Non riesco a dormire Tour|Intervista a Boris Ramella

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Per la sua tappa capitolina del “Non riesco a dormire Tour” incontriamo Boris Ramella, per una intervista che fin dalle prime battute si preannuncia divertente e sincera.

Arrivo per l’aperitivo dopo il sound check ma qualche ritardo accumulato fa slittare la mia intervista al dopo cena, così mi ritrovo a chiacchierare ad un tavolo di Na cosetta con Boris Ramella, cantautore genovese classe ’80, che in duo con Massimiliano Caretta è arrivato in questa serata capitolina a presentarci il suo disco fresco di incisione Non Riesco a Dormire (Giungla Dischi/Sony BMG, 2016).  Come lui stesso ci dirà è il suo primo lavoro, preceduto da un EP Per pura comodità del 2012. Si tratta di un disco totalmente intimo, espressione di una fase di transizione personale, un disco del “viaggio” che lo porta a navigare tra sentimenti, amicizie, vita quotidiana, illusioni, con un fresco ed acuto stile cantautoriale.

Non riesco a dormire Tour è appena partito, quattro tappe dritte e consecutive: stasera Roma, alle spalle Milano, Torino e Bologna, disco uscito da 24 ore. Come ti senti alle prime battute di questo tour? Che emozioni ti senti addosso? E soprattutto …quanto hai dormito?

Mi si accappona la pelle dall’emozione … sono stanco, è vero! Non riesco a dormire è una condizione fisica che mi porto dietro da tanto, fa parte di me, è una recensione di me stesso, non riesco davvero a dormire. Faccio abuso di Tavor! [da buon ligure si è divertito a prendermi in giro un bel po’… come in questo caso!]Il titolo del disco Non riesco a dormire non l’ho concepito io, ma è frutto di una intuizione di Maurizio Carucci (cantante del gruppo Ex-Otago). Stavamo lavorando insieme già da un po’ e una mattina mi dice: “Secondo me dovresti chiamarlo così”. Lui è una persona straordinaria, di quelle che ti ispirano, pieno di stimoli positivi. Di fatto in un attimo ha trovato questo titolo che racchiudeva l’essenza del disco, e di me stesso.

Cosa ti ha colpito/entusiasmato dei tre live che hai alle spalle ?

Cosa mi ha colpito… Salumi e birra artigianale buonissimi a Bologna… mi ha stregato, poi vabbè… c’è ANCHE la musica che è importante! Ogni volta è diverso… è un’emozione che non so descrivere, non so afferrarla… un po’ come la felicità: non ti rendi conto quando c’è ma ne avverti la mancanza quando è andata, non riesci a percepirla al momento… Si può dire che a questa domanda non so rispondere!

In momenti come questi credo che le emozioni siano avvero amplificate; ti ricordi quando hai capito che fare musica sarebbe stata la tua strada?

Non so se la musica sarà la mia strada. Non mi sento di pianificare le cose a lungo termine. Adesso mi sono sentito di dire queste cose, spero che abbiano senso per qualcuno come le hanno per me e Massimiliano Caretta che mi accompagna nel tour come bassista, ha seguito con me anche gli arrangiamenti, e ha vissuto il progetto fin dalla fase larvale. Quando c’è qualcuno che crede in te, quando dici “proviamo a fare un disco”, e poi quel disco “esce” e qualcuno crede sia il caso di farlo sentire a qualcuno… è questo il motore che ti smuove e ti fa fare musica.

Sei un cantautore: che tipo di cantautore sei? Dovendo raccontare il tuo stile come puoi riassumerlo? Ci sono stati dei cantautori che ti hanno influenzato?

Il mio stile??? Molto fico, sono di Genova ma son moderno!!! Anzi di Sestri Levante, un posto davvero bello! Di influenze ce ne sono tantissime, ovviamente non si inventa nulla. Durante la scrittura e l’arrangiamento del disco ascoltavo band come Edward Sharpe and the Magnetic Zeros, The Shins , Daughter, Wilko, Grizzly Bear, e poi i cantautori italiani che fanno da pilastri. È un disco meticcio, fatto di diverse contaminazioni.

Una cosa mi ha davvero colpita del tuo disco: l’ascoltatore si sente subito a suo agio… sarà per i testi fluidi, le immagini che usi e le melodie quasi leggere e scanzonate, ma si sente subito c’è di più… Come nascono i tuoi brani? E quanto c’è di te?

Dentro questi pezzi c’è tutto di me, è un disco assolutamente intimo. E’ bello che sia evocativo. Come diceva Carmelo Bene: “Ci vuole altro”: il cinema non è solo cinema, la poesia non fa poesia, ci vuole altro, ci deve essere la vita dentro, quindi uno prova a fare qualcosa di sincero, poi se lo percepisci anche tu, vuol dire che funziona, deve essere evocativo. Deve essere sincero, quello che tu mi dici mi fa molto contento.

Il disco è stato anticipato dal singolo “Dentro Casa” il cui video è stato girato da Francesco Lettieri, un pezzo molto interessante con la partecipazione di Giuliano Dottori. Come è stato lavorare con loro?

Giuliano Dottori mi ha fatto questo regalo: io sono sempre stato innamorato dei suoi dischi bellissimi e gli ho mandato il provino proponendogli una collaborazione, e lui ha accettato. E’ una storia semplice che mi inorgoglisce, la ricordo con molto piacere. Francesco Lettieri non ha bisogno di presentazioni da parte mia, ho solo lasciato che vedesse la sua interpretazione nel mio pezzo, ed il risultato è un video molto cyber punk, con ambientazioni notturne, scure, che creano una bella dissonanza con motivo un po’ folk. Forse è questa la forza dell’idea, anche se forse poco digeribile nell’immediato ma sicuramente una visione d’effetto. E’ successo anche con alcuni pezzi di Mezzala :il lavoro di Lettieri a volte portava di più il focus sul video, ma in finale anche il pezzo ne giovava. Non so se è anche il mio caso.

“Lasciamoci un attimo” è un pezzo del tuo disco che più mi è piaciuto… ha dei passaggi molto belli e significativi “Sto zitto a squarciagola “ è la sintesi della disperazione tacita…come nasce questo pezzo?

E’ la canzone di una separazione, un tema trito e ritrito però succede, continua a succedere… Succede sempre. E’ stato scritto a quattro mani con Maurizio Carucci, lui ha la “creatività in tasca”: ci siamo messi li e abbiamo fatto tante canzoni, prima di riuscire ad essere contenti di questa cosina qua. Lasciamoci un attimo” un pezzo molto importante per me in questo momento, sia a livello personale e sia per la collaborazione con Maurizio.

Che tipo di live proponi stasera qui al pubblico di Na Cosetta? chi ti accompagna nel live musicalmente?

Siamo in due io e Massimiliano Caretta, che è bassista, batterista è tutto, è una figura molto importante, anche perchè lui non si perde quando guidiamo e io si, ha senso dell’orientamento e io no, tiene linee ritmiche e la rotta. E’ un set molto intimo, chitarra e basso, usiamo percussioni, sei basi del disco solo batteria, ci suoniamo sopra, tastierina semi-giocattolo, suoni un pochino da battaglia, però secondo me si crea un bel groove.

Stasera fai una incursione nella scena romana cantautoriale: che ne pensi?

Bhe gli anni 80 predominano, c’è un bel fermento. Li conosco di nome praticamente tutti ma al momento non ho collaborato con nessuno. Mi piace parecchio Calcutta, piace un po’ a tutti, è piaciuto a furor di popolo, i Thegiornalisti mi piacciono, scrivono della canzoni importanti, magari a volte faccio fatica a capire bene, ma degli arrangiamenti molto belli, poi hanno dalla loro Matteo Cataluppi, come gli Ex -Otago, è una garanzia. Fuori della scena romana invece mi piace molto Pietro Paletti, di Brescia. Ma in generale scena romana e non niente da dire, gran fermento in senso positivo.

Che accordo ti senti più giusto per te, che cosa in un tuo pezzo e nella tua vita ci sta sempre bene?

La calma, la serenità e la presenza a te stesso. Però in generale la calma. Poi magari dipende da quello di cui hai bisogno; quando hai sete devi bere, quando hai fame devi mangiare, dipende dai tuoi bisogni… ora mi serve la calma, la ponderazione.

 

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