Live report: Bugo@Angelo Mai 12/10/2013

bugo3Serata all’insegna della musica all’Angelo Mai Altrove Occupato: Morgan (con la i) e poi Bugo in versione acustica.
Sono le 11 e sullo spazioso palco dell’Angelo Mai inizia a muoversi qualcosa. Io sono arrivato di corsa per non perdermi nulla di questa serata per la quale ho delle pretese molto alte. Sono 10 anni che io come tanti altri presenti stasera siamo un po’ vittime di questo cantautore strambo e graffiante che usa poche parole, ma che catturano alla stregua dei grandi romanzi esistenziali e che oramai fa andare su e giù le nostre emozioni accordandoci con la sua malinconia,  euforia o follia a seconda dei periodi e degli album.
A scaldare il pubblico di sono i Morgan(con la i) una band romana composta molto bene con voci, chitarra, contrabasso, batteria e alternativamente clarinetto o sax. Davvero sonorità interessanti dallo swing francese a ballate più autoctone, complimenti ai musicisti ma soprattutto alla voce femminile che cattura  tutto il pubblico.
Il piccolo capannone industriale pian piano si riempie attendendo la vera star.
Durante il cambio palco rimango un po’ stupito da quel che vedo, troppe chitarre, una tastiera KORG e due microfoni. Ma non era una serata acustica? Si presenta per le 11.30 il tanto atteso Bugo con tanto di barba, capelloni e camicia rubata ad una tavola calda country; ad accompagnarlo c’è qualcuno che resta non ben identificato, un polistrumentista che renderà meno monotone e low fi il concerto, si spera. Tale Saverio Lanza, non proprio l’ultimo arrivato della musica italiana se si considera che ha collaborato e prodotto tanta bella musica in 20 anni di attività. La sessione prende da subito una piega teatrale e caotica, la voce di Bugo è quella che ancora fa vibrare parti del mio inconscio e la musica non è forse quella struggente e intima che si ci aspettava, ma contorna molto bene la performance dell’artista che non riesce proprio a star fermo sul palco. La scaletta vola su tutti gli album dell’artista si parte con Quante menate che mi faccio da La prima gratta si passa subito all’ultimo lavoro con Comunque io voglio te,  considerando gli altri live del tour, ci sarebbe Vorrei avere un dio da Pane, Pene, Pan si parla del 2000 quando è uscito quest’album autoprodotto su musicassetta profondamente lo-fi e profondamente rivoluzionario che ha spaccato una generazione in chi ama Bugo e chi odia Bugo, ma con nostro sommo sbigottimento Bugo non la esegue (dimenticanza?). Dopo qualche altro volo tra i vari album si arriva a “Sei bella come il dì” ed il pubblico si scioglie, impressionante su “Il sintetizzatore” quasi si sente solo il pubblico cantare e Bugo fomentare.
Da questo momento in poi da concerto si passa a vera e propria performance teatrale, Bugo inizia a saltare su tutto, a correre, a muoversi, abbandona la chitarra e porta avanti la canzone Ggeell per venti minuti senza mai fermarsi. Arriva il momento di Spermatozoi e riacquista compostezza al microfono per trascinare nelle nostre orecchie uno dei pezzi più cinici del suo repertorio. Dopo un’ora e venti di concerto sembra tutto finito quando i due artisti vanno via dal palco per pochi minuti per poi tornato con un bis di soli due pezzi portati per le lunghe con pantomime dalle più varie da Stevie Wonder a Vasco Rossi. Il pezzo di chiusura è il più contemporaneo e sociale che c’è C’è crisi, dopo di che Bugo lascia il palco trascinandosi dietro monitor, spia, sedie, microfono e tutto ciò che c’è.
Un concerto misto di improvvisazione, musica potente, lo-fi, pubblico coinvolto, voli su tutto il repertorio musicale dello stonato cantautore e su tutto il mio repertorio emozionale . Fin dall’inizio la speranza che Bugo scendesse dal palco per andare fuori a suonare tra il suo pubblico c’è stata, ma questa volta non è successo. In definitiva il concerto è stato al disopra delle aspettative prendendo in contropiede tutte le mie speranze e catapultandomi in una sessione potente e allo stesso tempo intima in modi che solo Bugo può.
Bugo non vive  sulla terra come tutti noi ed i suoi live ne sono la prova.

N.Y.

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