Blonde Redhead @Auditorium Parco della Musica 23/07/2016

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Accompagnati da un quintetto d’archi, i mitici Blonde Redhead hanno regalato al pubblico romano un’intensa performance tutta nel segno del capolavoro Misery Is A Batterfly.

Arrivati a questo punto della stagione vorrei iniziare questo report in maniera diversa; con una domanda, una sorta di quiz: sapete chi è l’autore della copertina di Misery Is A Batterfly? Da dove proviene l’ormai celebre scatto?

Inizio così anche perché la copertina del disco, giustamente, campeggia gigante sullo sfondo del palco dell’Auditorium Parco della Musica in occasione dell’esecuzione completa dell’opera cult del gruppo accompagnata da una formazione di archi. Un’occasione unica, imperdibile, nonostante sia passato solo un anno dall’ultimo live dei Blonde Redhead nella Capitale.

I primi a salire sul palco sono proprio i componenti della sezione orchestrale: si dispongono sulla sinistra  e poco dopo ecco apparire i nostri tre eroi. Kazu Makino si dispone dietro il microfono e la tastiera, e i gemelli Amedeo e Simone Pace rispettivamente alla chitarra e alla batteria, accolti come sempre dal solito calore romano.

Non si segue la track list dell’album, quindi dopo la sublime “Elephant Woman” ecco una versione molto più rockeggiante dell’immensa “Falling Man”. Il gruppo appare concentrato e intenso come sempre ed è perfettamente miscelato con gli arrangiamenti orchestrali, fornendo alle canzoni una nuove veste live davvero notevole. Più volte la band ha dichiarato che il fine della loro musica è quello di creare estasi e bellezza: ci sono riusciti anche questa volta. Il tempo vola e si rimane rapiti ascoltando pezzi come “Doll is Mine”, “Melody” e la canzone che da il titolo all’album. Nemmeno il tempo di rendersene conto che l’esecuzione di Misery Is A Butterfly è terminata (anzi, quasi terminata, capirete dopo…) e siamo già a dei succosissimi bis. Dopo due estratti dell’ultimo disco della band, Barragan, ovvero “Mind to be Had” e “Defeatist Anthem (Harry and I)”, Kazu Makino introduce come se niente fosse due pezzi nuovi del gruppo! Si chiamano “Three o’clock” e “Golden” e devo dire che soprattutto il prima, non sono davvero niente male.

Ma come vi dicevo, manca un pezzo per chiudere davvero la serata come si deve. Dopo essere usciti alla fine dell’esecuzione degli inediti, i Blonde Redhead vengono richiamati sul palco a suon di urla ed applausi – da parte di un pubblico che li attende già sotto palco in piedi – e la band non può chiudere con “Equus”. Come molti di voi sapranno, la genesi di Misery Is A Butterfly è stata segnata dall’incidente a cavallo della Makino e dall’annessa dolorosa convalescenza: è quindi, oltre che un piacere, anche una liberazione sentirla cantare con tanta foga e trasporto questa canzone.

Un bellissimo finale per una serata all’insegna dell’estasi e della bellezza, come i Blonde Redhead ci hanno fortunatamente abituato. E viziato.

PS

La copertina di Misery Is A Butterfly è di  Carlo Mollino (1905-1973), architetto e fotografo molto caro al gruppo.

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