Bomba Dischi Festival @ Ex Dogana 30/04/2017

Per festeggiare il suo quinto compleanno Bomba Dischi ha deciso di sfoderare l’artiglieria pesante e di trasformare per una notte l’Ex Dogana in un vero e proprio campo minato.

La label romana ci aveva a più riprese avvisato che, in vista della ricorrenza, ci avrebbe bombardato di musica e difatti non si è fatta attendere…e non ha nemmeno deluso le aspettative! Tredici i gruppi che hanno presenziato all’evento, sette le ore (ininterrotte) di musica, tre i palchi predisposti (Visualizze Stage, Gabsound Arena e Palco Paolo Carlini) e una sola grande famiglia, variegata ma davvero unita.

Arrivo giusto in tempo per non perdermi i The Pier (Danilo, Gabriele e Davide) e il loro inconfondibile sound, costantemente sospeso tra il math rock ed il post rock. Davvero una bella apertura, considerando la giovanissima età del trio di Molfetta.

Il secondo gruppo che ha risposto alla chiamata di Mamma Bomba è quello dei Piano for Airport, dalla profonda provincia romana, come essi amano ricordare. Avevo avuto modo, in passato, di assistere ad una loro performance e devo ammettere che sentirli cimentarsi con la lingua madre mi ha un po’ spiazzato, ma i ragazzi sono in gamba e non hanno perso la propria cifra stilistica, portando a casa una buona prova (un bravo! al batterista Andrea, per la prima volta con loro).

Non c’è tempo per i convenevoli, ché i Sadside Project stan già accendendo la Gabsound Arena, ansiosi di farci compiere “viaggi straordinari” tra sonorità garage-blues e saliscendi di dinamiche. Il fatto poi che abbiano chiuso con The same old story, uno dei miei pezzi preferiti, non mi ha fatto rimpiangere la scelta di aver rinunciato a parte del live set dei romani Departure ave.

Salto da un palco all’altro che neanche Crash Bandicoot sulle casse di nitro e mi ritrovo a canticchiare grattacieli si prendono il cielo della mia città (Tararì tararà) con Carl Brave x Franco126, che -birretta in mano e occhiali da sole- propongono ad un pubblico particolarmente festoso e coinvolto alcuni brani del loro primo disco “Polaroid” (tra gli altri Solo guai e Lucky Strike).

Poco più in là, Ilaria dei Gomma è pronta ad urlarci in faccia, con l’espressività che la caratterizza, tutta l’inquietudine e la nostalgica malinconia racchiuse nella parola russa tоска, che dà anche il titolo all’album di debutto della band emo-wave casertana. Il live che il quartetto ci regala è intenso e di grande impatto, ma è già tempo di virare verso atmosfere più tenui e sognanti con Germanò, al suo primo concerto ever. Ora, non so se Dario (protagonista del brano forse più azzeccato dell’intera esibizione) sia poi riuscito nell’impresa di dominare il mare, ma so per certo che Germanò e la sua band, i Panoramica Beat Ensemble, hanno saputo incantare e conquistare i ragazzi radunati attorno al Palco Carlini.

La serata entra ancor più nel vivo con i John Canoe ed il “Wave Traps” release show. La dimensione del live è, ad ogni buon conto, quella in cui il gruppo surf/garage capitolino capitanato dal buon Jesse dà il meglio di sé: impossibile pertanto ascoltare i loro pezzi senza lasciarsi trascinare, o perlomeno è quello che mi è capitato con City of Who e Sugar Case.

Non tarda ad arrivare anche il momento lacrimuccia con Calcutta, che -chitarra e voce- mi ricorda ancora una volta quanto il sorriso che riesce a strappare con pochi accordi ai suoi aficionados sia molto più di una paresi, a ben vedere.

Tutto il resto non è noia, ma Pop X e provocazioni condite in salsa elettronica.

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