Biophilia: Bjork la macchietta della musica contemporanea. Fare pop è più difficile…

Volevo cominciare questo articolo con una domanda a voi lettori: per voi, esiste una differenza tra un musicista che suona musica contemporanea (improvvisazione libera, musica atonale, minimalismo ecc.) rispetto a un bambino che semplicemente suona come gli viene?
Bene, in entrambi i casi il disco nuovo di Bjork, Biophilia, non sarà di vostro gradimento, dal momento che, se non riuscite a vedere questa differenza, Bjork è una sperimentatrice piacente e accomodante, ma la sua, comunque, alle vostre orecchie, non è musica pop, se invece la vedete, beh, lei è il bambino.
Biophilia arriva dopo anni dall’ultimo album della cantante islandese (Volta) ed è in linea col discorso artistico che la cantante sta attraversando nella sua seconda giovinezza, insomma, quello dove i suoi dischi li comprano gli scicchettoni intellettuali tanto per metterlo in bacheca.
Il disco è stato annunciato molto prima dell’uscita per le sue grandi rivoluzioni: uscito fuori insieme e legato ad un’applicazione per iPad, con tecniche di registrazione innovative e costose, con un’art work da fare invidia ad ogni grafico nerd del pianeta, ha immediatamente scalato le classifiche delle vendite. Per inciso, comprare un album non significa ascoltarlo, e anzi, grazie ad iTunes, possiamo vedere chi veramente spende 1,59€ a canzone, soprattutto, per quali canzoni…
Dunque il senso dell’album (tutte le canzoni, da Moon a Solstice, passando per il singolo Crystalline) non c’è: le canzoni sono prive di melodia ed armonia, sono degli esperimenti vocali con sullo sfondo degli esperimenti con sintetizzatori vari.
Mi starai dando dell’ignorante rozzo, tu, che leggi attraverso i tuoi RayBan spessi e che non sono simbolo di miopia ma di intelligenza presunta. Sento addirittura cosa suggerisci: “non è un disco pop, imbecille. E’ sperimentazione pura”, senza sapere che le rivoluzioni di Bjork sono state fatte già molto tempo fa e, per tanto, non sono rivoluzioni. Vedo anche te, si, te, con la giacchetta di velluto marroncina che hai comprato questo album per nostalgia dei gorgheggi di Demetrio Stratos, già obsoleti allora ma almeno contestualizzabili, che fingi di farti piacere l’album che gira anche su iPad, ma che poi fuggi in bagno ad ascoltare Jovanotti.
E, purtroppo, vedo anche le grandi masse, costrette ad ascoltare questi 50 minuti di tortura dai professori delle classifiche inglesi che non sbagliano mai, ma che sono gli ultimi lord di un sistema discografico tramontato anni fa. Grandi masse che di Bjork non perdono un movimento perché gira in radio, ma deriderebbero un Battiato degli anni ’70 (non chissà quale rivoluzionario, ma è veramente l’equivalente a quello che Bjork è oggi).
Gli unici che possono veramente apprezzare questo disco, sono quelli che lo ascoltano con l’orecchio “aiutato” da tanti piccoli stupefacenti amici. Allora sì che potrete amare questo disco.
In altri casi, è questo tipo di musica il bluff. Non il 4’33’‘ di John Cage o la Mimusique n. 1  di Berio. Proprio come il cinema di Lars Von Trier, vecchio amico di Bjork, amatoriale, insignificante, brutto. Ma tutto rigorosamente “per scelta”, perché se lui volesse potrebbe. Resta da chiedersi perché non vuole.
In pratica questo disco è una gran bella autoconsacrazione della cantante islandese e a chiunque sia piaciuto, consiglio allora di ascoltare tutta la musica elettronica contemporanea e sperimentale (da Berio a Miles Davis, da Stratos a Battiato, da Stockhausen fino ai Kraftwerk). Rimpiangerete, come me, la Bjork capace di prendere tutte le loro ricerche e trasformarle in un pop ascoltabile, divertente e passionale. Un’ottima cantante con un ottimo background musicale, ridotta ad emulare se stessa.
L’unica vera novità che c’è in questo album senza né capo né coda è l’integrazione per iPad (a conferma del fatto che questo disco è rivolto a un certo tipo di pubblico), che presenta la possibilità di interagire con ogni canzone con una diversa app che permette di modificare le canzoni stesse. L’ennesima ricerca della terza dimensione, come nel cinema, per coinvolgere il pubblico di più, visto che non si è in grado di farlo con i mezzi tradizionali (la sola musica, le sole immagini).
Niente di nuovo per me, a dispetto di chi dice che a tre anni dalla “rivoluzione tablet” nessuno aveva avuto l’intuizione di usarlo per rivoluzionare la musica. In realtà il tablet ha numerose app – create spesso dai musicisti stessi – per la produzione di suono e musica (vedi Jordan Rudess dei Dream Theater che con l’iPad ci campa, o il nostrano Roberto Angelini che nell’ultima autoproduzione in coppia con Pier Cortese elegge l’iPad a strumento, usandolo addirittura nelle esibizioni live nonostante il dispositivo si presti poco al collegamento audio di qualità, fino alla Moog,inc, azienda da sempre fondamentale nel mondo della ricerca nella tecnologia musicale, che ha da poco rilasciato l’app Animoog, nient’altro che un synth pseudo-analogico tascabile).
Se vogliamo parlare di musica, questo è. Se vogliamo fare tendenza, rimetto il giudizio.
F.B.

Autore: Bjork
Titolo: Biophilia
Etichetta: One Little Indian/Polydor

TRACKLIST
1 – Moon
2 – Thunderbolt
3 – Crystalline
4 – Cosmogony
5 – Dark Matter
6 – Hollow
7 – Virus
8 – Sacrifice
9 – Mutual Core
10 – Solstice

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1 Comment

  • Se non capisci la sua musica, non vuol dire che sia brutta!! Un minuto, non ti sto dando torto, in quanto fan sfegatato di Björk (l’umlaut è importante xD) riconosco che questa è sperimentazione estrema e potrebbe infastidire a lungo andare.

    Ma la musica non è un qualcosa di oggettivo e unico, è un insieme di cose che aggradano il nostro orecchio….io, per esempio, trovo fastidiosi i Kraftwerk…ma non credo facciano brutta musica.

    Björk non è un qualcosa che si può apprezzare al primo, al secondo, nè al terzo ascolto, si può apprezzare solo leggendo attentamente i testi e guardando i suoi live, poichè pone nel sentimento il segreto per carpire i segreti della sua musica, che ovviamente non a tutti può piacere!

    Ma da qui a paragonare il sentimento di un artista come Björk (ma quale può essere anche Meredith Monk…) all’istinto di un bambino mi sembra veramente un pochino troppo….ma questa è una mia opinione! Ciao 🙂

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