7.12.13: l’ alternative rock dei Biffy Clyro travolge Bologna

walking-papersA quasi un anno dall’uscita del loro doppio album Opposites , i Biffy Clyro approdano finalmente in Italia, non più “solo” come spalla dei Muse durante i loro concerti nel nostro Bel Paese ma come protagonisti di due live tutti loro, chiaro segnale dell’espansione a macchia d’olio che sta vivendo quella sempre  più ampia nicchia di fan che il gruppo scozzese attrae al suo seguito.
Due le tappe previste in Italia per questo 2013: una stabilita per il 6 dicembre al Live Club di Trezzo sull’Adda e l’altra programmata per il giorno successivo all’Estragon di Bologna. Niente Roma quindi per il momento! L’unica cosa da fare per godersi questo trio che ormai fa parlare di sé tutto il mondo è fare le valige e andare in trasferta nel capoluogo emiliano.
L’Estragon è sold out già da un paio di settimane (come off limits è stata tra l’altro anche la tappa milanese, inaccessibile a chi non avesse acquistato il biglietto in prevendita) pertanto alle otto di sera il locale comincia già a riempirsi di giovani e non provenienti da tutta Italia.
Biffy Clyro 2Aprono la serata verso le 20.30 il gruppo statunitense dei Walking Papers capitanati da Jeff Angell, direttamente dai The Missionary Position, e che tra le sue file annovera Barrett Martin alla batteria, Benjamin Anderson (anche lui militante nei The Missionary Position) e il bassista Duff McKagan  già Guns ‘n’ Roses. La band sembra entusiasmare la maggior parte dei presenti nel club bolognese, specialmente le prime file supportano il gruppo  durante ogni brano. Il loro rock accende la serata a dovere anche  se, rendendo il dovuto onore ai musicisti, personalmente non convincono più di tanto con le loro  dinamiche poco incisive e una presenza sul palco eccessivamente scenografica, un po’ attempata e poco in linea con la serata.
Quando i Walking Papers scendono dal palco l’Estragon ormai è pieno e non appena i protagonisti della serata (tutti e tre rigorosamente a torso nudo) salgono sulla scena il locale esplode di un entusiasmo inaspettato ma del tutto meritato. Ormai, infatti, l’etichetta  di power trio si attribuisce con disinvoltura a qualsiasi tipo di formazione musicale di tre componenti. Una band composta da ukulele, bongo e xilofono? Beh essendo in tre sono comunque un power trio. Tre amici propongono un indie pop leggero e sfizioso come sottofondo per un aperitivo? Power trio anche loro. Vista l’inflazione che questa denominazione sta subendo negli ultimi anni  il consiglio è quello di godervi almeno una volta nella vita un live dei Biffy Clyro per comprendere davvero quanto possano essere potenti tre musicisti dotati di sensibilità e complicità che senza effetti speciali ed eccessivi giri di note divertono e commuovono per un’ora e mezza buona.
Apre il concerto Different People, traccia iniziale di The Sand at the Core of Our Bones uno due album dell’ultimo lavoro della band. La platea è in visibilio e tutti sembrano conoscere a memoria ogni singola parola dei pezzi del gruppo che con immediatezza propone un rock che fa sognare ma anche scatenare e pogare come  è d’obbligo che sia in ogni evento del genere. L’ entusiasmo cresce incitato  dalla voce di Simon Neil, frontman invidiabile dotato di una personalità ironica, irriverente ma anche profondamente malinconica  come si conviene ad ogni musicista rock che si rispetti. E con queste premesse è immaginabile il delirio che si scatena quando salgono le prime note di The Golden Rule, brano cult della band  tratto da Only The Revolution l’album che ha consacrato il Biffy Clyrogruppo come una delle realtà alternative rock più interessanti sulla scena internazionale. La tensione rimane alta per tutto il concerto in un sapiente gioco d’incastri tra i pezzi più infuocati e le splendide ballate.
Così a brani come Bubbles, Sounds like ballons, Life is a problem because everithing dies, The Captain and Woo Woo si alternano canzoni come Biblical e Many of Horror senza che il pubblico riesca mai a staccare gli occhi dal palco dell’Estragon. D’altra parte i brani dei Biffy Clyro con i loro ritornelli epici, da strappacuore, sembrano proprio essere stati composti per essere cantanti da masse di fan strepitanti e devoti alla causa. E così è stato.
Spazio anche per un momento d’intimità musicale quando, lasciato il palco il batterista ed il bassista (anch’essi veri e propri animali da palco, con tanto di buffo tentativo di parlare un altrettanto buffo italiano),Simon Niel, illuminato da un occhio di bue, ha imbracciato l’acustica intonando da solo alcuni pezzi del gruppo come la tanto richiesta Machines, direttamente dall’album Puzzle.
Il finale con tanto di ritorno da dietro le quinte chiude con il botto uno di quei concerti che vorresti non finissero mai: Opposite, Stingin’ Belle e la romantica e struggente Mountains salutano un pubblico estasiato e palesemente non ancora sazio di quel rock genuino che i Biffy Clyro sanno portare egregiamente con schiettezza e semplicità sul palco.

A.I.

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