Bullet Fly, non tutto lo spam viene per nuocere

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A me, lo spam, non piace.
Soprattutto quello invasivo, quello delle mail, dei messaggi nelle bacheche, mi da fastidio.
Ma non è detto non porti frutti. Nel senso: prima o poi qualcuno di buono capiterà.
E così è stato quando sono stato contattato, poco prima di Natale, dai Bullet Fly, gruppo Rock/Alternative (a detta loro) romano, capitanato da Andrea Orsini (voce e chitarra) con Mattia de Santis alla batteria, Federico Clori al basso e Lorenzo Cruciani a rinforzare la sezione ‘chitarristica’.

Con una breve mail i ragazzi mi invitano ad ascoltare i loro brani sulla loro fan page di Facebook e io, buona la dose di puzza sotto il naso (causa spam), accetto l’invito.
La pagina non è malvagia: ben messa, molti i fan (oltre 1.300), attiva. Bella la grafica del logo, bella la descrizione del gruppo, carina la sezione Band Page ma io, rimanendo fedele al caro vecchio binomio di abiti e monaci, mi fiondo immediatamente sul player per ascoltare di che pasta i Bullet Fly sono fatti.
Tre i brani della playlist, di cui uno porta il nome della band stessa. Comincio da quello: Bullet fly.
L’intro è pazzesca, le strofe di una dinamica eccellente, perfetta la crescita al ritornello, belle le armonizzazioni, cattive al punto giusto le chitarre, molto buone le scelte della sezione ritmica e il suono del basso. Rimango scioccato.
Passo al secondo pezzo, Far from the sky, e scopro che è ancora più bello. Passo al terzo, 100 coils, e riprovo la stessa sensazione di quando, a tredici anni, ascoltai per la prima volta The long road dei Nickelback.
Sono più che scioccato: sono estasiato.
I Bullet Fly mi hanno estasiato! Hanno poco e niente di italiano e rientrano a pieno nella corrente più settentrionale del Rock statunitense, dagli Alterbridge agli A Perfect Circle ai già citati canadesi Nickelback con spruzzate del grunge più inquietante degli Alice in Chains.
In poche parole: una spremuta di tutto il Rock americano che a me piace!

Nel fomento più totale mando una mail di risposta ai ragazzi chiedendo quando li avrei potuti sentire live.
Poco dopo una data e un luogo nella mia casella di posta: 17 Gennaio a Locanda Blues.
Inciso tutto a fuoco vivo sulla mia agenda!

Passa un mese.
Il freddo artico che sta martoriando il nostro Bel Paese stava appena facendo capolino, e io, spavaldo, arrivo fino a Locanda Blues.
Sul palco trovo quattro ragazzi che non assomigliano per nulla ai miei Bullet Fly: sono i Box 36, una Rock band di Roma dall’ottimo sound, grande capacità tecnica dei singoli e più che buona presenza di palco, considerato che i pezzi non sono spinti più di tanto e che il cantante è confinato dietro una tastiera dal suono non eccellente. Il chitarrista, comunque, Romolo Marotta, è pazzesco!
Ma veniamo ai Bullet Fly.
Partiamo dal presupposto che, sul palco, come presenza, me li immaginavo più ‘fighi’, più movimentati o, perlomeno, con un atteggiamento più alla “guardami mentre ti spettino con ‘ste chitarre”. Invece ho notato una certa immobilità, soprattutto del bassista. Ma, vabbe’, torniamo ai concetti di abiti e monaci e, fondamentalmente, poco me ne sono curato.
Mi sono curato, invece, di tutto il resto e sono rimasto mezzo deluso.
La voce di Andrea Orsini è molto buona, quasi perfetta per il genere che la band propone: ampia nel range, di pochi colori ma più che giusti per il sound, agile nei salti, mai affaticata né verso l’alto, tanto meno verso il basso. In tutto ciò consideriamo anche che il ragazzo ha una chitarra in mano e ha un’abilità nel giocare con i riff decisamente notevole.
Non ci sono ‘ma’ per lui. Ottimo così!
Molti ‘ma’, invece, vanno al resto della band.
Quello che avevo sentito a casa non era esattamente quello che stavo sentendo a Locanda Blues. Nelle casse del mio computer c’era molta chitarra, affatto timida come, invece, ho notato essere quella di Lorenzo Cruciani. Nelle casse del mio computer il basso era preciso con gli attacchi, perfetto con la batteria a creare muri di suono improvvisi e tantissima dinamica. Sul palco, Mattia de Santis e Federico Clori, sembrava non si ascoltassero vicendevolmente.
Diciamo che sono rimasto un po’ deluso da questo mio primo live dei Bullet Fly, ma, se è vero che un gruppo non lo si può giudicare da un solo concerto, attenderò il prossimo per avere un giudizio più a tutto tondo!
Rimangono, comunque, a mio parere, uno dei gruppi più interessanti nell’ambito del Rock Americano importato qua a Roma.

R’n’R


G.F.

 

 

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