Brunori Sas @Alcatraz 02/03/2017

Dario Brunori, la sua Brunori Sas ha suonato all’Alcatraz di Milano, ed era completamente sold out. Siamo andati a farci un giro e a sgolarci cantando le sue canzoni. È stato bellissimo e ci ha confermato una cosa: Brunori è uno dei migliori cantautori in circolazione.

Dentro, l’Alcatraz sembra una famiglia in festa, dopo l’ultimo cenone dell’anno e qualche bicchiere di vino, che non aspetta altro che il classico conto alla rovescia per festeggiare l’anno nuovo e le nuove speranze.

Il concerto lo apre Nicolò Carnesi; come desiderare antipasto migliore per prepararci al meglio allo spettacolo successivo. Il suo live dura circa una mezzora, e spazia da brani del nuovo album Bellissima noia a pezzi “più datati” che puntualmente vengono cantati dal pubblico attento. Il cantautore siciliano, ben inserito da un po’ di anni nella scia del cantautorato indipendente, ci riscalda le corde vocali.

Grazie Nicolò ! Applausi finali, si spengono le luci e si alzano puntuali come orologi svizzeri le urla «Dario, Dario, Dario…»

Quasi le 22. Sul palco il fumo distoglie gli sguardi e mischia le carte, le luci si accendono lentamente di un rosso soffuso, comincia lo stridio di violino e il tappeto dei sintetizzatori, eccolo, è euforia totale.

Parte forte: “La verità”!

La prima cosa che mi salta all’occhio, dopo averlo visto nei tour precedenti, è proprio la componente visiva. Le luci, quasi alla XX o Tame impala, colori led insistenti a ritmo erano atipici nei live dei tour precedenti, giochi di luci quasi psichedeliche, da disco club, preparate con cura lasciano immaginare che la serata sarà una gran bella figata.

La cassa della batteria insistente, le chitarre che si mischiano perfettamente ai sintetizzatori, il violino che addolcisce l’atmosfera, Brunori spinge, eccome se spinge, la gente balla e si sgola. Davanti a me, mentre dal palco parte il secondo brano, si alza un cartello che recita «Muratori Presenti» e subito immancabile balza alla mente il riferimento al brano “secondo me”: «Sarai anche un cantastorie, ma ogni volta ai tuoi concerti non c’è neanche un muratore» beh stasera ci sono, evidentemente, anche loro.

«Benvenuti in casa Brunori, siamo qui per esorcizzare le nostre paure: urlo libero» il pubblico non se lo fa ripetere la seconda volta, e parte un frastuono assordante, per la prima volta il cantautore interagisce con i suoi fan: «vorrei che cantaste il prossimo brano come se 5000 voci diventassero una sola». “Canzone contro la paura”: lo spettacolo entra nel vivo.

Brunori non è più solo un cantautore, da questo live capisco quanto sia maturo, quanto sia palese il fatto che ormai sia il primo della classe. È molto più frontman di una band che semplice cantastorie schitarrato: si muove, balla con la sua chitarra, parla meno e quando lo fa è il solito “Peter pan” giocherellone, scherza, si piace, ci piace,  ringrazia, ritorna a scherzare, ma soprattutto in questo tour la Brunori Sas suona, fa la cosa per cui sembra esser venuto al mondo: fa della musica, e che musica.

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5000 voci in una...

I primi sei brani, suonati quasi di getto, sono tutti estratti del suo ultimo lavoro A casa tutto bene, album che la gente sembra già conoscere alla perfezione, disco che merita di essere già da ora uno dei migliori di questo anno. Con il suo solito charme scanzonato il cantante introduce, mentre passa alla chitarra acustica, la seconda parte del concerto, quella inevitabilmente dedicata ai lavori precedenti: «È così bello vedervi così tanti, non per altro, ma sto pensando all’incasso» – risate – «a noi piace essere pagati con i sentimenti ed è per questo che vi canto un pezzo del mio primo disco, per il mio babbo che mi manca così tanto» e ci spiaccica in faccia “Come stai” riarrangiata in modalità più uniforme alla tipologia del live che sta eseguendo. Mi entusiasma la facilità con cui riesce a scherzare con la dolcezza, e con argomentazioni in un certo senso complicate e difficili da esprimere; Dario si scherza ancora addosso, e immagina in un improbabile colloquio che John Lennon gli rivelasse che «la paura e l’amore sono i due motori che muovono l’esistenza, la paura ti imprigiona e non ti fa vivere, per questo, dopo la paura, canteremo un po’ di canzoni d’amore» . A questo punto Brunori ci regala brani come “Fra milioni di stelle”, “Arrivederci tristezza” e “Lei, lui , Firenze” e mi rende ancora più contento visto che quest’ultimo è il mio brano preferito. In occasione si sposta maestosamente tra chitarra acustica e piano, tra il violino che sembra non voler cessare di esistere e i sintetizzatori che apparecchiano continuamente questa tavola imbandita; al mio fianco due ragazze si commuovono e io un po’ con loro; il gioco di luci continua a rendere l’atmosfera entusiasmante. Quando parte “Pornoromanzo” Antonello mi guarda e urla «Madonna i Joy Division?!» Si, ha proprio ragione ! ecco cosa mi ricorda, tra le tante cose questo concerto, Brunori è proprio Joy Division. Alla fine del momento “sdolcinato” c’è spazio anche per la disco anni ’70 «più Roncato che Alan Sorrenti perché siamo figli delle e della tv» altri due brani del nuovo album in mood disco club con la gente che urla «La realtà è una merda» sulle note di “il vestito da torero”, e che mentre lo fa, sembra voler rigettare la paura fuori dal corpo e dall’animo, ed è in questo che Brunori ha fatto centro, con il concerto ed ancora prima con A casa tutto bene sembriamo tutti meno spaventati.
Le luci si spengono e si capisce che il concerto sta per finire; «mi sono scialato» fa ridere proprio tutti questo Dario. E come per rifiatare o godersi il momento, si mette a scherzare sul suo vestito di flanella, inscenando un simpatico siparietto sulla figura del poeta maledetto: «adesso mi siedo e prendo il bicchiere di Whiskey, e appena si accendono le luci voglio sentire il boato della poesia maledetta». Siamo ai titoli di coda. Nemmeno a dirlo parte “Guardia ‘82”, non vi meraviglierete sicuramente se vi dico che cantavano anche i muri. L’ultimo momento d’intimità e di dolcezza lo dona il pezzo “Kurt Cobain”.

Il concerto dopo i ringraziamenti, esattamente venti brani, circa due ore di musica e la valanga di applausi, si chiude con “Secondo me” altro brano del suo ultimo lavoro; tanto per far contenti anche i muratori: adesso Brunori Sas ha veramente soddisfatto tutti.

Quando lascio l’Alcatraz la gente intorno a me si bacia, scherza, si affretta per poter prendere la metro, io mi fiondo a prendere tre birre da un rivenditore davanti al club con la malinconia in corpo, quella malinconia tipica della fine di un concerto, quando ti passa per la testa che è appena finito qualcosa che avresti voluto non finisse mai.
Ma sicuramente nei momenti nostalgici, e nei miei attimi di riflessione penserò a quanto cazzo sia stata bella quella volta all’Alcatraz di Milano, al concerto di Brunori Sas, quando 5000 voci sono diventate una sola. Cin cin, a voi, a Brunori Sas, ad ognuna di quelle cinquemila voci. Salute.

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