Brian Eno torna all’ambient: Lux

EnoDio. Era uscito un disco di Brian Eno ed io quasi non me n’ero accorto. Ho riparato ben presto a questa lacuna e sono corso a comprare Lux, l’ultima fatica del compositore/produttore/teorico più importante ed influente della ambient music.
Ideale proseguimento di stranoti lavori precedenti (The Plateaux of Mirror, Discreet MusicThursday Afternoon), veri e propri capisaldi del genere, Lux si presenta con una confezione impeccabile: cartoncino bianco opaco, con dipinto in copertina (e altri quattro dentro il packaging) dello stesso Eno e una tracklist solo tracciata, niente titoli, solo uno schema di linee e punti. A libera interpretazione. Molto ambient, molto divertente da vedere, ma comunque un po’ forzato.
Quattro brani di 18-19 minuti l’uno, compongono un’opera che non sa del Brian Eno che abbiamo amato e apprezzato. All’evoluzione tecnologica e anche teorica che la musica ambientale sta vivendo in quest’era, Eno sembra voler voltare le spalle come mai ha fatto prima: pioniere di elettronica ai tempi delle Tape Machines, inciden un disco dove l’elettronica è più promessa che presente, rivalutando come protagonisti un pianoforte, che non fa mai da collante armonico fra le mega-suite, viola e violino.
In più, la mancanza totale di un asserto letterario, una spiegazione del progetto (che può essere l’ambiente come lo stato emotivo che ispira i brani come guida all’ascolto [vedi Music for Airports] o anche un progetto più tecnico di decostruzione musicale [vedi Discreet Music]) rende tutto l’album vano e privo di uno specifico fine o significato. Eno stavolta lascia tutto all’immaginazione visiva, accompagnando con quattro piccoli schizzi quest’album, lasciando all’ascoltatore (e all’ambiente stesso) il più del lavoro.
L’assenza di una spiegazione e il rifiuto della tecnologia (se non con Scape, ennesima app per iPad che vuole giustificare, sulla carta, l’opera intera) rendono quest’album più potenziale che effettivo, facendolo risultare ripetitivo, noioso e a tratti scontato. Ma soprattutto quello che ne esce è un prodotto datato, assolutamente fuori fase con quello che la ambient music sta dando in quest’era.
È un passo falso sconfortante quello di Eno che non è riuscito con Lux a restituire una personale lettura dell’ambient music ai giorni nostri, dove molto sta per succedere. Il concetto di installazione in movimento che questo disco è non regge da sola tutta l’opera che sembra più un bluff che altro.
Un ascolto comunque piacevole ovviamente c’è, ma da lui ci si poteva aspettare di più, questo rimane un esercizio di stile. Facilone.Eno Lux
F.B.

Autore: Brian Eno
Titolo: Lux
Etichetta: Warp

TRACKLIST
1 – Lux 1
2 – Lux 2
3 – Lux 3
4 – Lux 4

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