Calcutta @Atlantico Live 18/12/2016

L’ultima delle ultime date del Mainstream tour.

Hai un biglietto in più per Calcutta? Conosci qualcuno a cui posso chiedere? Dai… ma è sold out anche la seconda data? Queste sono le tre domande che mi hanno accompagnato nell’ultimo mese e mezzo. Il giorno è arrivato.

Sono davanti all’Atlantico per assistere alla seconda delle due date romane, andate sold out in qualche giorno, che chiudono un tour durato un anno, Mainstream. In fila per entrare mi fermo un attimo e, guardandomi rapidamente attorno, mi rendo conto di come il fenomeno musicale “Calcutta” abbia toccato davvero tutti, non vedendo infatti solamente i soliti adolescenti o qualche coppia di trentenni ma notando un paio di signori avanti con l’età in presenza di rispettive mogli o gruppi di amici.

Una volta entrato è subito il turno del gruppo che apre la serata: Gomma, band di Caserta da tenere sott’occhio, già fuori con tre singoli che anticipano l’uscita dell’album prevista per gennaio, caratterizzata da una notevole voce femminile che, nonostante la giovane età, canta e urla per più di quaranta minuti intrattenendo una folla non semplice da gestire che scalpita per l’arrivo di Calcutta.

Quando sono da poco passate le dieci si spengono le luci e, tra le urla e i mille flash, Edoardo sale sul palco con uno degli immancabili cappellini e una giacca di un verde acceso che non ce lo farà mai perdere di vista sul palco.

Il concerto inizia con l’immancabile “Limonata” seguita da un’altra hit dell’album Mainstream, “Frosinone” che fa accendere subito il pubblico che canta tutte le canzoni e si ferma solo quando parte qualche pezzo vecchio che Calcutta, in un simpatico siparietto, specifica di dover eseguire per forza avendo composto un album della durata di una mezz’ora e dovendo fare un live di almeno un’ora per far valere il prezzo del biglietto.

Verso la metà del concerto compare dietro al palco una grande scritta illuminata con la parola “baci”, come quelli che manda quotidianamente ai fan tramite la sua pagina Instagram o su Facebook.

Tra le canzoni più celebri “Cosa mi manchi a fare” e “Dal verde”, che quasi fanno andare via la voce alla maggior parte dei presenti, Edoardo tira fuori un brano molto vecchio e, come spesso fa, improvvisa un titolo a caso chiamandola “Barbagianni”, quando in realtà quello vero che molti ancora staranno cercando è “mi piace andare al mare”.

Tra le ultime canzoni c’è “Oroscopo”, tormentone estivo che nessuno vuole lasciarsi sfuggire e quasi tutti filmano con il cellulare, quando tutto sembra ormai finito c’è spazio invece per “Natalios”, canzone natalizia che emoziona un po’ tutti e viene addirittura interrotta da un lungo applauso.

Il concerto è finito ma mentre tutti si avviano verso l’uscita, torna sul palco il solo cantautore di latina con una chitarra acustica e ci fa cantare ancora una volta “Cosa mi manchi a fare”.

Iniziando con il concerto di un anno fa a Roma in una delle prime date, passando per il Mi Ami a Milano e il Siren Festival a Vasto, o avendo la fortuna di averlo ascoltato in live più intimi, come quello a Radio2, le emozioni e il coinvolgimento che ho provato sentendo le sue canzoni sono state sempre le stesse a prescindere dalle duemila persone avute intorno oggi o dalle cinquanta durante un live acustico.

Sentire questo concerto sapendo che sarebbe stato l’ ultimo prima di una pausa di tempo indefinito e di un periodo di meritato riposo per Calcutta e  tutta la band mi ha portato a viverlo con un alternanza stati d’animo, dalla gioia nel cantare alcuni pezzi alla malinconia di restare in silenzio a sentire il rumore della folla in altri.

Finisce veramente quello che non era solo un semplice concerto ma la fine di un’esperienza meravigliosa, la ciliegina sulla torta di un anno pieno di soddisfazioni che ho avuto la fortuna di vivere in prima persona.

di Luca Quartarone

 Foto di Luisa Ricci

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