva un fermento che già dai primi novanta non c’era più.

Hai delle epoche storiche, dei periodi che trovi d’ispirazione? Penso ai riferimenti al Nazismo e la Roma Imperiale nei vostri brani.

Ho sempre letto tanto e di tutto, perciò quando scrivo un testo di una canzone, lo scrivo di getto e le iperbole o le citazioni mi vengono spontanee. Non ho un periodo storico in particolare che mi ispira, più che altro ho una idea di base su quello che devo fare in generale.

Qualche dritta a livello estetico: come possiamo conciliare il chiodo, il Bryanferrismo e il Bundytismo?

Vallo a capi’.

I Bobby Joe Long’s Friendship Party ci hanno abituato molto bene, con un disco all’anno: intendete continuare con questi ritmi? Ma soprattutto, ci sarà prima o poi un vostro fatidico live?

Considero i Bobby Joe Long’s Friendship Party un progetto artistico ancora incompiuto. Come coi quadri, uno li fa uno dietro l’altro senza mai esporli o esponendoli solo in minima parte. Fino a quando è saturo ( e ultimamente sono saturo in questo senso ). Coi BJLFP è lo stesso. Noi non facciamo musica per un tornaconto personale, non ci siamo mai cercati una etichetta, non ci autopromuoviamo, non ci mettiamo in luce, se ero un altro potevo star lì a sfruttare determinate piccole occasioni, ma non mi interessa, a me interessa fare arte e i BJLFP li considero arte, pessima, degenerata, bellissima arte. Arte che pensavo non avrebbe avuto modo di essere portata avanti. E invece ancora stiamo qui a lavorarci sopra nel chiuso di uno studio che ogni volta cambia in meglio o in peggio. Ad oggi abbiamo rifiutato tutte le richieste che ci hanno fatto per i live ( più di trenta solo quest’anno, di cui alcune che se eravamo musicisti ci si divertiva, ma non lo siamo, siamo un progetto artistico a fini ancora non del tutto definiti con le idee però chiare dalla nascita di 03:33 che sarebbe il nostro/mio progetto madre artistico a fini ancora non del tutto definiti ).

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