Il Branco|Non fate caso al sorriso

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A certi suoni, a certi testi puoi affidare amore, ansie e rabbia: cantautori electro punk, poeti in anfibi e smalto nero cantano tra ardore e rassegnazione le nostre vite confuse ne “Non fate caso al sorriso”, primo lavoro de Il Branco

L’incontro con Il Branco non ti lascia indenne o illeso: ti attraversa, si annida, ti percorre e si ferma allo stomaco, giù  in una morsa … e anche tolte le cuffie rimane lì, tra ansie strillate, paure tumefatte, gioie e dolori che segnano l’anima come graffi sulle giacche di pelle.

Il Branco è la voce e chitarra di Nicola Pressi, è il synth di Francesco Gambini, è la batteria e drum pad di Leonardo Pressi: un’unica anima, quella de Il Branco, “una sola moltitudine”, come loro stessi si definiscono, in grado di fondere stile cantautorale con l’elettronica e il punk, per un imprinting originale lontano dalle mode e cantautorato “mordi e fuggi”.

Il 16 gennaio è uscito, per l’etichetta LDMNon fate caso al sorriso, primo LP per Il Branco che segue, a distanza di un paio d’anni, il primo EP omonimo che già ci aveva fatto intuire la creatività poetica e ruvida al contempo, che caratterizza la band, con brani come “Inferni e primavere” e “Il Teorema di Neanderthal”.

Non fate caso al sorriso è un tuffo nell’iperrealismo trasognato, dilatato e talvolta grottesco delle nostre vite, è la visione di noi stessi, delle nostre paure e dei nostri sentimenti attraverso una gigantesca lente che ora deforma, ingigantisce o annichilisce.

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I testi di Francesco Gambini, le musiche di Nicola Pressi regalano dieci brani, dieci ritratti intensi tra electro-punk-rock,  lirismo e ricercatezza con un dinamismo quasi futurista: il graffio della voce ricorda a momenti Rino Gaetano, il mood e sonorità urbane decadenti fanno pensare al primo Vasco Brondi o ai Verdena, con  echi di Zen Circus, il dinamismo è quello dei grandi Afterhours così come la ricercatezza nei testi. Parole e musica si cedono vicendevolmente il passo, esaltandosi reciprocamente: melodie sintetiche ed essenziali, quasi scarne lasciano la scena alla poetica dei testi e alla loro crudezza, per poi regalare aperture e ritornelli da cantare a braccia aperte, giù precipitando in un volo pindarico.

Nascono così brani come “Augurarsi Un Addio”, il mio brano preferito, intenso, rock, urlato, decadente nella consapevolezza e speranza della risoluzione della stasi sentimentale:  Nei silenzi è facile fraintendersi la cecità vanifica i gesti l’infinità dei lapsus freudiani tempo in pasto ad ergastolani.

Misto di rassegnazione e sollievo “Buonamorte”, in cui suoni acidi e cupi tra chitarre e synth, cantano la prospettiva della risoluzione definitiva dell’abbandono, e il sollievo da una condizione oramai esausta, vissuta al count down.

“De profundis”, nostalgica, intima e introspettiva traccia il ritratto più intimo dell’animo de Il Branco: suoni liquidi, densi per uno stagno di riflessioni aspre e disilluse in cui affogare “Questa profondità non vale il prezzo di affogarci dentro…”.

E poi l’alienazione di “Via Boncompagni”, un universo privato in cui essere se stessi, chiudere la porta in faccia al mondo e alle convenzioni per darsi in pasto alle proprie ansie, manie, dolori su tappeti di synth e batterie sostenute.

Non fate caso al sorriso  è un invito ad andare oltre l’apparenza delle nostre vite e cercare di carpirne l’essenza, nel bene  nel male.  E’ un disco che in un certo senso “ti sceglie” con tutta la forza de Il Braco: ruvido, diretto, romantico, consapevole e sognatore allo stesso tempo, un autentico flusso di coscienza di parole e suoni, che unisce il dinamismo futurista, la carica emotiva diretta dell’espressionismo, ai temi del romanticismo e la critica dell’iperrealismo.

Lasciatevi trascinare dalla forza de Il Branco e fatevi percorrere dalla sua energia, tra le suggestioni visive dell’Artwork di Versus, ci vediamo in “Via Boncompagni”… è proprio qui sotto.

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