GALLERY | Colapesce live @Teatro Quirinetta

Siamo al Teatro Quirinetta e sono le 22, la fila per entrare è stata una solo una falsa attesa. Il fascino di questo spazio concerti è davvero oltre qualsiasi immaginazione, siamo nei sotterranei di palazzo Sciarra e l’aria che si respira ricorda qualche sogno inquietante vagamente lynchano.

Il teatro è quasi pieno, ma forse solo perché il pubblico è seduto a terra per accogliere l’apertura della serata, Simone Olivieri, un artista timido ed un po’ impacciato nell’affrontare il palco, ma molto interessante anche se non apprezzato da tutti, emozionante con la sua voce ed il suo aspetto che ricordano vagamente un giovane Thom York.

Dopo l’apertura che, pur non essendo riuscita a scaldare il pubblico come rito avrebbe voluto, ha creato comunque la giusta atmosfera per lasciare il palco ai rosa salmone Colapesce.

Inizia il concerto da tutti atteso, ci si alza in piedi ed il Quirinetta si riempie. Dopo un inizio sottotono Colapesce ci mette il tempo di una canzone a conquistare la platea; in scaletta c’è subito lui, Egomostro, il brano da cui prende il titolo l’ultimo lavoro dell’artista di Siracusa. Da questo momento in poi sarà un concerto tutto in discesa, il pubblico canta, urla è coinvolto al meglio nella performance che con le sonorità del nuovo album ha spinto Colapesce verso una deriva meno classica e più ricca di suoni artificiali che migliorano il calderone di voce e chitarra che lo ha accompagnato nel vecchio album. Saranno proprio i brani del vecchio album a trascinare la platea come non mai, “Un lento declino” è ancora nel cuore di tutti mentre “Egomostro” non è stato forse ancora totalmente digerito. Dopo una scaletta che salta continuamente tra vecchi e nuovi lavori è il momento della cover tanto attesa, Mykonos, scomodati addirittura i Fleet Foxes, molto apprezzata dal sottoscritto e anche da tutti i presenti. Tra le altre dediche c’è anche un piccolo passaggio che coinvolge l’Italiano di Toto Cutugno che compare anche su una maglietta venduta al banchetto del merchandising. Il bis è praticamente immediato, la voglia di continuare ad interagire con il pubblico è davvero tanta. Lorenzo sale e scende da un cubo piazzato al suo fianco per prestarsi meglio al pubblico, a un certo punto non resiste e cerca un modo per scendere dal palco, non fattibile, ma l’empatia che ha con il pubblico lo confermano un grande artista. Il bis si conclude con il più classico dei classici Fiori di lana sul palco oramai c’è solo lui e la sua chitarra a ricordare come l’avventura Colapesce è iniziata.

Artisti del calibro di Colapesce sono una certezza da anni: Spettacolo, coinvolgimento e tanta passione che trasuda dal palco e non può che essere percepita dal pubblico come la spinta ulteriore a seguire questo enorme e allo stesso tempo estremamente personale progetto.

Nino Yob
– foto di Elisa Scapicchio

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *