The Black Angels live@Circolo degli Artisti

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Elephant StoneGraditissimo ritorno nella capitale per la band di Austin, TX, dopo due anni, nella sempreverde location del Circolo degli Artisti; i texani tornano infatti per promuovere il nuovo album, Indigo Meadow, sicuramente meno psichedelico rispetto ai loro standard ma con un sound sempre più 60s e quanto mai derivativo dai Doors. Arrivo (anche troppo) presto al Circolo per assicurarmi la prima fila; La prima cosa che noto entrando è la grande quantità di strumentazione presente sul palco, tra chitarre, amplificatori, tastiere varie e addirittura un sitar. La serata promette bene, davvero bene.
E’ così che alle 21.30 precise sale sul palco la band d’apertura, i canadesi Elephant Stone, tra turbinii di riverberi e suoni reverse che lasciano intendere sin da subito che si tratterà di un open act all’altezza. Il primo pezzo Heavy Moon ne è la prova; Un fantastico mix tra chitarre di stampo shoegaze, organi pinkfloydiani e una sezione ritmica solida e con un gran groove. Spicca poi Love The Sinner, Hate The Sin, singolone tra il George Harrison dei tempi migliori e un certo che dei Flaming Lips. Una menzione speciale va invece fatta Black Angelsper la parte centrale del set in cui il frontman Rishi Dir molla il basso e assoleggia al sitar. Fantastico.
In definitiva, ho appena scoperto un gran gruppo che sta per lasciare il palco a uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Che dire se non “sto in fissa“?
Nel frattempo il circolo si è riempito e, dopo un veloce cambio palco, qualcosa di familiare arriva alle mie orecchie: è One of these days dei Pink Floyd, corredata da appropriate immagini psichedeliche proiettate sullo sfondo. Dopo questa intro/tributo, salgono sul palco i Black Angels e attaccano, un po’ in sordina, Mission District. Il suo incedere, lento e ipnotico, manda in trance il pubblico. Come se gli Elephant Stone non avessero già fatto abbastanza.
Si alza il ritmo con Yellow Elevator #2, seguita da Evil Things (che fa molto Black Sabbath), e Don’t Play with Guns (leggermente fiacca rispetto alla versione del disco). Dopo il classicone Entrance Song si procede con una sfilza di pezzi dal nuovo album, tra i quali primeggia la lisergica I Hear Colors, che rendono il doppio rispetto al disco grazie alle spettacolari luci e scenografia, in cui risaltano le ombre dei musicisti riflesse sullo sfondo in un mare di colori liquidi.

Black Angels 2Il barbuto frontman Alex Maas (con il suo inseparabile berretto) è più Morrisoniano che mai, sia nella voce che nei movimenti, il chitarrista Christian Bland tira fuori suoni assurdi con i suoi fuzz e delay vari, mentre Stephanie Bailey alla batteria è una macchina che non sbaglia un colpo.
Dopo la veloce e divertente Telephone c’è ancora tempo per un paio di “vecchi” classici, Young Men Dead e Bad Vibrations, praticamente i pezzi preferiti dal sottoscritto. Nel bis vengono eseguite You on the Run, pezzo forte dell’album Directions to see a Ghost (a mio parere il loro disco migliore) e una versione dilatatissima, con finale delirante, di Black Isn’t Black. Finisce così un set di un’ora e mezza circa, le luci e gli amplificatori si spengono mentre la gente si accalca al banchetto del merchandising a caccia di cd, vinili e magliette.

Marco Barzetti

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