Un prevedibile titolo per il secondo imprevedibile album de I Cani

CANI pic_1La situazione si sta facendo davvero complicata. Parlare de I Cani vuol dire essere risucchiati dalla forza centripeta di un vortice di cliché e anti cliché che sembra non aver fine. Ho letto e ascoltato molte interviste subite da Niccolò Contessa, più che altro per vivisezionare le osservazioni, scardinare le dinamiche della comunicazione e cercare di capire chi non c’ha capito un cazzo, e capire chi c’ha capito e capire perché lo chiamino spesso Nicolò, con una “c”. Il mio articolo su I Cani rischia di essere più uno studio sulla critica della critica che sulla musica in sé. Pazienza.
Su I Cani e sul loro nuovo album – Glamour – si è già affermato tutto e il contrario di tutto, fino al limite della logica. “Descrivono un mondo, ne fanno parte, ne fanno parte ma hanno uno sguardo esterno, ne fanno parte ma hanno uno sguardo esterno e criticano, ne fanno parte ma hanno uno sguardo esterno e criticano pur strizzando l’occhio”. Insomma: un gioco di specchi infinito che, come quando si ripete una parola ininterrottamente e a lungo, fa perdere il senso di ciò che si dice. E, come ne “La cultura del piagnisteo” di Robert Hughes, tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione e lamentarsi, perché tutti hanno ragione, perché tutto è giusto e niente è sbagliato, fino al paradosso, se si lascia a casa il buonsenso.
Il secondo album de I Cani è arrivato in silenzio tra i sostenitori che, in fondo al cuore, temevano questo momento e i detrattori che, invece, non aspettavano altro. Un po’ come quando la più carina della classe fa un ruzzolone giù per le scale della scuola. Io, dal mio canto, pensavo che una volta usciti dalla cuccia, I Cani, non fossero più in grado di rientrarci. La mia paura era che una volta aver visto la luce (fosse anche solo quella dei riflettori, e non necessariamente quella alla fine del tunnel), una volta lenita qualche ferita, una volta colmato qualche vuoto, una volta conosciuto Max Pezzali, una volta (anzi, innumerevoli volte) fatto stage diving, sold out, jackpot , bingo e vinto a Risiko, fosse impossibile tornare indietro. E invece.
E invece Glamour mi sembra un album ancora più privato, a dispetto del titolo (suppongo scelto appositamente per perseguire un blando effetto ironico, dissimulativo e stridente). E più complesso. E più sofferto. E più bello. Nonostante permanga la sensazione (e non l’intenzione, l’abbiamo capito, l’abbiamo capito) di voler bissare quei riferimenti reali e sinteticamente descrittivi che hanno caratterizzato il primo lavoro (dopo ”hipster” arriva  “twee”; dopo “asperger” arriva “lexotan”), il grado di intimità e di autoreferenzialità si fa ancora più elevato. In questo senso, Come Vera Nabokov fornisce una valida chiave di lettura: la canzone più bella, di ispirazione personalissima (posso supporre); la prima che io abbia percepito come sentimentale e non solo iper cerebrale.
L’impressione finale è quella di essere passati a un livello superiore. Anzi, inferiore. Più in basso. Più a fondo. Più profondo.
Un unico appunto: le magliette con Pasolini bendato dalla scritta “Glamour”. Ecco, magari quelle no.

Valentina Mariani

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Glamour CaniAutore: I Cani
Titolo: Glamour
Etichetta: 42 Records

TRACKLIST
1 – Introduzione
2 – Come Vera Nabokov
3 – Corso Trieste
4 – Non c’è niente di twee
5 – Storia di un impiegato
6 – Roma sud
7 – Theme from Koh Samui
8 – Storia di un artista
9 – San Lorenzo
10 – FBYC (Sfortuna)
11 – Lexotan
12 – 2033

TOUR:

16 novembre – Pin Up, Mosciano Sant’Angelo (TE)
23 novembre – Urban, Perugia
29 novembre – Hiroshima, Torino
4 – 5 dicembre – Circolo degli Artisti, Roma
6 dicembre – Viper, Firenze
12 dicembre – Magazzini Generali, Milano
13 dicembre – Estragon, Bologna
14 dicembre – Demodè, Bari

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