Waiting for… Cass McCombs live @Monk 9/02/2017

You think you’ve heard it all before, Well, here’s once more, We’re all at war

Giovedì 9 febbraio, Cass McCombs passerà al Monk, qui a Roma, per la presentazione del suo ottavo LP, Mangy Love (uscito a settembre via Anti Records): un’occasione più unica che rara per ascoltare live uno dei dischi più celebrati del 2016, ennesima prova di maturità da parte di un cantautore oramai affermato sul panorama della musica internazionale.

Da sempre accostato ad Elliott Smith (non a caso, l’album è prodotto dal veterano Rob Schnapf, collaboratore anche di Smith, con lavori postumi di quest’ultimo pubblicati proprio dalla Anti), per il cantato malinconico e le liriche semplici ma tutt’altro che banali. L’artista californiano, con l’ultima fatica in studio, va ancora più a fondo, in quello che risulta essere un album profondamente segnato dalle politiche esasperanti del suo Paese, in un particolare intreccio di frustrazione, leggerezza e comicità. Lo stile di McCombs rievoca miti come Neil Young, ma anche una piacevole familiarità con un sound riscontrato in artisti quali Kurt Vile.

Con gli occhi del mondo puntati sugli Stati Uniti, Cass McCombs, alla soglia dei quarant’anni, non si tira indietro, rimette tutto (e tutti) in gioco come nel brano di apertura “Bum bum bum, citato sopra, o nel glorioso verso  “Netflix and die” di “Cry”. La sua musica, però, non è soltanto carica di messaggi politici ma anche di tanta ironia, come testimonia la sua sensibilità jazz-pop alla Van Morrison in “Laughter” is “the best medicine”. Un live che si rispetti, però, non può non includere qualche vecchia “chicca”, le preferite dai fan, come “Robin Egg Blue” o “County Line”, che sembrano essere un must di ogni sua performance. Considerato il vastissimo repertorio a sua disposizione, è lecito aspettarsi un concerto assolutamente eclettico, che spazi fra più generi, che si prenda il suo tempo, scarso di ritmi incalzanti, ma non di energia.

Il ruolo del cantautore, in un mondo sempre più lontano dalla poesia, è un mestiere difficile: Cass McCombs lo svolge alla perfezione, incarnando le radici del folk americano, trasportate ai nostri giorni, facendosi carico del peso derivante da uno spirito critico, esprimendosi con suoni colmi di malinconia, ma non rassegnazione. La critica ed il pubblico hanno sempre riconosciuto le grandi potenzialità di questo musicista, dopo produzioni quali Big Wheel and others o Humor Risk, ma Mangy Love è l’album della consacrazione.

Voglio chiudere facendo una considerazione su quello che rappresenta un concerto del genere per la scena musicale romana, e cosa rappresenta un locale come il Monk, che quest’occasione l’ha creata. Cass McCombs è uno dei cantautori più apprezzati da critica e pubblico in ambito internazionale, e poterlo vedere dal vivo in un locale che si presti in maniera adeguata a questo evento, qui a Roma, è un segnale di crescita che riguarda tutta l’industria musicale della città. Il Monk si candida come uno dei centri di questa crescita musicale/culturale, ed il palinsesto parla da sé: Temper Trap, Cass McCombs e Dandy Warhols nell’arco di una settimana; Cheap Sound ci sarà, e voi?

“Bum bum bum” dall’album Mangy Love:

 

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