Carl Brave x Franco126 | Polaroid

Se Carl Brave & Franco126 avessero pubblicato soltanto i testi delle canzoni, senza nulla dire in merito e senza alcuna traccia audio, che cosa sarebbe successo?

In pochi forse avrebbero immaginato che quelle parole, quelle frasi spezzate scritte come fossero frammenti, e non di quelli noiosi che si studiavano a scuola, sarebbero diventate canzoni, canzoni di quelle da cantare in macchina o sotto la doccia. 
Non è da tutti unire un insieme di immagini che fotografano momenti ben precisi in una sola canzone ma ascoltando “Polaroid”, disco di esordio del duo romano uscito per Bomba Dischi, ho capito che loro ce l’hanno fatta senza troppi problemi e di canzoni ne sono uscite dieci, esattamente come il numero di foto che escono dal rullino di una Lomo. 
Più che un disco è un insieme di singoli, usciti da inizio settembre sul canale YouTube “Soldy Music” che trovate poi nello stesso ordine anche su Spotify.


“Solo guai” è il primo pezzo e ci anticipa subito qualche figura ricorrente che apparirà qua e là negli altri nove: «Mio padre mi racconta un’altra Roma», canta Franco nella prima strofa, la stessa città che sarà sempre presente e che ci racconterà insieme a Carl, come dice prima del ritornello, magari mentre stappano delle bottiglie con un accendino o ballano sopra i sampietrini con il motorino. 
Bottiglie e sampietrini che ritroviamo subito già nella seconda traccia “Sempre in due”: «Lei si morde un unghia e fuma/ E questa birra è tutta schiuma/ Sorrido a mio fratello siamo su di giri/ Fiori cresciuti in mezzo ai sampietrini.» 
Ecco qua che in una delle “Polaroid” più romantiche troviamo altre due costanti nel disco: “Lei” e “Mio fratello”. 
Se per “Lei” c’è il pensiero rivolto ad una ragazza, che sia sempre la stessa o che cambi ci interessa poco, per “mio fratello” lo sguardo è più ampio, rivolto all’intero collettivo della CXXVI gang di cui fanno parte Franco e Carl, con la quale hanno iniziato a scrivere e far musica. 

Andando avanti fino ad arrivare a “Pellaria”, ultima canzone del disco che sentiremo spesso in radio questa estate e che sappiamo tutti a memoria, si alternano canzoni malinconiche come “Lucky Stike” o “Per Favore” a canzoni romantiche come “Enjoy”, passando per “Noccioline” e “Tararì Tararà”, i due pezzi più allegri e movimentati.


I due romani sono riusciti a spaccare senza l’ansia di doverci riuscire a tutti i costi, senza cercare di essere cattivi o duri per forza parlando di droga in ogni testo, ma facendo venir fuori al meglio la loro emotività e sensibilità. 
Il risultato è un disco che ci dà qualcosa in più, inutile fare paragoni o parlare di possibili influenze artistiche, finalmente ci troviamo davanti a qualcosa di nuovo.

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