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i cani

CANI pic_1I Cani son tornati e le campane suonano. Suonano a festa o a morto? Nessuno lo sa, nessuno è d’accordo e l’importante, diciamocelo, è che suonino.
Che un disco fosse in arrivo si sapeva. Ovviamente solo voci di corridoio per I Cani. Loro non sono di quei gruppi che cercano visibilità, che rilasciano interviste, che partecipano attivamente al mondo indie. Loro stanno li, sono i capocannonieri, si, ma prendono le distanze, giudicano, criticano e giocano al rialzo. 
Non potevano che finire sotto l’etichetta a loro più affine, la 42 Records, che a più di due anni dal primo album della [one man] band romana – Il sorprendente album d’esordio de I Cani – ha ben pensato di non lasciar andare via la gallina dalle uova d’oro.
Così dopo un ricchissimo tour (ricchissimo di musica, di pubblico e di soldi, anche se, pure qui, il cachet di Niccolò Contessa e compagnia gira per le strade della capitale ai limiti del leggendario), un prevedibile “imprevedibile boom” e un’attesa per molti sfiancante e per altri rigenerante, tornano a gran voce. Si dice che del gruppo costruito in una mesata per supportare “il cane” nel tour sia stato smantellato in circa dieci minuti; si dice che I Cani stanno zitti perché non hanno più niente da dire; potrei continuare ore con dei “si dice”, cosa che farebbe di me un giornalista modello e di loro i guru del mistero.
Potevano farsi sentire con un comunicato stampa qualsiasi? No. Ne mandano migliaia ogni giorno di comunicati, nessuno li legge. E I Cani non meritano di essere abbassati al resto del popolino indie.
Potevano semplicemente rompere il silenzio all’improvviso e fare tutto nel giro di una settimana? Alla Electric Diorama per capirci: anni di silenzio discografico, niente di ufficiale e poi bum! arriva un ep.
Ci avranno pensato, ma non è questo lo stile. I Cani si fanno cercare, loro non vogliono far sentire la loro musica a nessuno, non vogliono che tu vada ai loro concerti o compri i loro dischi, sono tutti che cercano loro. Questo è il messaggio.
È così allora, per vie traverse, tramite le voci di corridoio che loro stessi auspicano e fomentano, che nasce un account su Youtube dal nome impronunciabile, con un video soltanto. Signore e signori, un nuovo pezzo del principe dell’indie di Roma nord.
Tutto sembra casuale, tutto sembra buttato li: nel video (in HD, ops!) una versione di Cubase piuttosto antica, una disinvoltura quasi esagerata nel rivelare quella che – probabilmente – è parte della tracklist del nuovo lavoro ed eccolo li, il nuovo pezzo de I Cani. Un po’ come scrivere un articolo e non dargli un titolo. Così, per sembrare più underground.
Mettere play, poi, è un di più. Il pezzo, Non c’è niente di twee sembrerebbe essere il titolo, sembra non finito e comunque poco distante dalle precedenti produzioni: suoni esageratamente trash, testi falsamente provocatori (qui direi addirittura meno pungenti del passato; sarà che il successo, storicamente, allontana gli statisti dal popolo) e un numero di visualizzazioni che comincia a salire.
Il minimo input basta per dare il via al virale; lo chiamano leak oggi gli addetti ai lavori: è stato buono per Lady Gaga, poi per Lana Del Rey, poi da Corso Trieste lo fa anche l'(ex)anonimo cane.
Togliamoci il cappello: ripetere l’exploit di una band esplosa più o meno in questo modo su Youtube, due anni dopo però, con un’etichetta e un seguito considerevole, non era semplice. Tonnellate di libri di marketing non avrebbero saputo indicare una strada migliore e a noi non resta che aspettare – non ci è dato sapere quanto ne cosa – per capire se oltre alla strategia, oltre al modo di fare, dei Cani sia rimasto (o qualcuno direbbe addirittura cominciato) qualcosa di veramente sostanzioso.

Enjoy! 

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=9L6GmHCWC4g[/youtube]

effebbí

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