Buriers Live@BlackMarket 11/05/2016

Unplugged in Monti, la rassegna di concerti infrasettimanali del Blackmarket Monti, offre delle vere e proprie chicche: come il live dei Buriers.

Il momento del concerto di metà settimana è quello che preferisco. Sarà che sto diventando allergica al binomio week-end/divertimento a tutti i costi, quindi trovo che ascoltare musica nel mezzo della settimana, a un orario decente, con un pubblico contenuto, sia la condizione migliore per godersela. Unplugged in Monti, la rassegna di concerti infrasettimanali del Blackmarket Monti, offre delle vere e proprie chicche.

Martedì 10 è stata la volta dei Buriers. Avevo sentito parlare di questo trio a cui era stato affibbiato un genere molto particolare “anti-folk”, “anti-rap”. Perfetto, mi sono detta, amo la malinconia del folk e amo l’impegno politicamente scorretto del rap, non posso perderli. La band, che ha all’attivo un album, due ep e alcuni singoli, ha aperto l’ultima tourneè di Micah P. Hinson ed è considerata uno dei nuovi gruppi di punta da Rough Trade.

I Buriers si presentano sul piccolo palco del Blackmarket in tre, un violoncello, una batteria, una voce (più fisarmonica): il gruppo tiene un’ora abbondante incollato il pubblico, che ascolta attento ma animato l’incalzare dei testi lunghi – quasi recitati da James P. Honey e accompagnati dai tipici suoni delicati e malinconici del folk. Il concerto sembra una sorta di messa in cui atmosfere rarefatte e invettive politico sociali si fondono alla perfezione, soprattutto grazie alla personalità indiscussa di J.P.Honey, fondatore del gruppo, maglia sdrucita e cappellino con visiera, lingua tagliente e abile intrattenitore. Una ragazza in prima fila regge un plico di fogli con i testi delle canzoni, che recita senza perdere una parola: Honey ne approfitta per provocarla scherzosamente, e lei tiene testa, in uno scambio di battute che strappa la risata anche allo spettatore più abbottonato. Tornata a casa scopro che J.P.Honey inizia la carriera come poeta, ed è accostato per sensibilità artistica a figure come Leonard Cohen e Nick Cave.

I Buriers sono una band che non si incontra facilmente, perché mescola due generi in gran auge senza farne una moda, trovando una sua personalissima voce. Noi gli auguriamo tanta strada, e molti ritorni nella Capitale.

Testo di Chiara Tripaldi

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