Breakin’ Point | Peter, Bjorn and John

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We do care about the young… Peter, Bjorn and John. Breakin’ Point, il nuovo album del trio svedese!

Il trio, tra i nomi di punta dell’indie svedese, ritorna regalandoci nel loro “punto di rottura” ben dodici brani. Il titolo con cui hanno battezzato la nuova creazione può indurre in inganno, i “punti di rottura” sono quasi impercettibili, anzi, le sonorità con cui è stato plasmato sono, in definitiva, quelle con cui i P,B & J hanno modellato gli ultimi lavori. Si parla quindi di un indie shakerato con pop ed elettronica, il tutto condito con elementi rapiti direttamente dai 70’s. Un esempio di questi ultimi è l’utilizzo del “falsetto”, ampiamente presente nella canzone “Dominos”. In “Love Is What You Want”, brano con un retrogusto dance, si parla del disagio e dello smarrimento che si prova in una relazione, quando si viene lasciati all’improvviso, senza minimamente aspettarselo:

«My ego get stuck in the way,when I thought everything was okay, you start foaming with hatred, waiting for three magic words».

Si passa poi a “Do-Si-Do” che prende il nome da un tipico e semplice passo di danza (che troviamo, per esempio, nella polka) Infatti il brano si costruisce intorno ai passi di questo ballo, eseguito una volta tornati a New York, alla riscoperta di questa città, con i suoi “shops and cafes”. Il tutto mentre si beve inneggiando alla vita, all’amore e alla pace, ma anche ai loro imprescindibili opposti: l’odio e la guerra. Poiché si sa, questi ultimi sono necessari per avere e godere dei primi.

«And we danced to war and we danced to peace
And we danced to everything that’s in between
And we drank to love and we drank to hate
And we drank to everything, before it was too late»

“What Talkin’ About” è invece, dal mio punto di vista uno delle canzoni meglio riuscite di tutto l’album. Ha come soggetto principale il difficile rapporto tra padre e figlio con un presumibile gusto autobiografico:

«Shining in your shadow, how could I sink this low? Our acquaintance has been so-so, and I can’t understand where my patience gone».

Interessante è sicuramente il forte contrasto tra la tematica affrontata in questa canzone e gli arranggiamenti con cui invece è stata composta: se si tralascia infatti il testo, risulterà un pezzo dalle sonorità molto spensierate e perché no, anche ballabili. Ed ecco che ci ritroviamo la title track, “Breakin’ Point” per l’appunto, dalla melodia molto più nostalgica e malinconica. A seguire c’è “Long Goodbye” che è il risultato di un subbuglio di emozioni contrastanti, confusione e dubbi riguardo una relazione che (forse) non funziona più… e il messaggio è chiaro, sarebbe meglio darsi un “lungo addio” e farla breve piuttosto che continuare?

«A long goodbye,it’s all confusion and lies. Why can’t we make it short and sweetIt’s all manners & style. Maybe we’ll never say goodbye».

Con “Hard Sleep” e “It’s Your Call” si palesa ancor di più la loro scelta stilistica che riprende diversi elementi dance ed elettronici. “Beetwen The Lines” invece, come suggerisce lo stesso titolo, parla di un sentimento tra le righe, cioè che seppur presente, è difficile cogliere al di là delle incomprensioni e delle differenze caratteriali che sfociano, inevitabilmente, in litigi.

«This vicious circle should, have been a circle of trust, trying to avoid, what now comes down to a must, I’ll never finish this book,you always turn out the light».

A completare l’album abbiamo “Nostalgic Intellect”, “In This Town” e “Pretty Dumb, Pretty Lame”. Sicuramente questo lavoro dei Peter, Bjorn and John non lascia un marchio indelebile nella loro carriera musicale, nonostante non manchino i brani interessanti. Ma invito caldamente ognuno di voi ad ascoltarlo e a forgiare una propria opinione senza farsi plagiare dalla mia opinione che, risulta comunque relativa.

 

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