Mercoledì 26 Ottobre, tre al prezzo di uno

Si possono vedere tre concerti in una sera?
Sì.
O almeno io posso.

Giorno: Mercoledì 26 Ottobre.
Dato che ormai CheapSound è roba grossa (…!), alcuni giorni fa vengo invitato al Fonclea per sentire un quartetto acustico: il Claudia Bertè Acoustic Quartet.

Aldilà del fatto che io appena sento ‘quartetto’ mi viene in mente una situazione cameristica con due coppie d’archi che suonano Haydn, la prima domanda che ho posto è stata: “Fanno cover?” e, come m’aspettavo, mi viene risposto con un “Sì, ma – attenzione – riarrangiano…”.
La cosa mi stuzzica.

Arrivo, come al solito, in ritardo al Fonclea, più che rinomata live house capitolina. Intimo, caldo, ottima l’acustica, ottima anche la pseudo accozzaglia di tavoli sotto lo stretto palco.
L’esibizione è già cominciata, sul palco una formazione quasi minima: batteria, basso, chitarra, voce; rispettivamente: Andrea Bonioli, Mimmo Catanzariti, Pino Iodice e, perlappunto, Claudia Bertè.
Ora, se avete già sentito questi nomi da qualche parte, niente panico, ognuno per conto suo ha un’importante storia musicale da raccontare. Storie che vanno da Ennio Morricone a Edoardo Vianello.
No, la Bertè non è imparentata con la più nota Loredana. No.

Arrivo esattamente nella pausa tra un pezzo e un altro. Mentre mi siedo e ordino qualcosa da bere parte la chitarra con un dolcissimo giro, poco dopo si aggrega la voce delicatissima, pochi piatti d’atmosfera, accenni di basso per delineare. Ci metto un po’ a capire cosa stanno suonando. Me ne accorgo dal testo in realtà. Si tratta di Maniac di Michael Sembello, che molti di voi ricorderanno per la celebre pellicola di cui è main theme: Flashdance.
Se avete capito di chi e di cosa sto parlando riuscirete anche a comprendere il mio stupore nel sentire un pezzo, originariamente incredibilmente ritmato e veloce, ora delicato, lento, dolce, che culla.
Felicemente stupito, bocca semiaperta senza neanche accorgersene. La reazione è stata più o meno questa.
Divertente anche quando, per la seconda strofa, il pezzo si movimenta come l’originale e, come l’originale, si riempie di suono. Apre bene la chitarra, spiatta bene la batteria, ottimo il basso che riempie sempre come può, splendida la voce, piena di colore, dinamica.
D’altronde non potevo aspettarmi niente di meno da quattro eccellenti professionisti come loro.

Lavora così il Claudia Bertè Acoustic Quartet.
Riarrangia alla grande, alza e abbassa le dinamiche a piacimento, stupisce, emoziona, fa sfoggio di tecnica o semplifica al massimo a seconda delle necessità.

In tutto ciò, piccolo appunto su chi ci mette la faccia e il nome (la Bertè, per l’appunto): carisma eccezionale, rapisce, tiene il palco, e noi sotto, in una morsa che gioca continuamente su un’altalena di emotività e umorismo.
Presumo che, on stage, renderebbe interessante anche l’esibizione di un gruppo folkloristico nipponico.

Arrivati, circa, a metà della serata, d’un tratto sale su un ragazzo, presentato dalla stessa Bertè come suo ‘collaboratore, amico e grande artista’: Alessandro D’Orazi.
Il nome mi dice qualcosa ma non troppo, poi lo guardo in faccia e i miei occhi diventano grandi così e il mio sorriso va da orecchio a orecchio.
Alessandro D’Orazi, nientemeno che il cantante dei CiaoRino, uno dei motivi principali delle mie notti buttate in quel di San Lorenzo!
Se prima la serata andava alla grande, ora andava alla grandissima!

Capisco che il D’Orazi ha appena terminato la lavorazione di un album in studio e che avrebbe eseguito tre pezzi dello stesso, in quel momento, su quel palco.
In quel preciso istante ordino un’altra birra.
L’album si chiama Alè e per noi vengono suonate D’Estate (dalla colonna sonora di Nessuno mi può giudicare), Chi c’ha il pane non c’ha i denti e Scale. Ora, eviterò la classica esegesi pezzo per pezzo, sappiate soltanto che un pezzo è più bello dell’altro e se lo dice uno come me, che, si sa, non apprezzo un granchè la musica italiana, vuol dire che sono, perlomeno, curiosi.
Sarà perchè m’ha ricordato tanto il buon Rino per arrangiamenti, uso degli strumenti, scelta delle ritmiche, dalla più classica italiana a quelle più folkloriche spagnoleggianti; sarà per l’apparente facilità che ha nel giocare con la nostra lingua, nella ricerca del non sense, nella rima semplice ma naturale, come se solo quella parola potesse stare là; sarà che musiche e testi mi hanno divertito tantissimo; ma adoro lo stile di questo ragazzo, adoro il suo modo di fare musica, adoro anche il suo modo semplicissimo di cantare e di stare sul palco, insomma: più che promosso.

Scende il buon D’Orazi dal palco e termina la serata con una The sound of silence più che emozionante, fatta più da silenzi che altro, eseguita sempre dal Clauda Bertè Acoustic Quartet; dopodichè, io, soddisfattissimo, me ne torno a casa.

Ora la cosa curiosa.
Al portone mi arriva un messaggio: “Ti stai perdendo il concerto dei coldplay su youtube!!!!!!!!!Folle”.
Penso di non aver mai corso tanto per delle scale.

Coldplay live in Madrid, un evento American Express, World Wide Streaming.

E sono morto così. Il giorno dopo ho avuto lezione alle 08.00, ma alla fine sono i Coldplay, alla fine è stato un concerto da paura, alla fine hanno suonato alcuni nuovi pezzi di Mylo Xyloto, alla fine è stato un divertimento dall’inizio alla fine, alla fine stavo per piangere su Fix you, alla fine ha ricordato anche Amy Winehouse prima di Fix you.

Alla fine a lezione il giorno dopo non ci capivo niente.

Ma, obiettivamente, chi se ne frega!

Rock’n’Roll

G.F.

 

CLAUDIA BERTE’ ACOUSTIC QUARTET

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ALESSANDRO D’ORAZI

– Alè –


1. Questione d’alchimia
2. Chi c’ha il pane non c’ha i denti
3. Profumo di caffè
4. Tu non sai chi sei
5. Amore clandestino
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7. Millechilometri
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