Se Irene Grandi canta i Radiohead…

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La questione “cover” è da sempre nel mondo della musica la pietra dello scandalo che scatena polemiche e dibattiti a non finire. C’è chi le ama e chi le ignora, chi “basta-che-sei-capace-a-farle”  e chi le ritiene le principali assassine della musica live.

Di certo l’ultimo disco di Irene Grandi e Stefano Bollani alimenterà non poco le suddette discussioni.
Il 23 ottobre scorso è infatti uscito per la Carosello Records: Irene Grandi & Stefano Bollani, un album di dodici tracce, dieci della quali sono, per l’appunto, cover di grandi successi altrui.
Stefano Bollani, per chi non fosse amante del genere, è un compositore e pianista jazz vincitore di molti premi più o meno noti, speaker radiofonico, presenza costante in alcune trasmissioni televisive e collaboratore di numerosi artisti italiani. Uno stimato musicista, quindi, che in questa sua ultima impresa si è fatto accompagnare da una delle più celebri cantanti italiane, Irene Grandi, della quale basta nominare uno tra i suoi successi più recenti, “Alle porte del sogno”, per riportare alla memoria il ricordo di un’intera carriera.
Insomma, questi due artisti nostrani, che pare si conoscano fin dalla giovane età, quando militavano insieme nella band La Forma, come ormai spesso accade, hanno deciso di ritrovarsi  in una collaborazione artistica che ha portato alla luce questo album omonimo di solo piano e voce.
Fin qui nulla di particolarmente eclatante se non fosse per la tracklist alquanto eterogenea e soprattutto per la presenza all’interno del disco di una grande “ingiustificata”.
Infatti, tra una cover dell’evergreen Viva la pappa col pomodoro e la ripresa del grande successo di Pino Daniele A me me piace ‘o blues, spunta del tutto inaspettatamente il nome dei Radiohead e del loro capolavoro No surprises, strappato direttamente dall’album Ok computer del 1997.
Premettendo che l’avanguardia e l’eclettismo artistico sono da tutti molto apprezzati, l’esperimento dei due artisti non appare molto riuscito. Forse sono io colpevole di un eccessivo bigottismo musicale ma la cover della band inglese è completamente fuori luogo. Accompagnata dal piano, la voce di Irene Grandi non trasporta neanche un granello della tragica emotività di Thom Yorke, forse non del tutto compresa da questo duo che allontana il brano dalla sua natura riproponendolo in una versione “semplificata” che ricorda tanto le canzoni di Natale della nostra infanzia. Ovviamente si parla di giudizi personali, ma ritengo che coverizzando questa canzone la coppia di artisti abbia fatto un passo falso, non solo appiattendola in un’interpretazione piuttosto anonima, ma commettendo un ulteriore abbrutimento del pezzo nel momento in cui è stato inserito in una tracklist che lo decontestualizza del tutto e in cui non ha alcun senso esistere.

I due artisti, comunque, partiranno il prossimo 9 novembre per un tour che farà scoprire all’Italia il  loro ultimo lavoro e, forse, apprezzando dal vivo la loro esibizione, ci si potrà ricredere riguardo questa cover.
O, forse, al contrario, scopriremo che i Radiohead possono essere interpretati solo dai Radiohead e che la voce di Thom Yorke non può essere rimpiazzata da quella di una donna.
Forse rifletteremo sul fatto che si dovrebbe comprendere l’unicità dell’esperienza Radiohead nel panorama mondiale prima di riproporre uno dei loro maggiori successi.
O, forse, più semplicemente, daremo ragione a chi sostiene che le cover non bisognerebbe proprio realizzarle.

Alice Ignazi

GRANDI BOLLANI

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