Coldplay/Beady Eye live@Heineken Jamming Festival 2011

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Quest’anno il tanto atteso Heineken Jamming Festival (complessivamente) non è stato proprio il massimo, come invece sembrava promettere dalle primissime indiscrezioni sui “big” che avrebbero dovuto calcarne il palco. Per cause universitarie (e, diciamocela tutta, per gusti personali), ho assistito solo  alla prima giornata, che, come line up, prevedeva:

  • The Last Fight
  • Erica Mou
  • Echo & The Bunnyman
  • We Are Scientists
  • Beady Eye
  • Cesare Cremonini
  • Coldplay

Bene. Partenza da Roma Termini alle ore 12.45 – si, decisamente tardi – ed arrivo, con una cazzo di ora di ritardo, a Ve. Mestre alle 17. Giusto il tempo di lasciare lo zaino in albergo e via, gambe in spalla verso Parco San Giuliano. Sfortunatamente e con tanto odio verso Trenitalia, non sono riuscito ad ascoltare la band vincitrice dell’HJF Contest, i The Last Fight, e neppure i primi tre gruppi, per cui invece ero parecchio interessato. Trenitalia, VI ODIO!

Beady Eye

Dunque; il primo gruppo che ho visto sul palco sono stati i Beady Eye, yeah! Tra l’altro, per potermeli godere per bene e dall’inizio, mi sono dovuto fare una corsa epica dall’entrata del parco fino allo stage – che, fidatevi, non stanno vicini!- perché era già partito lo “strumentale d’ingresso” quando mi stavano ancora strappando il biglietto e, visto che il buon vecchio Liam Gallagher occupa un posto decisamente privilegiato nella mia “scala al paradiso” musicale, avrei rosicato parecchio se non fossi riuscito a sentire tutti i pezzi dall’inizio come ogni fan di qualsiasi gruppo sulla faccia della Terra desidererebbe. Ero già stato ad un concerto dei Beady Eye, a Marzo, all’Alcatraz di Milano, per la loro prima data in assoluto in Italia, e mi piacquero molto più che ascoltando il loro cd che, comunque, per quanto mi riguarda, si è rivelato molto meglio di quello che mi aspettavo (e parlo da convinto mitomane oasisiano). Allora: Liam Gallagher, è Liam Gallagher e, per quanto mi riguarda, niente da dire (secondo me ha anche recuperato un qualcosina in termini di voce, che comunque, purtroppo, sta lì lì per salutarci); gli “ex Oasis”, sono gli ex Oasis, solo che Andy Bell ha lasciato a casa il suo bel basso Fender per ritornare a strimpellare le sue mille chitarre (ne aveva almeno 5) e, con Gem Archer, si alterna sugli “assoletti” dei vari pezzi, facendo entrambi da supporto vocale a Liam. Chris Sharrock, a mio avviso, è fighissimo: potente, cazzuto, preciso, e se avesse potuto, avrebbe sicuramente sfondato la cassa per quanto forte picchiava col pedale. Il nuovo acquisto, Jeff Wootton, ex Gorillaz, più che essere BRAVO al basso, è, a parer mio, splendido da guardare, non può non far sorridere! Ha la faccia più rincoglionita e appesa che abbia mai visto, “sembra” sempre strafatto di acidi e guarda fisso e stralunato uno stesso punto per tutta la durata del live, qualsiasi cosa accada. Per il resto – come si usa dire – quello che fa, lo fa bene, nulla da rimproverargli. Ultima presentazione: non-ho-la-più-pallida-idea-di-chi-sia-il-tastierista, ma, anche lui, aveva una faccia spettacolare, diversa da Wootton, più da effetti collaterali di una gigantesca sbornia, che di strane sostanze! In ogni modo, le parti di tastiera, nei Beady Eye, sono numerose, e durante il live, si sentiva un costante ottimo supporto proveniente dallo strumento.
A dir la verità, e con un po’ di dispiacere, non mi hanno fatto impazzire, li ho preferiti molto di più a Milano. Probabilmente perché era la prima volta che li sentivo e che vedevo Liam su un palco senza il fratello, non saprei. Sebbene anche la track-list fosse la stessa, non mi ha colpito particolarmente, o meglio; durante la prima parte si, mi sono divertito e “Millionaire”, secondo me, è il pezzo migliore dell’album, ma dopo “Standing on the Edge of the Noise” (sesta canzone del live), mi è sembrato che la situazione si fosse appiattita, anche se c’era una buona alternanza tra ballad e pezzi più movimentati ( “Man of Misery”, è veramente figa!). I Beady Eye terminano la loro performance con “Sons of the Stage” ( cover dei World of Twist). Liam scende dal palco a salutare la prima fila e se ne va, lasciandomi un po’ di amaro in bocca.

Coldplay

Sono stati il motivo principale per cui ho comprato il biglietto quest’anno, ed a causa del quale mi hanno segato per la terza volta ad un esame… ma, detto tra noi, se questa è la posta in gioco, mi farei ribocciare centocinquantamilavolte!
L’ora d’inizio era fissata per le 21, ma già dalle 19.45, tutto lo spiazzo davanti al palco, che si era svuotato dopo l’esibizione di Cremonini per un momento di sosta/cenetta/birretta/cannetta, era pieno e gremito di gente che tentava in ogni modo di avvicinarsi il più possibile alle transenne che ci separavano dai nostri eroi. Alle 21.30… ta-dàn! Chris Martin&Co. sbucano fuori dal backstage sommersi da applausi, grida ed urla di donne/ragazze/bimbe/femmine d’ogni genere che sarebbero state pronte a sposarsi seduta stante col “Gesù Cristo del rock”, come è stato definito il frontman dalla rivista Rolling Stone. Non avevo mai visto live i Coldplay (se non un miliardo di volte su youtube…) ed ero assolutamente in estasi nel momento in cui hanno attaccato a suonare! Immediato colpo di scena, nuovo pezzo: “Hurts Like Heaven”…veramente una cazzo di bomba! Credo che non avrebbero potuto iniziare meglio: pezzo nuovo, bello, divertente, movimentato e con ottimi effetti video e luci di supporto, bravi! Il live continua, i quattro ripropongono i successi di sempre: “Yellow”, con annessa, attesa e suggestiva esplosione di luce (gialla, ovviamente) da qualsiasi faro presente sul palco, e “In My Place”, per poi buttarsi con un’altra novità: “Major Minus”, palesemente apprezzatissima da tutti i fan presenti. Si prosegue, di bene in meglio. “Lost”, “Cemeteries of London”, un arrangiamento iniziale pazzesco per una splendida versione di “God Put a Smile Upon Your Face”, “Violet Hill” (singolo che anticipò l’ormai datata uscita di “Viva la Vida”), la colossale e sempre commovente “The Scientist”. A questo punto, new entry, “Us Against the World”; atmosfera calda e familiare, il pezzo inizia unicamente con Chris, la sua voce incredibile ed un’acustica d’accompagnamento, al quale si aggiunge Will Champion (il batterista, per chi non lo sapesse) con un tappeto di accordi proveniente da un “mini-organo” (non saprei definirlo diversamente). Ottimi intrecci di voce -credo che chiunque sia d’accordo con me nel dire che i controcanti dei Coldplay sono tra i più belli di sempre!- che sfociano in un finale sempre familiare e pacato, nel quale anche Jonny Buckland (chitarra) e Guy Berryman (basso) fanno capolino con i rispettivi strumenti. Si riparte con “Politik”, “Viva la Vida”, “Charlie Brown” (gran bel –nuovo- pezzo) e la filosofica “Life is for Living”.
Bene, giunti a questo punto, i Coldplay prendono, e se ne vanno. Classici due minuti di finta attesa ed eccoli risorgere da dietro al palco, pronti per lasciarci definitivamente di stucco. Il bis: “Clocks”…wow!, e l’immancabile e sempre bellissima “Fix You”, durante la quale è cascata qualche romanticissima goccia di pioggia che sembrava volerci suggerire il gran-grandissimo finale; “Every Teardrop is a Waterfall”, ultimo singolo (dell’omonimoEP) pubblicato dal quartetto pochissimi giorni prima del Festival, pezzo che richiama molto alle sonorità di “Viva la Vida”, già amato e cantato da tutti. La serata purtroppo finisce su quelle note, Chris NON ci saluta (incredibile!), ed i Coldplay escono di scena definitivamente, ripagandomi di tutti i soldi spesi per questa gitarella fuoriporta e lasciandomi un bellissimo ricordo. Ma di questo ne ero assolutamente certo!

In conclusione, ottima location ed ottima organizzazione, meno entusiasmanti le line up delle tre giornate e, complessivamente, ma questo per tutti i gruppi, il suono che usciva dall’impianto non era  dei migliori, e le dinamiche dei pezzi ne hanno risentito parecchio.
Ma tutto sommato, stica*#i, non capita tutti i giorni di vedere Liam Gallagher e Chris Martin condividere lo stesso palco!

Yeah,
M.C.

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